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lunedì 21 febbraio 2022

ADHD: zuccheri, grassi e altro da sapere

 

Da tempo si parla di un legame tra zucchero e comportamento alterato nei bambini. E da tempo lo si spaccia per un mito. Ma ricerche recenti dimostrano che non è così.

Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è uno dei disturbi mentali cronici più comuni tra i bambini, e la sua prevalenza è stata stimata al 7,2% nel 2015, apparendo crescente negli ultimi anni. 

I bambini con ADHD hanno problemi nell'apprendimento, tendenza a depressione, ansia e problemi sociali; possono manifestare comportamento antisociale, di dipendenza e obesità in età adulta. Fattori genetici, ambientali e biologici (es. presenza di sostanze chimiche tossiche nell'ambiente, fumo, traumi cranici, antibiotici nei primi mesi di vita, complicazioni durante la gravidanza, uso di farmaci e carenza di vitamina D in gravidanza, parto cesareo) sono stati per lungo tempo attribuiti all'incidenza dell'ADHD. 


https://www.ospedalebambinogesu.it/deficit-di-attenzione-e-iperattivita-adhd--80083/


La relazione tra nutrizione e ADHD è stata studiata solo dal 1996. La dieta risulta uno dei fattori modificabili più efficaci che gioca un ruolo fondamentale nei sintomi neurologici e comportamentali. Sono stati messi in relazione con la condizione la carenza di alcuni nutrienti come zinco, rame, ferro, magnesio e il rapporto tra l'assunzione di grassi ω3 e ω6. Negli ultimi anni l'aumento del consumo di cibi non salutari come bevande zuccherate, dessert, snack e cioccolatini ha probabilmente contribuito alla manifestazione dei sintomi dell'ADHD.

Nelle indagini di popolazione si è visto infatti che i bambini che assumono più junkfood hanno aumentato fortemente (dell'83%) le probabilità di manifestazioni di ADHD, mentre una dieta definita "occidentale" (dolci, snack, bibite gassate, pizza ecc.) è associata al 92% in più di rischio. Questo modello è povero di vitamine e minerali, ma ha elevate quantità di coloranti alimentari artificiali, zucchero e un alto indice glicemico (ossia provoca un veloce aumento della glicemia nel sangue). I coloranti artificiali sembrano coinvolti nell'8% dei casi.

La nuova revisione degli studi ha mostrato inoltre che più elevate assunzioni di frutta, verdura (fonti di antiossidanti), pesce (fonte di grassi polinsaturi omega 3) e latticini, e in generale fonti di zinco e magnesio, erano correlate in modo protettivo al rischio di ADHD (riduzione del 37%), mentre appunto bevande zuccherate, dolci, sale e carni conservate erano legati all'esacerbazione dei sintomi.

In particolare il meccanismo con cui il consumo di zuccheri aggiunti potrebbe attivare i comportamenti può riguardare l'induzione di disturbi gastrointestinali, ipoglicemia reattiva (che aumenta le reazioni di rabbia) e/o insufficiente assunzione di alcuni micronutrienti essenziali. La review però sottolinea che i risultati sono molto vari, che ci possono essere fattori confondenti e che il legame non è necessariamente causale. Inoltre i risultati cambiano considerando zucchero o bibite zuccherate, suggerendo che anche altri ingredienti (per esempio caffeina) possono determinare il sintomo. Il legame è comunque supportato dal modello animale.

Un'altra ipotesi è che lo zucchero (in particolare il fruttosio) possa alterare la produzione di energia mitocondriale e così la funzionalità cerebrale.

È possibile intervenire con l'alimentazione? Oltre che come sottolineato prima con una dieta che riduca il cibo non nutriente e privilegi quello non processato, alcuni accorgimenti e integrazioni possono migliorare il quadro. 

La malattia può avere anche una base infiammatoria e legata allo stress ossidativo, e questo giustifica l'uso di una dieta ricca di nutrienti e antiossidanti.

Gli studi di intervento (in cui si somministra/toglie qualcosa in un gruppo contro placebo) sono pochi rispetto a quelli dove si osserva semplicemente.

Qualche anno fa i risultati delle diete di eliminazione e degli omega 3 erano ritenuti promettenti. Ora ci sono più studi ma le evidenze devono ancora migliorare.

Alcuni risultati sono stati messi in evidenza con la dieta oligoantigenica, un approccio che esclude gli alimenti che provocano allergie e infiammazione, a partire da glutine e caseine, ma che può riguardare anche carni e vegetali solitamente ritenuti non dannosi o allergizzanti. In caso si evidenzi un miglioramento si può procedere a una lenta reintroduzione che può durare mesi. Uno studio (su pochi individui) ha evidenziato 27 diverse sensibilità alimentari; la maggior parte dei pazienti ne aveva più di una.

In alcuni casi i miglioramenti sono stati evidenziati anche mediante la risonanza magnetica.

Focalizzandoci su altri tipi di diete, esclusioni più moderate (additivi alimentari, glutine, latte e latticini, uova e cibi ad alto contenuto di salicilati e solfiti) insieme a consigli di educazione sanitaria (sonno regolare, tempo limitato alla TV) si sono rivelati utili nel migliorare il comportamento secondo un'analisi della letteratura. Il dimagrimento in sé porta al miglioramento dei sintomi, così come una dieta con meno carboidrati e più lipidi.

Anche la dieta DASH, simile alla mediterranea ma usata per trattare l'ipertensione, ha dato buoni risultati in un campione di 18 bambini.

Come già accennato le carenze di minerali possono giocare un ruolo, ma potrebbero essere solo una manifestazione della tendenza a mangiare male (o poco, magari perché non stanno seduti o assumono farmaci che riducono l'appetito). La review suggerisce però integrazione solo in caso di palese carenza, e gli studi di intervento danno risultati misti di evidenza positiva ma inconclusiva. Tra di essi lo zinco appare quello con più dati positivi

Il magnesio è noto per modulare alcuni neurotrasmettitori e recettori/canale favorendo la calma, spesso negli affetti da ADHD è carente e la sua supplementazione può essere efficace, specie se con la vitamina D.

La vitamina D può funzionare bene come adiuvante della terapia farmacologica (metilfenidato). La sua carenza è molto diffusa nell'ADHD.

Sugli omega 3 (EPA e DHA) i dati sono molti ma le varie revisioni hanno risultati contrastanti e solitamente non esaltanti. 

I dati della Cochrane, vecchi ormai di 10 anni, parlano di piccola evidenza di effetti positivi. Conclusioni simili raggiunge un documento di consenso di 8 esperti internazionali, mentre una linea guida di psichiatri consiglia una combinazione di EPA e DHA, con più EPA in caso di infiammazione o allergia. Secondo una metanalisi su Nutrients sono sicuri ma non sembrano dare effetti positivi.

Se invece ci si concentra su persone che sono carenti o hanno difetti genetici, i risultati sono migliori. 

In una review del 2015 si parla infatti di un effetto piccolo ma significativo e presente soprattutto in caso di carenze, suggerendo gli omega 3 come possibile trattamento adiuvante, ma invitando a fare ulteriori ricerche. 

In particolare l'EPA è efficace nel migliorare i sintomi cognitivi in bambini che ne sono  carenti e hanno scarsa produzione endogena di omega 3 a catena lunga (ne parlo qui). I bambini che hanno livelli alti possono anche avere effetti negativi (forse da qui gli effetti neutri nelle metanalisi). Si dovrebbe andare quindi verso una personalizzazione del trattamento. La carenza è comunque più diffusa dei livelli alti e in questi casi appunto appare efficace.

Secondo una review della ESPEN sul DHA, anche quest'altro omega 3 può essere utile, contribuendo "al miglioramento della memoria verbale e dell'apprendimento, della capacità di lettura, dello sviluppo cognitivo non verbale, della capacità percettiva visiva e della funzione esecutiva".

Omega 3 abbinati a ginseng rosso coreano hanno migliorato attenzione, memoria e funzione esecutiva in bambini con ADHD.

Tra altri integratori potenzialmente utilizzabili per migliorare la situazione carnosina e fosfatidilserina, zafferano, sulforafano (broccoli e cavoli) e NAC, ma vi è attualmente una carenza di studi clinici.

Uno studio durato un anno con multivitaminico e minerale ha dato ottimi risultati in alcuni bambini.

I legami con la mutazione MTHFR e i livelli di omocisteina sono controversi.

Microbiota

Secondo una revisione la prematurità e il parto cesareo, riducendo i lattobacilli benefici neuroprotettivi e che concorrono allo sviluppo cerebrale, possono aumentare il rischio di problemi comportamentali. Anche l'uso di antibiotici nei primi 3 anni aumenta il rischio, mentre l'allattamento è associato a rischio inferiore.

I lattobacilli sono importanti per la produzione di acetilcolina, mentre i bifidi supportano la produzione di GABA (neurotrasmettitore inibitorio).

I bambini con ADHD sembrano avere tuttavia aumentati livelli di bifidobatteri (ma ridotti di B. longum), specie solitamente legate a buona salute. Altre specie aumentate sono Enterococcus Odoribacter, che possono favorire problemi nel sistema dopaminergico (ricompensa). La riduzione di Faecalibacterium indica aumentata permeabilità intestinale e produzione di citochine infiammatorie. La famiglia Ruminococcaceae si riduce mentre Bacteroides uniformis e Bacteroides ovatus sono aumentati e questo si riconduce ad alterate quantità di SCFA. Altre review non hanno trovato caratteristiche particolari. Il probiotico LGG ha mostrato di ridurre il rischio di ADHD se somministrato in gravidanza, ma anche di funzionare sui bambini affetti. Questo avviene modulando la permeabilità intestinale e le citochine infiammatorie. Infatti anche la zonulina e la claudina-5, marker di permeabilità intestinale, spesso legata ad alimentazione di bassa qualità e disbiosi, possono essere associate alle manifestazioni di iperattività e problemi di socialità.

In un piccolo studio B. bifidum ha migliorato il comportamento, il peso e il microbiota di bambini con ADHD.

L'uso dei probiotici può aiutare inoltre a migliorare il quadro metabolico (profilo infiammatorio, glicemico e lipidico).

Il microbiota influenza anche il metabolismo degli omega 3 e questo potrebbe giustificare la varietà di esiti nella somministrazione.


Aggiornamento 8/3/2022

In uno studio recente e generi (AgathobacterAnaerostipes e Lachnospiraceae UCG-010) appaiono più abbondanti nei bambini con ADHD. È presente inoltre un'alterazione delle citochine infiammatorie, che porta a pensare a un coinvolgimento del sistema immunitario anche attraverso il microbiota


Aggiornamento 25/3/2022

La World Federation of Societies of Biological Psychiatry (WFSBP) e la Canadian Network for Mood and Anxiety Treatments (CANMAT) hanno rilasciato delle linee guida sull'uso dei nutraceutici e della fitoterapia nei disturbi dell'umore.
Secondo i risultati "gli acidi grassi omega 3 in aggiunta alle terapie e l'erba di San Giovanni in monoterapia sono raccomandati per il trattamento dei disturbi dell'umore; sono provvisoriamente raccomandati i probiotici in aggiunta, lo zinco, il metilfolato e lo zafferano e la curcumina in aggiunta o in monoterapia. L'aggiunta o la monoterapia di vitamina D e lavanda, i probiotici in monoterapia e la SAMe aggiuntiva sono stati debolmente raccomandati per questa applicazione. Nel caso della monoterapia con acidi grassi omega-3 e SAMe, NAC in aggiunta e vitamina C, triptofano, creatina e rodiola in aggiunta e in monoterapia per il trattamento della depressione unipolare, i dati erano contrastanti o lo studio fatto con poche persone. L'aggiunta o la monoterapia di acido folico, inositolo e magnesio non hanno mostrato efficacia e quindi non possono essere raccomandati.

Nel trattamento dei disturbi d'ansia, l'ashwagandha e la lavanda in aggiunta o in monoterapia sono stati provvisoriamente raccomandati, mentre NAC in aggiunta e la galfimia in monoterapia sono stati debolmente raccomandate. Nel caso della camomilla in aggiunta o in monoterapia, i dati erano contrastanti. L'uso in monoterapia di kava nel disturbo d'ansia generalizzata non ha mostrato efficacia e quindi non può essere raccomandato per questa specifica applicazione. Nel trattamento dei disturbi psicotici, NAC in aggiunta e il metilfolato sono stati provvisoriamente raccomandati per i sintomi negativi nella schizofrenia, mentre la vitamina D in aggiunta o il ginkgo sono stati debolmente raccomandati. Gli acidi grassi omega-3 in aggiunta e in monoterapia non hanno mostrato efficacia nella schizofrenia e quindi non possono essere raccomandati per questa condizione. Tuttavia esisteva un debole supporto per gli omega-3 nella depressione bipolare (mentre NAC non è attualmente raccomandato per l'uso in questa applicazione). Nel trattamento dell'ADHD, i micronutrienti in monoterapia e la vitamina D in aggiunta o in monoterapia erano debolmente raccomandati, mentre vi erano dati contrastanti nel caso di acidi grassi omega-3 aggiuntivi o in monoterapia, zinco e ginkgo. Gli acidi grassi omega-9 e la acetilcarnitina in aggiunta o in monoterapia non hanno mostrato efficacia e quindi non possono essere raccomandati nell'ADHD.
Si consiglia inoltre, visto che alcuni supplementi possono non essere efficaci nelle malattie gravi, di considerarli in soggetti con diagnosi di MDD grave, disturbo bipolare o schizofrenia, solo se utilizzati assieme alle cure convenzionali e solo quando non ci sono controindicazioni all'uso aggiuntivo di un particolare agente con i farmaci psicotropi prescritti. Di fronte a questa limitazione, è ancora riconosciuto che una gamma di nutraceutici/fitoceutici può essere utilizzata in sicurezza per aumentare le terapie convenzionali per migliorare i risultati del trattamento".

La vitamina D deve essere usata in dosi basse e continue piuttosto che in boli.

Aggiornamento 11/5/2022

Il microbiota a un mese e a 6 mesi può essere associato alla condizione di ADHD più avanti nella vita del bambino (10 anni). Questo capita anche per il micobiota (microbiota fungino). Lo studio aumenta le prove sull'importanza del microbiota nello sviluppo neurologico del bambino

Aggiornamento 21/5/2022

Alcune novità sull'ADHD, sindrome da deficit di attenzione e iperattività, che vanno a confermare studi precedenti. Lo studio è stato chiamato MADDY.
1) la supplementazione di micronutrienti con apporti sopra quelli ritenuti sufficienti ha migliorato attenzione ed emozioni nel 54% dei bambini trattati (rispetto al 18% del placebo)
2) La "food insecurity", la difficoltà ad avere accesso al cibo che possa favorire una vita sana, può provocare carenza di nutrienti e lunghi digiuni che favoriscono il peggioramento dei sintomi con esplosioni di rabbia ed emozioni negative
3) Chi assume più frutta e verdura ha inferiore rischio di manifestare sintomi, mentre chi ne assume meno ha sintomi peggiori.

Aggiornamento 29/5/2022

Il metilfenidato è efficace nel migliorare il comportamento in classe e la produttività sul posto, ma non aumenta la quantità di cose imparate a scuola nei bambini con ADHD

Aggiornamento 2/1/2023

Le sensibilità alimentari possono anche manifestarsi come neuroinfiammazione e favorire condizioni come depressione, ansia, ADHD, autismo.



Aggiornamento 21/4/2023

I figli di donne che avevano carenza di vitamina D in gravidanza hanno maggiore rischio di problemi comportamentali.

Aggiornamento 25/4/2023

Un gruppo di adolescenti ha consumato 30g di noci al giorno per 6 mesi, con una moderata aderenza al protocollo (ossia non sempre l'hanno fatto).
Si sono riscontrati miglioramenti nell'intelligenza fluida, nell'attenzione e nei sintomi di ADHD.
Secondo i ricercatori i grassi presenti nelle noci (acido alfalinolenico, omega 3) è capace di favorire la crescita di sinapsi con un migliore funzionamento e quindi migliori connessioni tra neuroni. Per i risultati l'aderenza ha contato molto e i ricercatori hanno concluso raccomandando una porzione per almeno 3 volte a settimana.

Aggiornamento 14/5/2023

Gli antibiotici usati nel periodo perinatale (prima, durante e dopo il parto) sono stati legati a problemi nello sviluppo cognitivo. Questo perché i segnali intestinali provenienti dai batteri hanno un ruolo nella maturazione del sistema nervoso. I dati mostrano che l'esposizione agli antibiotici sia associata ad aumentato rischio di autismo, ADHD, depressione, intelligenza sotto la media e problemi sociali. Modelli preclinici (animali) e clinici (sull'uomo) hanno mostrato che i probiotici possono ridurre il rischio di queste patologie in bambini esposti agli antibiotici.

Aggiornamento 23/5/2023


L'esposizione agli ftalati in gravidanza è neurotossica per il cervello in formazione del nascituro, aumentando il rischio di ADHD e altri problemi comportamentali e di apprendimento. La flora intestinale può fare la differenza nella sua detossificazione ma nel mentre è molto più semplice ridurre l'esposizione per esempio evitando smalti e alimenti a contatto con la plastica.

Aggiornamento 7/9/2023

L'assunzione di emulsionanti, in particolare cellulosa modificata e mono e digliceridi degli acidi grassi, è associata a aumentato rischio di eventi cardiovascolari. Il meccanismo è probabilmente legato all'alterazione del microbiota, inducendo "infiammazione intestinale cronica e crescente suscettibilità alla carcinogenesi e potenzialmente a malattie cardiovascolari".
Si tratta di sostanze utilizzate nel cibo spazzatura per migliorare la "texture", quella sensazione di cibo che si scioglie in bocca, e per aumentare la durata dei cibi, ma a quanto sembra riduce la durata dell'uomo.

Aggiornamento 25/7/2024

È possibile individuare nei neonati alcuni batteri e metaboliti che potrebbero essere segno di diagnosi di autismo (ASD) o ADHD negli anni successivi.
Tra i batteri, i Coprococcus sono protettivi mentre i Citrobacter aumentano il rischio.
Si è individuata anche una carenza di Akkermansia nei bambini con ASD, suggerendo che il suo effetto antinfiammatorio possa essere benefico e lo strato di muco importante per la salute nervosa. Anche i bifidobatteri, noti per favorire la produzione di dopamina, appaiono ridotti.
La disbiosi è inoltre presente negli anni successivi. "I dati indicano che la disbiosi non è esclusivamente il risultato di cambiamenti nella dieta post-diagnosi, ma piuttosto esisteva prima della diagnosi, fornendo preziose informazioni sullo sviluppo iniziale di queste condizioni. In molti casi, le differenze nel microbioma infantile indicavano sintomi precoci dell’umore e del tratto gastrointestinale anche a 2,5-5 anni".
Nel cordone ombelicale la carenza di acido linolenico (precursore degli omega 3 a lunga catena) è associato a maggiore rischio.
Alcune sostanze tossiche come i PFAS si trovano in maggiore concentrazione invece.
Altri fattori individuati sono: parto pretermine, infezioni, stress, uso di antibiotici (che alterano la flora), fumo da parte dei genitori e il genotipo HLA DR4-DQ8 (quello della celiachia, per capirci)

Questi dati aprono le porte ai legami ambientali con questi disordini neurologici e a diagnosi e misure preventive precoci. L'idea è che questi fattori alterino, in persone predisposte, il neurosviluppo, soprattutto aumentando infiammazione e stress ossidativo.
Ulteriori studi dovranno dimostrare la causalità delle associazioni.

Aggiornamento 22/12/2024

Una buona notizia da parte della U.S. Food and Drug Administration (FDA) statunitense.
Dopo 30 anni, verrà cambiate il modo di etichettare ciò che è sano. La vecchia storiella degli alimenti tutti uguali appartiene al passato.
Frutta e verdura, fresche o secche, olio d'oliva, salmone, yogurt sgrassato, e, udite udite, le uova, sono tutti esempi di alimenti che verranno etichettati come "healthy".
Non la avranno invece alimenti con zuccheri aggiunti, pane bianco, barrette.

"Per essere coerente con le più recenti scienze nutrizionali e le linee guida dietetiche federali, la definizione aggiornata di “sano” richiede che:

👍🏼Un alimento deve contenere una certa quantità di un gruppo alimentare come frutta, verdura, cereali, alimenti proteici o latticini.
👎🏼Un alimento non può contenere troppi grassi saturi, sodio o zuccheri aggiunti".

Aggiornamento 14/2/2025

Gli studi continuano a suggerire che il paracetamolo non sia così sicuro in gravidanza come si credeva. Potrebbe aumentare il rischio di ADHD

Aggiornamento 5/5/2025

I coloranti artificiali sono usati in alcuni cibi consumati volentieri dai bambini, come caramelle, dolci confezionati o preparati come torte e simili.
L'evidenza attuale dimostra che i coloranti sintetici possono avere un effetto sul comportamento dei bambini, sia affetti che non, da disturbi del comportamento (come l'ADHD). L'effetto appare minore rispetto ad altre cause.
Negli USA alcuni coloranti derivati dal petrolio sono stati eliminati dal commercio, per altri si è richiesto la messa al bando. In Europa è previsto che si riporti in etichetta che possono avere effetti sul comportamento, ma non sono messi al bando.
In una conferenza stampa di una unione di consumatori si è evocato l'utilizzo di coloranti di derivazione naturale, quali carota, rapa e simili, ma è stato obiettato che in alcuni possono dare manifestazioni allergiche (comunque casi rarissimi).
In generale comunque l'eliminazione dei coloranti artificiali è solo una piccola parte del problema, considerata l'alimentazione spesso errata dei bambini.
"Abbiamo bisogno di nuovi approcci innovativi", ha detto la rappresentante. “Dobbiamo rivolgere la nostra attenzione alle cause profonde, come le sostanze chimiche a cui sono esposti i bambini”.
I coloranti sintetici sono il sintomo di un problema più ampio legato al cibo e alle bevande consumati oggi dai bambini, ha sottolineato Bradman. “Molti degli alimenti contenenti questi coloranti artificiali sono anche ultra-processati con carboidrati altamente raffinati.” Queste miscele di grassi, sale e sapori, ha detto, "non sono quasi più cibo".
Lurie si è lamentato del fatto che i coloranti sintetici siano obiettivi relativamente facili da raggiungere quando si tratta di migliorare la salute dei bambini e degli adulti negli Stati Uniti.
Eliminare i coloranti da cibi e bevande "è una buona idea, ma nessuno dovrebbe illudersi che ciò avrà un impatto significativo sulle malattie croniche", ha affermato Lurie, notando che Kennedy non ha menzionato l'obiettivo di colpire le cause principali delle malattie croniche come l'alcol e il tabacco. “I problemi che stanno affrontando non sono i fattori determinanti.”

Aggiornamento 10/4/2026

Dovremmo iniziare a preoccuparci di più dell'esposizione alle plastiche attraverso il cibo. Le nascite premature sono legate a maggior rischio di varie problematiche nei bambini. La politica dovrebbe disincentivare l'uso e noi consumatori dovremmo privilegiare alimenti e in generale acquistare prodotti che evitano la plastica

Aggiornamento 26/5/2026

L'utilizzo di cibo ultraprocessato in gravidanza aumenta il consumo di fruttosio industriale e crea un ambiente proinfiammatorio che ostacola il neurosviluppo del nascituro.

"Le alterazioni metaboliche subcliniche durante la gravidanza sono spesso sottovalutate, nonostante il loro potenziale di indicare le fasi iniziali di una disfunzione metabolica.

È fondamentale ampliare il monitoraggio metabolico durante la gravidanza per consentire una diagnosi precoce e mitigare i rischi a lungo termine per la salute cerebrale sia della madre che del feto."

Secondo gli studiosi il fruttosio agirebbe in "two hit" (2 colpi), ossia predisponendo durante la vita intrauterina e poi manifestando le problematiche grazie ad altri fattori ambientali dopo la nascita, come "la qualità della dieta, il consumo continuato di elevate quantità di fruttosio, lo stress psicosociale, il carico infiammatorio, i disturbi del sonno o le avversità ambientali, che potrebbero quindi agire come secondi fattori scatenanti, interagendo con questo panorama neurobiologico predisposto per plasmare lo sviluppo comportamentale, cognitivo ed emotivo".
Si invoca una maggiore educazione alimentare per le future mamme e una riduzione dello zucchero presente negli alimenti.

giovedì 12 ottobre 2017

Piccoli reflussi


Più del 65% dei bambini sotto l'anno soffre di reflusso gastroesofageo (GER).
Da alcuni anni si è ben pensato di somministrare antiacidi anche a loro, con conseguenze pessime: i sintomi non si riducono, né l'irritabilità né il pianto.
Se il farmaco è dato prima dei sei mesi, aumenta il rischio di fratture negli anni successivi.
Più l'uso è continuo, più aumentano i rischi, afferma ora uno studio.

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I risultati sono "notizie negative", ha affermato Eric Hassall, gastroenterologo pediatrico e professore emerito all'Università della British Columbia  a Vancouver, che non era coinvolto nello studio.
"È un problema serio. Quando sei un medico e prescrivi un farmaco che innesca una risposta allergica, vedi immediatamente l'effetto negativo e puoi toglierlo al bambino o diminuire la dose. Ma quando l'effetto negativo si manifesta mesi o anni dopo, non si può necessariamente collegarlo con il farmaco ", ha detto.
Questi farmaci dovrebbero essere usati nei bambini solo in caso di gastrite erosiva (GERD), che colpisce solo il 5% dei bambini.
Craig Langman, direttore della Divisione di Nefrologia Pediatrica e Metabolismo Minerale presso l'Ospedale Pediatrico Lurie di Chicago, ha studiato la malattia ossea nei bambini per 3 decenni, afferma di attendere   a dare un giudizio sullo studio finché non verrà pubblicato l'articolo completo.
Tuttavia, ha detto che lo studio "conferma quello che ho pensato per molto tempo. Ero preoccupato che il modellamento dell'osso sarebbe stato colpito da questi farmaci e ritengo che sia il meccanismo che sta dietro a queste fratture precoci".
Mentre il processo esatto non è ben compreso, molti esperti ritengono che, inibendo la secrezione di acido gastrico nell'intestino, i PPI (esoprazolo, omeprazolo ecc., cosiddetti protettori gastrici ma meglio definiti magnaccia gastrici 😃) e altri riduttori di acido limitino l'assorbimento di calcio. Se il corpo non assorbe abbastanza calcio, esso compensa aumentando l'ormone paratiroideo, che provoca il riassorbimento osseo, ossia il rilascio di calcio dall'osso nel flusso sanguigno.
"Non ci vuole una laurea per capirlo", ha detto Langman, "Non c'è abbastanza calcio".

Se le scoperte dello studio cambieranno le abitudini di prescrizione resta incerto. Ma per il momento, i medici in dubbio possono fare riferimento alle linee guida di gestione dell'AAP 2013 che riguardano GER e GERD nei neonati, che sostengono cambiamenti nello stile di vita, come la posizione da tenere e l'adeguamento dell'alimentazione come "terapia di prima linea", rilevando che l'uso eccessivo di PPI nei neonati con riflusso è una questione di grande preoccupazione ".

Aggiornamento 20/10/2017

Ogni giorno arriva una cattiva notizia sugli antiacidi. Quella di oggi è che stimolano la crescita di un particolare batterio nell'intestino, e questo potrebbe essere legato alla steatosi epatica

Ottimo articolo su intestino permeabile e come curarlo: "I fattori che influenzano la funzione di barriera intestinale includono batteri patogeni quali E. coli enteropatogeni, dieta ad alto contenuto di grassi, lipopolisaccaridi (LPS), farmaci come farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS) e inibitori della pompa protonica (PPIs) come vari allergeni alimentari e gliadina del glutine".


Aggiornamento 26/1/2018

L'uso di antiacidi in gravidanza sembra aumentare il rischio di asma nella prole

Aggiornamento 14/10/2018

Continuano le cattive notizie sull'uso degli antiacidi.
I bambini che hanno disfagia rischiano di avere rigurgito nell'apparato respiratorio, così vengono trattati con gli inibitori di pompa (PPI). Ma lo studio evidenzia che questa prescrizione aumenta il rischio di ospedalizzazione seguente.
La soppressione della secrezione acida inoltre causa alterazioni nel microbioma gastrico, orofaringeo e polmonare e i pazienti trattati con PPI sono ad aumentato rischio di polmonite, infezioni del tratto respiratorio superiore, infezioni gastrointestinali e persino sepsi.

Nonostante le prove storiche e più recenti a sostegno della miriade di rischi dell'uso dei PPI nei bambini e dell'orientamento delle organizzazioni professionali sul fatto che questi farmaci debbano essere  usati con cautela, essi continuano ad essere prescritti frequentemente

Aggiornamento 8/12/2018

In caso di allergia, immediata (Ig-E) o ritardata  (non Ig-E) alle proteine del latte nel bambino, anche la mamma che allatta deve escludere il latte, perché alcune proteine non digerite passano direttamente al latte materno. Si raccomanda integrazione con vitamina D e calcio, possibilmente seguiti da una persona esperta.
I sintomi/segni possono essere cutanei (eczema, prurito, eritema), respiratori (rinite) o gastrointestinali (reflusso, diarrea, rifiuto del cibo, disconfort intestinale, rossore perianale).

In caso di non presenza di allergie la varietà della dieta della mamma è importante per prevenirle.

Aggiornamento 19/2/2019

Gli inibitori di pompa sono associati a maggior rischio di danno renale, alterazione degli elettroliti e calcoli renali

Aggiornamento 29/3/2019

L'uso di antiacidi è associato ad un aumentato rischio di danno renale acuto e cronico. "Questa relazione potrebbe avere un impatto considerevole sulla salute pubblica; pertanto, l'educazione sanitaria e le iniziative di deprescrizione saranno necessarie per aumentare la consapevolezza di questo danno e ridurre le spese sanitarie
Aggiornamento 8/1/2020
Quali sono i fattori ambientali che aumentano il rischio di allergie alimentari?

"Si è ipotizzato che cambiamenti nella produzione, lavorazione e confezionamento degli alimenti (ad esempio l'uso di pesticidiantibioticiormoniconservanti, denaturazione con calore, detergenti e sostanze chimiche) siano collegati alle malattie allergiche direttamente o indirettamente". Nei topi il BPA (plastiche) altera il sistema immunitario (riduzione Treg) e la tolleranza agli alimenti.
"Le proteine ​​glicate (AGEs), che si trovano in molti alimenti, in particolare dopo un riscaldamento molto elevato, come la cottura a microonde, la frittura e il barbecue, possono promuovere le risposte allergiche". Anche "l'esposizione a determinati farmaci durante l'infanzia, in particolare gli antagonisti del recettore H2 e gli antiacidi, aumenta il rischio di anafilassi alimentare ed esofagite eosinofila (EoE)".
Introdurre cibi troppo tardi (arachidi dopo un anno) aumenta il rischio di allergia. Carenza di vitamina D o un suo eccesso aumentano il rischio.
La dieta corretta riduce il rischio probabilmente modulando il microbiota.
Gli anticorpi IGG4 sono protettivi per le allergie classiche ma aumentano il rischio in EoE.

Prebiotici e probiotici saranno probabilmente utili in futuro. La presenza di permeabilità intestinale è un meccanismo importante perché aumenta il contatto con gli antigeni. 
Aggiornamento 6/4/2020
I bambini che assumono PPI hanno maggiore rischio di fratture, conferma uno studio

Aggiornamento 13/6/2020

Qualche anno fa alcuni gestori di uno zoo osservarono che i gorilla vomitavano spesso. Dunque ebbero un'idea: provare a togliere il latte vaccino e dare una dieta simile a quella che assumono in natura. I primati stavano così meglio. Sorpresa sorpresa: funziona anche nei bambini con reflusso. Le proteine del latte infatti possono attivare una risposta infiammatoria che stimola i nervi e crea contrazioni nella muscolatura gastrointestinale. Questo può succedere anche nei bambini allattati al seno da mamme che assumono latticini, perché proteine non digerite possono passare nel latte materno (anche se molti lo ignorano). La pratica di escludere i latticini nella mamma che allatta è prevista pure da linee guida ESPGHAN. Attenzione ovviamente a coprire il fabbisogno di calcio

Aggiornamento 19/10/2020

Forse si è scoperto perché gli antiacidi, farmaci usati con troppa disinvoltura per il reflusso anziché ricorrere a miglioramenti dello stile di vita, aumentano il rischio di Alzheimer. Questi farmaci inibiscono la produzione di acetilcolina, importante neurotrasmettitore, bloccando un enzima di sintesi. Inoltre l'acetilcolina è necessaria per l'integrità dei mitocondri, e senza di essa i mitocondri muoiono (apoptosi), e una loro carenza è notoriamente associata a deficit cognitivo (oltreché diabete, Parkinson ecc). Pantoprazolo e lansoprazolo appaiono essere i peggiori.

Aggiornamento 17/4/2021

I recettori per l'istamina, coinvolti nell'allergia e nella secrezione gastrica, sono anche coinvolti nella risposta all'allenamento, in modo da avere un'importante rilevanza clinica su capacità aerobica, controllo glicemico e funzione vascolare. L'uso di antistaminici (per allergia o acidità gastrica) altera la perfusione in seguito all'attività fisica, riducendone risultati e vantaggi. Questi farmaci agiscono riducendo capacità aerobica, antiossidante, mitocondriale e glicolitica, e anche la prestazione si riduce. Si riduce la disponibilità di ossido nitrico, peggiorando la vascolarizzazione e la funzione endoteliale (capacità di rilassamento dei vasi), e così la capacità di nutrire e riparare il muscolo, insieme a quella di utilizzare i substrati energetici.

Aggiornamento 26/5/2021

Eliminare le proteine del latte vaccino può portare a miglioramento dell'asma refrattaria nei bambini, anche se i test IG-E non evidenziano allergia al latte, e "può essere considerata come l'anello mancante nel trattamento dell'asma". Il miglioramento c'è stato nell'82% dei bambini. Questo indica la possibile presenza di allergie non IG-E mediate, che di solito sono legate a manifestazioni gastrointestinali, come il reflusso. "Considerato quanto sopra, presentiamo il caso di un ripensamento completo di come l'allergia alimentare gastrointestinale non mediata da IgE e l'asma possano essere correlate suggerendo le seguenti ragioni; in primo luogo, la vicinanza del tratto gastrointestinale con il sistema respiratorio; in secondo luogo, il modello comune dei meccanismi immunologici che coinvolgono le stesse cellule infiammatorie e citochine; e infine, l'effetto diretto degli allergeni alimentari su entrambi gli organi. [...] Abbiamo spiegato l'iperreattività delle vie aeree nelle allergie alimentari non immediate come conseguenze respiratorie del coinvolgimento del tratto gastrointestinale, come accade nel reflusso gastroesofageo", e già evidenziato da altri studi. È probabile che l'allergia nascosta al latte induca il reflusso, che a sua volta infiamma le vie aeree tramite i mastociti e stimola il nervo vago, con manifestazione dell'asma. In alternativa le proteine inducono allergia entrando tramite permeabilità intestinale o cutanea. Le linee guida per il reflusso nel bambino suggeriscono in questi casi di usare proteine del latte idrolizzate e quindi meno allergizzanti, e l'eventuale conferma con oral food challenge (prova di scatenamento). "Per concludere, i risultati sono stati sorprendentemente promettenti, dimostrando che la dieta di eliminazione delle proteine del latte vaccino (che rappresenta l'allergene alimentare più comune) è un approccio prudente nella gestione dei pazienti con asma che non risponde ai trattamenti e può essere considerato come l'anello mancante nel trattamento dell'asma".

Aggiornamento 24/7/2022

Il reflusso (GERD) si può spesso gestire manipolando le fonti di carboidrati.
In uno studio randomizzato le fonti di carboidrati semplici sono state la principale causa di reflusso e la rimozione migliora i sintomi.
Questo sembra dovuto alla presenza di sensori per gli zuccheri nell'intestino che influenzano gli ormoni intestinali, lo svuotamento gastrico e quindi la progressione della digestione.
Inoltre l'eccesso di carboidrati tende a fermentare producendo SCFA che possono far rilassare la muscolatura, favorendo il reflusso.
"Gestire la riduzione dell'assunzione di carboidrati è una strategia dietetica praticabile e pragmatica da includere nella gestione del GERD sintomatico".

Aggiornamento 30/10/2023

L'uso di antiacidi e antibiotici in gravidanza e infanzia è associato a maggior rischio di esofagite eosinofila, malattia su base allergica che porta a reflusso gastroesofageo. Ironia della sorte gli antiacidi vengono usati proprio per bloccare il reflusso. Il meccanismo d'azione è probabilmente legato all'alterazione del microbiota e all'induzione di sensibilizzazione allergica.

Aggiornamento 12/1/2024

Un documento di consenso chiarisce che il reflusso nei bambini è perlopiù benigno, ma in alcuni casi può essere associato a ridotta crescita. In caso di reflusso non acido, l'uso di inibitori di pompa o antistaminici non è giustificato, mentre potrebbero essere usati gli alginati. In generale vi è una scarsa consapevolezza del tema.

Aggiornamento 29/7/2025

Mille unità di vitamina D in più un gravidanza danno ossa più forti nei bambini a 7 anni

Aggiornamento 5/2/2026

All'AIFA si sono accorti con tempi di reazione medio-lunghi che gli antiacidi creano problemi e devono essere prescritti per tempi che siano più brevi possibile. Il loro uso prolungato infatti aumenta il rischio di infezioni gastrointestinali, disbiosi (alterazione degli equilibri microbici intestinali), deficit di B12 e magnesio (quindi aumentato rischio di problemi cognitivi, diabete, dolori muscolari, stanchezza ecc.), problemi ossei e renali.

Segnalato da Dr.ssa Beatrice Venturi