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lunedì 21 febbraio 2022

ADHD: zuccheri, grassi e altro da sapere

 

Da tempo si parla di un legame tra zucchero e comportamento alterato nei bambini. E da tempo lo si spaccia per un mito. Ma ricerche recenti dimostrano che non è così.

Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è uno dei disturbi mentali cronici più comuni tra i bambini, e la sua prevalenza è stata stimata al 7,2% nel 2015, apparendo crescente negli ultimi anni. 

I bambini con ADHD hanno problemi nell'apprendimento, tendenza a depressione, ansia e problemi sociali; possono manifestare comportamento antisociale, di dipendenza e obesità in età adulta. Fattori genetici, ambientali e biologici (es. presenza di sostanze chimiche tossiche nell'ambiente, fumo, traumi cranici, antibiotici nei primi mesi di vita, complicazioni durante la gravidanza, uso di farmaci e carenza di vitamina D in gravidanza, parto cesareo) sono stati per lungo tempo attribuiti all'incidenza dell'ADHD. 


https://www.ospedalebambinogesu.it/deficit-di-attenzione-e-iperattivita-adhd--80083/


La relazione tra nutrizione e ADHD è stata studiata solo dal 1996. La dieta risulta uno dei fattori modificabili più efficaci che gioca un ruolo fondamentale nei sintomi neurologici e comportamentali. Sono stati messi in relazione con la condizione la carenza di alcuni nutrienti come zinco, rame, ferro, magnesio e il rapporto tra l'assunzione di grassi ω3 e ω6. Negli ultimi anni l'aumento del consumo di cibi non salutari come bevande zuccherate, dessert, snack e cioccolatini ha probabilmente contribuito alla manifestazione dei sintomi dell'ADHD.

Nelle indagini di popolazione si è visto infatti che i bambini che assumono più junkfood hanno aumentato fortemente (dell'83%) le probabilità di manifestazioni di ADHD, mentre una dieta definita "occidentale" (dolci, snack, bibite gassate, pizza ecc.) è associata al 92% in più di rischio. Questo modello è povero di vitamine e minerali, ma ha elevate quantità di coloranti alimentari artificiali, zucchero e un alto indice glicemico (ossia provoca un veloce aumento della glicemia nel sangue). I coloranti artificiali sembrano coinvolti nell'8% dei casi.

La nuova revisione degli studi ha mostrato inoltre che più elevate assunzioni di frutta, verdura (fonti di antiossidanti), pesce (fonte di grassi polinsaturi omega 3) e latticini, e in generale fonti di zinco e magnesio, erano correlate in modo protettivo al rischio di ADHD (riduzione del 37%), mentre appunto bevande zuccherate, dolci, sale e carni conservate erano legati all'esacerbazione dei sintomi.

In particolare il meccanismo con cui il consumo di zuccheri aggiunti potrebbe attivare i comportamenti può riguardare l'induzione di disturbi gastrointestinali, ipoglicemia reattiva (che aumenta le reazioni di rabbia) e/o insufficiente assunzione di alcuni micronutrienti essenziali. La review però sottolinea che i risultati sono molto vari, che ci possono essere fattori confondenti e che il legame non è necessariamente causale. Inoltre i risultati cambiano considerando zucchero o bibite zuccherate, suggerendo che anche altri ingredienti (per esempio caffeina) possono determinare il sintomo. Il legame è comunque supportato dal modello animale.

Un'altra ipotesi è che lo zucchero (in particolare il fruttosio) possa alterare la produzione di energia mitocondriale e così la funzionalità cerebrale.

È possibile intervenire con l'alimentazione? Oltre che come sottolineato prima con una dieta che riduca il cibo non nutriente e privilegi quello non processato, alcuni accorgimenti e integrazioni possono migliorare il quadro. 

La malattia può avere anche una base infiammatoria e legata allo stress ossidativo, e questo giustifica l'uso di una dieta ricca di nutrienti e antiossidanti.

Gli studi di intervento (in cui si somministra/toglie qualcosa in un gruppo contro placebo) sono pochi rispetto a quelli dove si osserva semplicemente.

Qualche anno fa i risultati delle diete di eliminazione e degli omega 3 erano ritenuti promettenti. Ora ci sono più studi ma le evidenze devono ancora migliorare.

Alcuni risultati sono stati messi in evidenza con la dieta oligoantigenica, un approccio che esclude gli alimenti che provocano allergie e infiammazione, a partire da glutine e caseine, ma che può riguardare anche carni e vegetali solitamente ritenuti non dannosi o allergizzanti. In caso si evidenzi un miglioramento si può procedere a una lenta reintroduzione che può durare mesi. Uno studio (su pochi individui) ha evidenziato 27 diverse sensibilità alimentari; la maggior parte dei pazienti ne aveva più di una.

In alcuni casi i miglioramenti sono stati evidenziati anche mediante la risonanza magnetica.

Focalizzandoci su altri tipi di diete, esclusioni più moderate (additivi alimentari, glutine, latte e latticini, uova e cibi ad alto contenuto di salicilati e solfiti) insieme a consigli di educazione sanitaria (sonno regolare, tempo limitato alla TV) si sono rivelati utili nel migliorare il comportamento secondo un'analisi della letteratura. Il dimagrimento in sé porta al miglioramento dei sintomi, così come una dieta con meno carboidrati e più lipidi.

Anche la dieta DASH, simile alla mediterranea ma usata per trattare l'ipertensione, ha dato buoni risultati in un campione di 18 bambini.

Come già accennato le carenze di minerali possono giocare un ruolo, ma potrebbero essere solo una manifestazione della tendenza a mangiare male (o poco, magari perché non stanno seduti o assumono farmaci che riducono l'appetito). La review suggerisce però integrazione solo in caso di palese carenza, e gli studi di intervento danno risultati misti di evidenza positiva ma inconclusiva. Tra di essi lo zinco appare quello con più dati positivi

Il magnesio è noto per modulare alcuni neurotrasmettitori e recettori/canale favorendo la calma, spesso negli affetti da ADHD è carente e la sua supplementazione può essere efficace, specie se con la vitamina D.

La vitamina D può funzionare bene come adiuvante della terapia farmacologica (metilfenidato). La sua carenza è molto diffusa nell'ADHD.

Sugli omega 3 (EPA e DHA) i dati sono molti ma le varie revisioni hanno risultati contrastanti e solitamente non esaltanti. 

I dati della Cochrane, vecchi ormai di 10 anni, parlano di piccola evidenza di effetti positivi. Conclusioni simili raggiunge un documento di consenso di 8 esperti internazionali, mentre una linea guida di psichiatri consiglia una combinazione di EPA e DHA, con più EPA in caso di infiammazione o allergia. Secondo una metanalisi su Nutrients sono sicuri ma non sembrano dare effetti positivi.

Se invece ci si concentra su persone che sono carenti o hanno difetti genetici, i risultati sono migliori. 

In una review del 2015 si parla infatti di un effetto piccolo ma significativo e presente soprattutto in caso di carenze, suggerendo gli omega 3 come possibile trattamento adiuvante, ma invitando a fare ulteriori ricerche. 

In particolare l'EPA è efficace nel migliorare i sintomi cognitivi in bambini che ne sono  carenti e hanno scarsa produzione endogena di omega 3 a catena lunga (ne parlo qui). I bambini che hanno livelli alti possono anche avere effetti negativi (forse da qui gli effetti neutri nelle metanalisi). Si dovrebbe andare quindi verso una personalizzazione del trattamento. La carenza è comunque più diffusa dei livelli alti e in questi casi appunto appare efficace.

Secondo una review della ESPEN sul DHA, anche quest'altro omega 3 può essere utile, contribuendo "al miglioramento della memoria verbale e dell'apprendimento, della capacità di lettura, dello sviluppo cognitivo non verbale, della capacità percettiva visiva e della funzione esecutiva".

Omega 3 abbinati a ginseng rosso coreano hanno migliorato attenzione, memoria e funzione esecutiva in bambini con ADHD.

Tra altri integratori potenzialmente utilizzabili per migliorare la situazione carnosina e fosfatidilserina, zafferano, sulforafano (broccoli e cavoli) e NAC, ma vi è attualmente una carenza di studi clinici.

Uno studio durato un anno con multivitaminico e minerale ha dato ottimi risultati in alcuni bambini.

I legami con la mutazione MTHFR e i livelli di omocisteina sono controversi.

Microbiota

Secondo una revisione la prematurità e il parto cesareo, riducendo i lattobacilli benefici neuroprotettivi e che concorrono allo sviluppo cerebrale, possono aumentare il rischio di problemi comportamentali. Anche l'uso di antibiotici nei primi 3 anni aumenta il rischio, mentre l'allattamento è associato a rischio inferiore.

I lattobacilli sono importanti per la produzione di acetilcolina, mentre i bifidi supportano la produzione di GABA (neurotrasmettitore inibitorio).

I bambini con ADHD sembrano avere tuttavia aumentati livelli di bifidobatteri (ma ridotti di B. longum), specie solitamente legate a buona salute. Altre specie aumentate sono Enterococcus Odoribacter, che possono favorire problemi nel sistema dopaminergico (ricompensa). La riduzione di Faecalibacterium indica aumentata permeabilità intestinale e produzione di citochine infiammatorie. La famiglia Ruminococcaceae si riduce mentre Bacteroides uniformis e Bacteroides ovatus sono aumentati e questo si riconduce ad alterate quantità di SCFA. Altre review non hanno trovato caratteristiche particolari. Il probiotico LGG ha mostrato di ridurre il rischio di ADHD se somministrato in gravidanza, ma anche di funzionare sui bambini affetti. Questo avviene modulando la permeabilità intestinale e le citochine infiammatorie. Infatti anche la zonulina e la claudina-5, marker di permeabilità intestinale, spesso legata ad alimentazione di bassa qualità e disbiosi, possono essere associate alle manifestazioni di iperattività e problemi di socialità.

In un piccolo studio B. bifidum ha migliorato il comportamento, il peso e il microbiota di bambini con ADHD.

L'uso dei probiotici può aiutare inoltre a migliorare il quadro metabolico (profilo infiammatorio, glicemico e lipidico).

Il microbiota influenza anche il metabolismo degli omega 3 e questo potrebbe giustificare la varietà di esiti nella somministrazione.


Aggiornamento 8/3/2022

In uno studio recente e generi (AgathobacterAnaerostipes e Lachnospiraceae UCG-010) appaiono più abbondanti nei bambini con ADHD. È presente inoltre un'alterazione delle citochine infiammatorie, che porta a pensare a un coinvolgimento del sistema immunitario anche attraverso il microbiota


Aggiornamento 25/3/2022

La World Federation of Societies of Biological Psychiatry (WFSBP) e la Canadian Network for Mood and Anxiety Treatments (CANMAT) hanno rilasciato delle linee guida sull'uso dei nutraceutici e della fitoterapia nei disturbi dell'umore.
Secondo i risultati "gli acidi grassi omega 3 in aggiunta alle terapie e l'erba di San Giovanni in monoterapia sono raccomandati per il trattamento dei disturbi dell'umore; sono provvisoriamente raccomandati i probiotici in aggiunta, lo zinco, il metilfolato e lo zafferano e la curcumina in aggiunta o in monoterapia. L'aggiunta o la monoterapia di vitamina D e lavanda, i probiotici in monoterapia e la SAMe aggiuntiva sono stati debolmente raccomandati per questa applicazione. Nel caso della monoterapia con acidi grassi omega-3 e SAMe, NAC in aggiunta e vitamina C, triptofano, creatina e rodiola in aggiunta e in monoterapia per il trattamento della depressione unipolare, i dati erano contrastanti o lo studio fatto con poche persone. L'aggiunta o la monoterapia di acido folico, inositolo e magnesio non hanno mostrato efficacia e quindi non possono essere raccomandati.

Nel trattamento dei disturbi d'ansia, l'ashwagandha e la lavanda in aggiunta o in monoterapia sono stati provvisoriamente raccomandati, mentre NAC in aggiunta e la galfimia in monoterapia sono stati debolmente raccomandate. Nel caso della camomilla in aggiunta o in monoterapia, i dati erano contrastanti. L'uso in monoterapia di kava nel disturbo d'ansia generalizzata non ha mostrato efficacia e quindi non può essere raccomandato per questa specifica applicazione. Nel trattamento dei disturbi psicotici, NAC in aggiunta e il metilfolato sono stati provvisoriamente raccomandati per i sintomi negativi nella schizofrenia, mentre la vitamina D in aggiunta o il ginkgo sono stati debolmente raccomandati. Gli acidi grassi omega-3 in aggiunta e in monoterapia non hanno mostrato efficacia nella schizofrenia e quindi non possono essere raccomandati per questa condizione. Tuttavia esisteva un debole supporto per gli omega-3 nella depressione bipolare (mentre NAC non è attualmente raccomandato per l'uso in questa applicazione). Nel trattamento dell'ADHD, i micronutrienti in monoterapia e la vitamina D in aggiunta o in monoterapia erano debolmente raccomandati, mentre vi erano dati contrastanti nel caso di acidi grassi omega-3 aggiuntivi o in monoterapia, zinco e ginkgo. Gli acidi grassi omega-9 e la acetilcarnitina in aggiunta o in monoterapia non hanno mostrato efficacia e quindi non possono essere raccomandati nell'ADHD.
Si consiglia inoltre, visto che alcuni supplementi possono non essere efficaci nelle malattie gravi, di considerarli in soggetti con diagnosi di MDD grave, disturbo bipolare o schizofrenia, solo se utilizzati assieme alle cure convenzionali e solo quando non ci sono controindicazioni all'uso aggiuntivo di un particolare agente con i farmaci psicotropi prescritti. Di fronte a questa limitazione, è ancora riconosciuto che una gamma di nutraceutici/fitoceutici può essere utilizzata in sicurezza per aumentare le terapie convenzionali per migliorare i risultati del trattamento".

La vitamina D deve essere usata in dosi basse e continue piuttosto che in boli.

Aggiornamento 11/5/2022

Il microbiota a un mese e a 6 mesi può essere associato alla condizione di ADHD più avanti nella vita del bambino (10 anni). Questo capita anche per il micobiota (microbiota fungino). Lo studio aumenta le prove sull'importanza del microbiota nello sviluppo neurologico del bambino

Aggiornamento 21/5/2022

Alcune novità sull'ADHD, sindrome da deficit di attenzione e iperattività, che vanno a confermare studi precedenti. Lo studio è stato chiamato MADDY.
1) la supplementazione di micronutrienti con apporti sopra quelli ritenuti sufficienti ha migliorato attenzione ed emozioni nel 54% dei bambini trattati (rispetto al 18% del placebo)
2) La "food insecurity", la difficoltà ad avere accesso al cibo che possa favorire una vita sana, può provocare carenza di nutrienti e lunghi digiuni che favoriscono il peggioramento dei sintomi con esplosioni di rabbia ed emozioni negative
3) Chi assume più frutta e verdura ha inferiore rischio di manifestare sintomi, mentre chi ne assume meno ha sintomi peggiori.

Aggiornamento 29/5/2022

Il metilfenidato è efficace nel migliorare il comportamento in classe e la produttività sul posto, ma non aumenta la quantità di cose imparate a scuola nei bambini con ADHD

Aggiornamento 2/1/2023

Le sensibilità alimentari possono anche manifestarsi come neuroinfiammazione e favorire condizioni come depressione, ansia, ADHD, autismo.



Aggiornamento 21/4/2023

I figli di donne che avevano carenza di vitamina D in gravidanza hanno maggiore rischio di problemi comportamentali.

Aggiornamento 25/4/2023

Un gruppo di adolescenti ha consumato 30g di noci al giorno per 6 mesi, con una moderata aderenza al protocollo (ossia non sempre l'hanno fatto).
Si sono riscontrati miglioramenti nell'intelligenza fluida, nell'attenzione e nei sintomi di ADHD.
Secondo i ricercatori i grassi presenti nelle noci (acido alfalinolenico, omega 3) è capace di favorire la crescita di sinapsi con un migliore funzionamento e quindi migliori connessioni tra neuroni. Per i risultati l'aderenza ha contato molto e i ricercatori hanno concluso raccomandando una porzione per almeno 3 volte a settimana.

Aggiornamento 14/5/2023

Gli antibiotici usati nel periodo perinatale (prima, durante e dopo il parto) sono stati legati a problemi nello sviluppo cognitivo. Questo perché i segnali intestinali provenienti dai batteri hanno un ruolo nella maturazione del sistema nervoso. I dati mostrano che l'esposizione agli antibiotici sia associata ad aumentato rischio di autismo, ADHD, depressione, intelligenza sotto la media e problemi sociali. Modelli preclinici (animali) e clinici (sull'uomo) hanno mostrato che i probiotici possono ridurre il rischio di queste patologie in bambini esposti agli antibiotici.

Aggiornamento 23/5/2023


L'esposizione agli ftalati in gravidanza è neurotossica per il cervello in formazione del nascituro, aumentando il rischio di ADHD e altri problemi comportamentali e di apprendimento. La flora intestinale può fare la differenza nella sua detossificazione ma nel mentre è molto più semplice ridurre l'esposizione per esempio evitando smalti e alimenti a contatto con la plastica.

Aggiornamento 7/9/2023

L'assunzione di emulsionanti, in particolare cellulosa modificata e mono e digliceridi degli acidi grassi, è associata a aumentato rischio di eventi cardiovascolari. Il meccanismo è probabilmente legato all'alterazione del microbiota, inducendo "infiammazione intestinale cronica e crescente suscettibilità alla carcinogenesi e potenzialmente a malattie cardiovascolari".
Si tratta di sostanze utilizzate nel cibo spazzatura per migliorare la "texture", quella sensazione di cibo che si scioglie in bocca, e per aumentare la durata dei cibi, ma a quanto sembra riduce la durata dell'uomo.

Aggiornamento 25/7/2024

È possibile individuare nei neonati alcuni batteri e metaboliti che potrebbero essere segno di diagnosi di autismo (ASD) o ADHD negli anni successivi.
Tra i batteri, i Coprococcus sono protettivi mentre i Citrobacter aumentano il rischio.
Si è individuata anche una carenza di Akkermansia nei bambini con ASD, suggerendo che il suo effetto antinfiammatorio possa essere benefico e lo strato di muco importante per la salute nervosa. Anche i bifidobatteri, noti per favorire la produzione di dopamina, appaiono ridotti.
La disbiosi è inoltre presente negli anni successivi. "I dati indicano che la disbiosi non è esclusivamente il risultato di cambiamenti nella dieta post-diagnosi, ma piuttosto esisteva prima della diagnosi, fornendo preziose informazioni sullo sviluppo iniziale di queste condizioni. In molti casi, le differenze nel microbioma infantile indicavano sintomi precoci dell’umore e del tratto gastrointestinale anche a 2,5-5 anni".
Nel cordone ombelicale la carenza di acido linolenico (precursore degli omega 3 a lunga catena) è associato a maggiore rischio.
Alcune sostanze tossiche come i PFAS si trovano in maggiore concentrazione invece.
Altri fattori individuati sono: parto pretermine, infezioni, stress, uso di antibiotici (che alterano la flora), fumo da parte dei genitori e il genotipo HLA DR4-DQ8 (quello della celiachia, per capirci)

Questi dati aprono le porte ai legami ambientali con questi disordini neurologici e a diagnosi e misure preventive precoci. L'idea è che questi fattori alterino, in persone predisposte, il neurosviluppo, soprattutto aumentando infiammazione e stress ossidativo.
Ulteriori studi dovranno dimostrare la causalità delle associazioni.

Aggiornamento 22/12/2024

Una buona notizia da parte della U.S. Food and Drug Administration (FDA) statunitense.
Dopo 30 anni, verrà cambiate il modo di etichettare ciò che è sano. La vecchia storiella degli alimenti tutti uguali appartiene al passato.
Frutta e verdura, fresche o secche, olio d'oliva, salmone, yogurt sgrassato, e, udite udite, le uova, sono tutti esempi di alimenti che verranno etichettati come "healthy".
Non la avranno invece alimenti con zuccheri aggiunti, pane bianco, barrette.

"Per essere coerente con le più recenti scienze nutrizionali e le linee guida dietetiche federali, la definizione aggiornata di “sano” richiede che:

👍🏼Un alimento deve contenere una certa quantità di un gruppo alimentare come frutta, verdura, cereali, alimenti proteici o latticini.
👎🏼Un alimento non può contenere troppi grassi saturi, sodio o zuccheri aggiunti".

Aggiornamento 14/2/2025

Gli studi continuano a suggerire che il paracetamolo non sia così sicuro in gravidanza come si credeva. Potrebbe aumentare il rischio di ADHD

Aggiornamento 5/5/2025

I coloranti artificiali sono usati in alcuni cibi consumati volentieri dai bambini, come caramelle, dolci confezionati o preparati come torte e simili.
L'evidenza attuale dimostra che i coloranti sintetici possono avere un effetto sul comportamento dei bambini, sia affetti che non, da disturbi del comportamento (come l'ADHD). L'effetto appare minore rispetto ad altre cause.
Negli USA alcuni coloranti derivati dal petrolio sono stati eliminati dal commercio, per altri si è richiesto la messa al bando. In Europa è previsto che si riporti in etichetta che possono avere effetti sul comportamento, ma non sono messi al bando.
In una conferenza stampa di una unione di consumatori si è evocato l'utilizzo di coloranti di derivazione naturale, quali carota, rapa e simili, ma è stato obiettato che in alcuni possono dare manifestazioni allergiche (comunque casi rarissimi).
In generale comunque l'eliminazione dei coloranti artificiali è solo una piccola parte del problema, considerata l'alimentazione spesso errata dei bambini.
"Abbiamo bisogno di nuovi approcci innovativi", ha detto la rappresentante. “Dobbiamo rivolgere la nostra attenzione alle cause profonde, come le sostanze chimiche a cui sono esposti i bambini”.
I coloranti sintetici sono il sintomo di un problema più ampio legato al cibo e alle bevande consumati oggi dai bambini, ha sottolineato Bradman. “Molti degli alimenti contenenti questi coloranti artificiali sono anche ultra-processati con carboidrati altamente raffinati.” Queste miscele di grassi, sale e sapori, ha detto, "non sono quasi più cibo".
Lurie si è lamentato del fatto che i coloranti sintetici siano obiettivi relativamente facili da raggiungere quando si tratta di migliorare la salute dei bambini e degli adulti negli Stati Uniti.
Eliminare i coloranti da cibi e bevande "è una buona idea, ma nessuno dovrebbe illudersi che ciò avrà un impatto significativo sulle malattie croniche", ha affermato Lurie, notando che Kennedy non ha menzionato l'obiettivo di colpire le cause principali delle malattie croniche come l'alcol e il tabacco. “I problemi che stanno affrontando non sono i fattori determinanti.”

Aggiornamento 10/4/2026

Dovremmo iniziare a preoccuparci di più dell'esposizione alle plastiche attraverso il cibo. Le nascite premature sono legate a maggior rischio di varie problematiche nei bambini. La politica dovrebbe disincentivare l'uso e noi consumatori dovremmo privilegiare alimenti e in generale acquistare prodotti che evitano la plastica

Aggiornamento 26/5/2026

L'utilizzo di cibo ultraprocessato in gravidanza aumenta il consumo di fruttosio industriale e crea un ambiente proinfiammatorio che ostacola il neurosviluppo del nascituro.

"Le alterazioni metaboliche subcliniche durante la gravidanza sono spesso sottovalutate, nonostante il loro potenziale di indicare le fasi iniziali di una disfunzione metabolica.

È fondamentale ampliare il monitoraggio metabolico durante la gravidanza per consentire una diagnosi precoce e mitigare i rischi a lungo termine per la salute cerebrale sia della madre che del feto."

Secondo gli studiosi il fruttosio agirebbe in "two hit" (2 colpi), ossia predisponendo durante la vita intrauterina e poi manifestando le problematiche grazie ad altri fattori ambientali dopo la nascita, come "la qualità della dieta, il consumo continuato di elevate quantità di fruttosio, lo stress psicosociale, il carico infiammatorio, i disturbi del sonno o le avversità ambientali, che potrebbero quindi agire come secondi fattori scatenanti, interagendo con questo panorama neurobiologico predisposto per plasmare lo sviluppo comportamentale, cognitivo ed emotivo".
Si invoca una maggiore educazione alimentare per le future mamme e una riduzione dello zucchero presente negli alimenti.

giovedì 20 dicembre 2018

Coloranti artificiali e loro sicurezza

I coloranti fanno parte degli additivi, e sono sostanze aggiunte al cibo di origine artificiale (o talvolta naturale) che conferiscono un colore diverso da quello originale. Ne esistono quindi di naturali (curcuma, cocciniglia) o artificiali (ossia prodotti con procedimento industriale chimico).
Li assumiamo spesso senza accorgercene, e i bambini con la loro alimentazione "moderna" sono tra i maggiori consumatori; il loro consumo è sicuramente in aumento.

In generale gli additivi non sono privi di effetti collaterali.
Poche settimane fa, in seguito ad una denuncia di un'associazione di consumatori, l'FDA americana ha messo al bando 7 additivi artificiali, ricordando che per una legge del 1938 qualsiasi sostanza sospettata di essere cancerogena non può essere messa nel cibo.

Si può essere allergici a coloranti presenti in cibi e farmaci? Secondo molti allergologi non sembra ci sia una vera e propria allergia, quindi il sistema immunitario non è coinvolto, ma le reazioni avverse non sono così rare. Una review dell'anno scorso invece ha evidenziato che le reazioni avverse ai
coloranti  possono coinvolgere anche il sistema immunitario, sono sia  IgE che non-IgE mediate, ma sono generalmente lievi, raramente portano ad anafilassi (reazione grave e sistemica). La prevalenza è generalmente bassa, ma sale nelle persone con altri tipi di allergie.


https://www.cartoonstock.com/cartoonview.asp?catref=mfln6321


Il loro consumo è sicuro?

Lo vediamo con stralci da un articolo di Healthline.com


"Attualmente la maggior parte dei coloranti artificiali deriva dal petrolio.
Molti di quelli sviluppati nel corso degli anni sono risultati tossici e tolti dal mercato.
L'industria spesso preferisce coloranti artificiali rispetto a caroteni o estratto di barbabietola perché i colori sono più accesi.
Tra le accuse che si muovono, cancerogenicità, allergie e iperattività nei bambini.
EFSA e FDA concludono però che non ci sono rischi significativi per la salute, anche se alcuni coloranti concessi in una nazione sono proibiti in altre. Attualmente si utilizzano 6 coloranti artificiali, ne sono stati banditi alcuni nel corso degli anni".

"Dagli anni '70 del secolo scorso un medico osservò che i coloranti artificiali potevano esacerbare l'iperattività nei bambini, ma non fu tenuto in grossa considerazione.
Studi successivi osservarono però che alcuni bambini predisposti, rimuovendo i coloranti, avevano effettivamente miglioramenti nel comportamento, e in particolare in uno di essi il 73% dei bambini con ADHD riduceva i propri sintomi eliminando i  coloranti artificiali.

Ci si trova sempre in quell'area grigia insomma in cui ciò che fa male ad alcuni ma è innocuo per altri viene definito sicuro.

In sintesi "Gli studi suggeriscono che esiste una piccola ma significativa associazione tra coloranti alimentari artificiali e iperattività nei bambini. Alcuni bambini sembrano essere più sensibili di altri".

Per quanto riguarda un eventuale legame coi tumori, "Il consumo di coloranti alimentari artificiali è in aumento, soprattutto tra i bambini. Consumare troppi coloranti alimentari contenenti contaminanti potrebbe rappresentare un rischio per la salute.
Tuttavia, con l'eccezione di Red 3 (eritrosina), attualmente non ci sono prove convincenti che i coloranti alimentari causino il cancro".
Gli studi sono comunque datati di alcuni decenni, e in questi anni si sono aggiunti molti additivi e contaminanti che potrebbero determinare un effetto sinergico.

Per quanto riguarda il legame con le allergie, "Alcuni coloranti alimentari artificiali, in particolare Blue 1, Red 40, Yellow 5 e Yellow 6, possono causare reazioni allergiche in individui sensibili", con diversi meccanismi.
Uno studio ha evidenziato che tra gli allergici che hanno gonfiore  e prurito, circa la metà peggiora se esposta a coloranti artificiali. In generale chi ha tendenze allergiche farebbe bene a evitarli.

In sintesi, vi sono alcuni timori nell'uso dei coloranti artificiali, ma attualmente l'evidenza che possano causare tumori è definita debole, e alle dosi di esposizione improbabile che possa succedere. L'allergia ai coloranti esiste ma si tratta di un fatto relativamente raro, ma che colpisce soprattutto chi abbia già allergie.
Il pericolo maggiore risulta quindi quello relativo ai comportamenti alterati nei bambini con predisposizione. Se notate comportamenti aggressivi o iperattività meglio evitarli.

C'è una nuova tendenza dell'industria a usare i coloranti naturali, visti come più sicuri, anche se in realtà possono raramente dare problemi anche loro.

La mia considerazione personale è di lasciare prevalentemente negli scaffali i prodotti dell'industria alimentare contenenti coloranti, anche perché spesso sono presenti in prodotti ricchi di zuccheri e grassi raffinati e poveri di nutrienti, soprattutto se abbiamo visto in passato che hanno favorito reazioni avverse che spesso dipendono dall'accumulo e dalla ripetitività dell'esposizione.

Aggiornamento 2/3/2019

La review di Vojdani sui coloranti artificiali: possono attivare infiammazione, reazione allergica, permeabilità intestinale, autoimmunità, crossreattività.

Aggiornamento 15/5/2019

Alcuni rischi legati ai coloranti secondo il Dr. Friedman



Aggiornamento 18/5/2019

Lo zafferano è efficace quanto il metilfenidato nel migliorare il comportamento dei ragazzi con ADHD in uno studio preliminare. L'effetto è dovuto forse alla riduzione dello stress ossidativo, spesso presente nei disturbi neurologici/comportamentali.

Aggiornamento 23/7/2019

Alcuni coloranti possono essere pericolosi per persone con carenza G6PD (quelli che chiamiamo fabici)

Aggiornamento 28/9/2019
In una popolazione cinese è stata rilevata una relazione lineare tra il consumo di bibite zuccherate e l'ADHD

Aggiornamento 10/9/2020

I coloranti per capelli sono inseriti nel gruppo dei probabili cancerogeni. Secondo una revisione degli studi non vi è prova certa che l' uso personale aumenti il rischio tumorale in generale. Un'associazione positiva è stata trovata per rischio di carcinoma basocellulare, alcuni tipi di cancro al seno, e cancro ovarico. Aumento del rischio di linfoma di Hodgkin in donne con capelli scuri, di carcinoma basocellulare in donne con capelli chiari. La genetica dell'N-acetiltransferasi (NAT1 e 2), enzima coinvolto nei processi di disintossicazione, potrebbe giocare un ruolo chiave

Aggiornamento 24/10/2020

Il consumo di bibite zuccherate (SSB) e zucchero è correlato con i comportamenti legati ad ADHD (deficit di attenzione e iperattività). "Si suggerisce che coloranti alimentari, conservanti o persino caffeina nelle SSB possano indurre effetti negativi sui sintomi dell'ADHD".

Aggiornamento 28/10/2020

Le tossicità di molti additivi, come biossido di titanio e altre nanoparticellle contenenti metalli sono ancora allo studio, per il loro effetto su microbiota, fegato, intestino e capacità di passare la barriera ematoencefalica e la capacità di creare stress ossidativo

Aggiornamento 12/12/2020

Gli effetti degli additivi alimentari sul microbiota, possono predisporre all'IBS

Aggiornamento 20/1/2021

Molti bambini con ADHD rispondono alla dieta, con dei miglioramenti nel comportamento. Questo forse perché il cervello tende a rispondere eccitandosi all'introduzione di alcuni cibi e in particolare il cibo spazzatura.
"Il programma di modifica della dieta sotto forma di aggiustamento dell'apporto energetico e di macronutrienti, con l'esclusione di additivi alimentari, glutine, latte e latticini, uova e cibi altamente contenenti salicilati e solfiti, insieme ai suggerimenti di educazione sanitaria (sonno regolare, tempo limitato per la TV) hanno migliorato i sintomi e il comportamento dei pazienti con ADHD come documentato dalla diminuzione dei punteggi della valutazione di Conner.

L'obesità ha un ruolo importante nell'influenzare iperattività, impulsività e problemi di apprendimento nei pazienti con ADHD. Il programma di modifica della dieta è riuscito a ridurre l'obesità e quindi i sintomi dell'ADHD.

L'assunzione limitata di carboidrati nella dieta (concomitante alla riduzione dei cibi con glutine, NdT) è molto efficace nel ridurre l'iperattività e i problemi di apprendimento nei pazienti con ADHD. L'assunzione di grassi ha mostrato un aumento significativo dopo aver seguito il programma di modifica della dieta che forse è uno dei motivi della diminuzione dell'iperattività. Infine, questo studio conclude il grande impatto della modifica della dieta sulla diminuzione dei sintomi dell'ADHD non solo per l'effetto diretto sull'iperattività e sui problemi di apprendimento, ma anche per la diminuzione del BMI che a sua volta migliora i sintomi nei pazienti con ADHD".

Aggiornamento 13/5/2021

I coloranti giallo arancio S (E110) e Rosso Allura AC (E129) possono essere responsabili di colite e IBD in topi che hanno alti livelli di interleuchina-23, in particolare se presenti alcuni batteri che li metabolizzano.
"I drammatici cambiamenti nella concentrazione di inquinanti dell'aria e dell'acqua e l'aumento dell'uso di alimenti trasformati e additivi alimentari nella dieta umana nel secolo scorso sono correlati con un aumento dell'incidenza di malattie infiammatorie e autoimmuni", ha detto l'autore dello studio Sergio Lira.

Aggiornamento 29/5/2021

Le nuove linee guida per la prevenzione delle allergie alimentari nei bambini.
In estrema sintesi, evitare l'uso di latte vaccino in formula come supplemento per i bambini allattati al seno nella prima settimana di vita; introdurre uova ben cotte, ma non crude o pastorizzate nella dieta del neonato come parte dell'alimentazione complementare; nelle popolazioni in cui vi è un'elevata prevalenza di allergia alle arachidi, introdurle in una forma adeguata all'età come parte dell'alimentazione complementare.
Le donne in gravidanza non devono eliminare i cibi allergizzanti, perché questo aumenta il rischio di allergia nel bambino.
Inoltre, non si sono pronunciati pro o contro gli omega 3, probiotici, prebiotici o le vitamine in gravidanza e allattamento

Aggiornamento 26/9/2021

Le allergie legate agli alimenti non mediate da Ig-E (o miste) sono prevalentemente reazioni gastrointestinali (malattie eosinofile in particolare esofagite, celiachia, enterocolite allergica indotta da proteine ​​alimentari (FPIES), enteropatia indotta da proteine ​​alimentari (FPE) e proctocolite indotta da proteine alimentari (FPIAP)) o dermatologiche (dermatite atopica) e spesso anche altri allergeni (inquinamento, irritanti, pollini ecc.) sono concausa.
Le diete di esclusione e quella a basso contenuto di istamina possono funzionare.
I fattori nutrizionali influenzano la tolleranza.
"Dopo che le fibre alimentari vengono metabolizzate, i derivati batterici, come gli acidi grassi a catena corta (SCFA) e l'acido retinoico (RA), influenzano lo sviluppo e la funzione delle cellule FoxP3+ Treg attraverso l'interazione con le cellule epiteliali intestinali e le cellule dendritiche tollerogeniche (DC) con Cellule T CD4+ naive. L'attivazione e l'espansione delle cellule Treg promuovono la produzione della citochina regolatrice immunitaria, IL-10, che favorisce il cambio di classe delle cellule B da IgG1 a IgG4. Le cellule B IgG4 allergene-specifiche producono anticorpi ad alta affinità per gli allergeni alimentari, prevenendo le interazioni dell'allergene con le IgE legate ai mastociti. I fattori derivanti dal microbiota, come i cataboliti triptofano-indolo, possono attivare direttamente le cellule linfoidi innate attraverso il recettore degli arili (AhR), e indurre la produzione di IL-22, una citochina che promuove rigenerazione dell'epitelio intestinale e integrità della barriera" (riducendo la permeabilità intestinale che è alla base di molte malattie).
Invece l'esposizione a batteri infiammatori attiva le citochine che richiamano gli eosinofili, producono le Ig-E e promuovono il rilascio di istamina, alla base delle reazioni allergiche.
"In condizioni normali, solo quantità minime di antigeni alimentari (Ag) possono attraversare le barriere della mucosa attraverso la via paracellulare, un processo tipicamente associato allo sviluppo della tolleranza immunitaria. L'esposizione ad Ag di durata o entità inappropriata può portare a malattie immuno-mediate in soggetti geneticamente suscettibili.
Gli allergeni degli acari "sono in grado di interrompere le giunzioni strette intercellulari (TJ) e aumentare il traffico di Ag attraverso i monostrati epiteliali bronchiali. Questa proprietà, e in generale la capacità di indurre funzioni effettrici epiteliali, è condivisa con altri allergeni, inclusi alcuni allergeni alimentari, e trigger meno specifici come detergenti e microplastiche".
Alterazioni della permeabilità delle diverse mucose o epiteli (derma ecc.) sono sempre presenti nelle allergie.
"Come ampiamente documentato in numerosi studi condotti negli ultimi 20 anni, la composizione e la diversità delle comunità microbiche che rivestono tutte le superfici corporee, denominate collettivamente microbiota, rappresentano una variabile importante e critica nella regolazione della competenza barriera e delle risposte adattative e innate".
Escludere alimenti in gravidanza può favorire sbilanciamenti nel microbiota del bambino e aumento degli anticorpi legati alle allergie, mentre l'uso di probiotici riduce il rischio.

"Le reazioni alimentari non allergiche sono state anche definite come "ipersensibilità alimentare non allergica". Negli ultimi anni il termine “intolleranza” è stato spesso abusato per definire un'ampia gamma di disturbi legati all'assunzione di cibi diversi. Molteplici e autorevoli segnalazioni, sia scientifiche che istituzionali, chiedono con insistenza di rivedere la terminologia per collocare il complesso mosaico di questi disturbi nella più corretta definizione clinica di “reazioni avverse al cibo non immunologiche”.
L'esistenza e la prevalenza delle ipersensibilità tra cui glutine, istamina e glutammato, è tuttora dibattuto. L'assenza di test affidabili è un altro problema.
Le sensibilità a istamina, additivi e salicilati sono indipendenti dall'ospite. Quelle al lattosio, glutine (o grano) e FODMAP sono invece dipendenti dall'ospite.
Le linee guida NICE sul'intestino irritabile consigliano una dieta varia con esclusione degli alimenti trigger, e in secondo luogo la dieta FODMAP

Aggiornamento 9/2/2022

Gli additivi alimentari e in generale il cibo industriale (dolci conservati, carni processate, zuccheri e grassi aggiunti, dolcificanti) alterano il microbiota e favoriscono permeabilità e infiammazione intestinale, aumentando il rischio di malattie infiammatorie croniche intestinali.

Se fate del vostro intestino un cestino della spazzatura non rimaneteci male se poi non state bene

Aggiornamento 29/12/2022

Il colorante sintetico rosso allura (E129), usato per esempio nel bitter, può aumentare il rischio di morbo di Crohn. I topi esposti cronicamente a questa sostanza sviluppano colite.
Il meccanismo d'azione coinvolge un'interruzione dell'integrità della barriera epiteliale intestinale tramite la chinasi della catena leggera della miosina e la riduzione dello strato di muco, inoltre stimola la secrezione di serotonina del colon, modulando la composizione del microbiota intestinale e promuovendo la colite e le reazioni infiammatorie.

Aggiornamento 25/4/2023

Un gruppo di adolescenti ha consumato 30g di noci al giorno per 6 mesi, con una moderata aderenza al protocollo (ossia non sempre l'hanno fatto).
Si sono riscontrati miglioramenti nell'intelligenza fluida, nell'attenzione e nei sintomi di ADHD.
Secondo i ricercatori i grassi presenti nelle noci (acido alfalinolenico, omega 3) è capace di favorire la crescita di sinapsi con un migliore funzionamento e quindi migliori connessioni tra neuroni. Per i risultati l'aderenza ha contato molto e i ricercatori hanno concluso raccomandando una porzione per almeno 3 volte a settimana.

Aggiornamento 24/5/2024

L'orticaria cronica (CSU) è un disturbo che può non essere controllato dagli antistaminici in oltre la metà dei casi, ma può rispondere all'alimentazione.
I punti salienti di una revisione degli studi sono:

"L’allergia alimentare è una causa estremamente rara di CSU, mentre in alcuni pazienti può essere associata una sensibilità (intolleranza) alimentare (definita come pseudoallergia).
I componenti o le sostanze alimentari che possono provocare intolleranze alimentari sono chiamati pseudoallergeni. Questi sintomi sono reazioni di ipersensibilità che possono simulare vere reazioni allergiche e sono oggettivamente riproducibili in esposizioni ripetute. Tra gli pseudoallergeni degni di nota figurano alimenti ricchi di istamina o che attivano i mastociti come formaggio, pesce, frutti di mare, verdure come pomodori, frutta, cioccolato, alcol, alcuni farmaci, erbe e spezie, additivi alimentari come rosso cocciniglia, azorubina, carminio, rosso allura ed eritrosina. Questi prodotti alimentari possono innescare o peggiorare la CSU in modo dose-dipendente. Recentemente, diversi autori hanno segnalato che l'orticaria da contatto causata da alcuni alimenti può essere una causa di tali reazioni. L'intolleranza alimentare viene solitamente sospettata quando i sintomi clinici migliorano dopo 3 settimane di dieta di eliminazione rigorosa, o se i test provocativi orali (OPT) con sostanze implicate aggravano i sintomi

Nel complesso, le diete di eliminazione hanno prove inferiori rispetto alle diete integrate con alcuni supplementi come terapia aggiuntiva, poiché le prime mancano di studi randomizzati e controllati.

L’eliminazione degli additivi alimentari e le diete personalizzate possono essere utili in un sottogruppo di pazienti senza alcun test per predire la risposta, mentre integratori alimentari come vitamina D, diaminoossidasi (enzima degradatore dell'istamina) e probiotici possono essere utili in caso di carenze specifiche.

La restrizione generalizzata di alimenti, senza test di provocazione, è fortemente scoraggiata.

Le diete di eliminazione devono essere continuate per almeno 3 settimane per valutare la risposta, mentre in caso di carenze devono essere somministrati integratori alimentari finché i livelli sierici non ritornano normali".

In generale le maggiori evidenze sono per la dieta a basso contenuto di istamina, per quella personalizzata e per l'eliminazione degli additivi. Per gli integratori l'uso di vitamina D e probiotici e simbiotici.

La ricerca si conclude invitando a rivolgersi a un nutrizionista per la personalizzazione della dieta

Aggiornamento 25/7/2024

È possibile individuare nei neonati alcuni batteri e metaboliti che potrebbero essere segno di diagnosi di autismo (ASD) o ADHD negli anni successivi.
Tra i batteri, i Coprococcus sono protettivi mentre i Citrobacter aumentano il rischio.
Si è individuata anche una carenza di Akkermansia nei bambini con ASD, suggerendo che il suo effetto antinfiammatorio possa essere benefico e lo strato di muco importante per la salute nervosa. Anche i bifidobatteri, noti per favorire la produzione di dopamina, appaiono ridotti.
La disbiosi è inoltre presente negli anni successivi. "I dati indicano che la disbiosi non è esclusivamente il risultato di cambiamenti nella dieta post-diagnosi, ma piuttosto esisteva prima della diagnosi, fornendo preziose informazioni sullo sviluppo iniziale di queste condizioni. In molti casi, le differenze nel microbioma infantile indicavano sintomi precoci dell’umore e del tratto gastrointestinale anche a 2,5-5 anni".
Nel cordone ombelicale la carenza di acido linolenico (precursore degli omega 3 a lunga catena) è associato a maggiore rischio.
Alcune sostanze tossiche come i PFAS si trovano in maggiore concentrazione invece.
Altri fattori individuati sono: parto pretermine, infezioni, stress, uso di antibiotici (che alterano la flora), fumo da parte dei genitori e il genotipo HLA DR4-DQ8 (quello della celiachia, per capirci)

Questi dati aprono le porte ai legami ambientali con questi disordini neurologici e a diagnosi e misure preventive precoci. L'idea è che questi fattori alterino, in persone predisposte, il neurosviluppo, soprattutto aumentando infiammazione e stress ossidativo.
Ulteriori studi dovranno dimostrare la causalità delle associazioni.


Aggiornamento 5/5/2025

I coloranti artificiali sono usati in alcuni cibi consumati volentieri dai bambini, come caramelle, dolci confezionati o preparati come torte e simili.
L'evidenza attuale dimostra che i coloranti sintetici possono avere un effetto sul comportamento dei bambini, sia affetti che non, da disturbi del comportamento (come l'ADHD). L'effetto appare minore rispetto ad altre cause.
Negli USA alcuni coloranti derivati dal petrolio sono stati eliminati dal commercio, per altri si è richiesto la messa al bando. In Europa è previsto che si riporti in etichetta che possono avere effetti sul comportamento, ma non sono messi al bando.
In una conferenza stampa di una unione di consumatori si è evocato l'utilizzo di coloranti di derivazione naturale, quali carota, rapa e simili, ma è stato obiettato che in alcuni possono dare manifestazioni allergiche (comunque casi rarissimi).
In generale comunque l'eliminazione dei coloranti artificiali è solo una piccola parte del problema, considerata l'alimentazione spesso errata dei bambini.
"Abbiamo bisogno di nuovi approcci innovativi", ha detto la rappresentante. “Dobbiamo rivolgere la nostra attenzione alle cause profonde, come le sostanze chimiche a cui sono esposti i bambini”.
I coloranti sintetici sono il sintomo di un problema più ampio legato al cibo e alle bevande consumati oggi dai bambini, ha sottolineato Bradman. “Molti degli alimenti contenenti questi coloranti artificiali sono anche ultra-processati con carboidrati altamente raffinati.” Queste miscele di grassi, sale e sapori, ha detto, "non sono quasi più cibo".
Lurie si è lamentato del fatto che i coloranti sintetici siano obiettivi relativamente facili da raggiungere quando si tratta di migliorare la salute dei bambini e degli adulti negli Stati Uniti.
Eliminare i coloranti da cibi e bevande "è una buona idea, ma nessuno dovrebbe illudersi che ciò avrà un impatto significativo sulle malattie croniche", ha affermato Lurie, notando che Kennedy non ha menzionato l'obiettivo di colpire le cause principali delle malattie croniche come l'alcol e il tabacco. “I problemi che stanno affrontando non sono i fattori determinanti.”