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sabato 11 novembre 2017

Un minerale dimenticato: il boro



Il boro è minerale-traccia, ossia un micronutriente il cui fabbisogno è molto basso (e non stabilito da linee guida ufficiali), ma comunque necessario per il buon funzionamento dell'organismo.

Nei paesi anglosassoni giocano sull'assonanza boron-boring (boro-noioso) ma questo minerale è tutt'altro che noioso e inutile.

https://www.memecenter.com/fun/346163/boron


Le migliori fonti di questo minerale appaiono essere i vegetali, in particolare legumi, frutta essiccata (prugne, albicocche) e oleosa (avocado e mandorle soprattutto), alcuni frutti come uva, frutti di bosco e pesche.

Svolge molti ruoli diversi e importanti nel metabolismo che lo rendono necessario per la salute vegetale, animale e umana e come suggerisce la ricerca recente, forse per l'evoluzione della vita sulla Terra.

Il boro:
  1. è essenziale per la crescita e il mantenimento della salute ossea
  2.  migliora notevolmente la guarigione delle ferite 
  3. influenza vantaggiosamente l'uso del corpo di estrogeni, testosterone e vitamina D
  4. aumenta l'assorbimento di magnesio, minerale importantissimo per il funzionamento di molti enzimi
  5. riduce i livelli dei marcatori infiammatori, come la proteina C-reattiva (CRP o PCR) e il TNF-α
  6. aumenta i livelli di enzimi antiossidanti, quali superossido dismutasi (SOD), catalasi e glutatione perossidasi
  7. protegge contro lo stress ossidativo indotto da pesticidi e la tossicità da metalli pesanti
  8. migliora l'attività elettrica del cervello, le prestazioni cognitive e la memoria a breve termine negli anziani
  9. influenza la formazione e l'attività di biomolecole chiave, come S-adenosil metionina (SAM-e) e nicotinamide adenina dinucleotide (NAD+)
  10. ha dimostrato effetti preventivi e terapeutici in un certo numero di tumori, quali i tumori della prostata, della cervice e del polmone e del linfoma multiplo e non-Hodgkin
  11. può contribuire a ridurre gli effetti negativi degli agenti chemioterapici tradizionali. 
In nessuno dei numerosi studi condotti finora, tuttavia, gli effetti benefici del boro sono apparsi a livelli inferiori ai 3 mg al giorno. Questa quantità è raggiungibile con una dieta ricca di vegetali e in particolare quelli citati prima.

L'assenza di studi che dimostrano danni in combinazione con il numero sostanziale di articoli che dimostrano benefici suggeriscono di considerare l'integrazione di boro di 3 mg al giorno per chiunque abbia una dieta priva di frutta e verdura o che sia a rischio o abbia osteopenia, osteoporosi o osteoartrite o tumore del seno, della prostata o del polmone.
Altre info importanti: il boro migliora l'utilizzo della vitamina D soprattutto in chi non risponde alla  integrazione di questa importantissima vitamina e dimezza la perdita di calcio urinario, salvaguardando le ossa. 

Il boro agisce influenzando l'espressione genica: a livello dell'adipogenesi, il processo biologico di aumento del numero di cellule grasse che caratterizza l'aumento di peso, blocca molte proteine fondamentali e il suo uso è promettente nella prevenzione e nel trattamento dell'obesità.

Grazie ai suoi effetti antinfiammatori, può ridurre i dolori durante il ciclo mestruale (dismenorrea).
Aggiornamento 13/12/2017
Quali alimenti aumentano il testosterone e la libido? Le crucifere (o brassicacee, bilanciano gli estrogeni che riducono l'azione del testosterone), le uova, l'aglio (abbassa il cortisolo), l'uva (il resveratrolo aumenta la motilità spermatica), il miele (non filtrato è una fonte di boro), ostriche e frutti di mare (fonti di zinco), melagrane (migliorano la circolazione grazie agli antiossidanti).
Aggiornamento 27/12/2017

La supplementazione di vitamina D con o senza calcio non è stata efficace nel prevenire le fratture in una comunità di anziani.
Questo può esser dovuto anche alla mancanza dei cofattori (boro, magnesio) che aumentano l'efficacia della vitamina.
Aggiornamento 17/5/2018
Ottimo articolo sul boro.
Aggiornamento 13/5/2019
La salute mitocondriale è importante anche per le ossa.
Aggiornamento 12/9/2019
Arricchire la dieta di alimenti ricchi di boro, come avocado, frutta secca ed essiccata, migliora il metabolismo tiroideo e riduce i lipidi circolanti
Aggiornamento 3/10/2019
La restrizione calorica aumenta il rischio di osteoporosi in donne post menopausa.
Aggiornamento 9/7/2020
In una revisione degli studi, "la combinazione di vitamina K e D può migliorare la qualità ossea aumentando la densità minerale ossea totale e diminuendo l'osteocalcina sottocarbossilata (una forma di ormone poco attiva). Si prevede [inoltre] un effetto più favorevole quando viene utilizzata la vitamina K2. Questi risultati hanno importanti implicazioni per la salute pubblica per quanto riguarda il miglioramento della qualità ossea, specialmente nelle donne, attraverso una combinazione di vitamine D e K sotto forma di integratore". Probabilmente purtroppo continueranno a dirvi di assumere latticini o assumere la vitamina D da sola, interventi che negli studi precedenti non hanno dimostrato forte impatto sull'osteoporosi.

Aggiornamento 19/4/2021

Gli omega 3 hanno un ruolo protettivo dall'osteoporosi durante l'invecchiamento. Invece omega 6 e grassi saturi possono peggiorare la situazione. "Il consumo di acidi grassi ω-3 come DHA ed EPA è stato ampiamente associato a un aumento significativo della rigenerazione ossea, a una migliore microarchitettura e resistenza strutturale. Tuttavia, gli acidi grassi ω-6 sono tipicamente pro-infiammatori e sono stati associati ad un aumentato rischio di fratture. Questa revisione suggerisce un potenziale ruolo degli acidi grassi ω-3 come metodo non farmacologico per ridurre la perdita ossea nella nostra popolazione che invecchia".

Aggiornamento 13/8/2021

La somministrazione giornaliera di Lactobacillus gasseri CP2305 ha migliorato significativamente i sintomi premestruali psicologici (ansia, fatica, depressione) e ha aumentato i livelli degli ormoni riproduttivi nella fase luteinica in donne in età fertile. "Questi risultati forniscono nuove informazioni sulla funzione di CP2305 nell'alleviare i sintomi premestruali".
Gli studi precedenti hanno mostrato che lo stesso ceppo può influenzare il sistema nervoso centrale, con conseguente attenuazione della risposta HPA (surrenale) indotta dallo stress e miglioramento della qualità del sonno, ha effetti antidepressivi e può alterare la composizione del microbiota intestinale, con conseguente aumento della produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA).
Estrogeno e progesterone, modulati dal microbiota e dagli SCFA, regolano serotonina e dopamina, i principali neurotrasmettitori legati all'umore.

Aggiornamento 6/4/2022

Assumere prugne essiccate è associato con riduzione dei marker di infiammazione che contribuiscono all'osteoporosi in donne in menopausa.

Aggiornamento 1/2/2025

Il consumo di omega 3 appare protettivo nei confronti dell'osteoporosi e dovrebbe essere incoraggiato il loro consumo nelle persone a rischio, in ottica preventiva, attraverso alimenti come pesce grasso, semi di lino e noci.
EPA e DHA, gli acidi grassi a catena lunga, appaiono i più protettivi, probabilmente favorendo l'assorbimento del calcio. Anche l'interazione con altri nutrienti come vitamina D, magnesio e vitamina K2 sono importanti.

Aggiornamento 3/6/2025

L'uso di denosumab, farmaco contro l'osteoporosi, sembra aumentare il rischio di osteonecrosi della mascella, in particolare se si fa uso di cortisonici.
I ricercatori invitano a indagare sulla salute orale prima di consigliare il farmaco

Aggiornamento 3/7/2025

Secondo una review sull'osteoporosi, per prevenire le fratture è opportuno mantenere un BMI sopra 20, evitare consumo quotidiano di alcol e fumo. Gli esercizi dovrebbero includere forza, bilanciamento, flessibilità, aerobica.
Per quanto riguarda l'alimentazione, calcio e vitamina D sono importanti.
Il fabbisogno del primo varia tra i 1000 e i 1200mg a seconda dell'età, la seconda da 600 a 800UI al giorno.
Alcuni alimenti sono fortificati, ma in generale assumiamo poca vitamina D.
La supplementazione di calcio in eccesso può favorire i calcoli e gli eventi cardiovascolari, quindi va sempre valutato attentamente, mentre una supplementazione di 800-1000UI di vitamina D è solitamente adeguata, anche se va personalizzata in base allo status.

giovedì 12 ottobre 2017

Piccoli reflussi


Più del 65% dei bambini sotto l'anno soffre di reflusso gastroesofageo (GER).
Da alcuni anni si è ben pensato di somministrare antiacidi anche a loro, con conseguenze pessime: i sintomi non si riducono, né l'irritabilità né il pianto.
Se il farmaco è dato prima dei sei mesi, aumenta il rischio di fratture negli anni successivi.
Più l'uso è continuo, più aumentano i rischi, afferma ora uno studio.

https://it.pinterest.com/pin/254242341443593004/


I risultati sono "notizie negative", ha affermato Eric Hassall, gastroenterologo pediatrico e professore emerito all'Università della British Columbia  a Vancouver, che non era coinvolto nello studio.
"È un problema serio. Quando sei un medico e prescrivi un farmaco che innesca una risposta allergica, vedi immediatamente l'effetto negativo e puoi toglierlo al bambino o diminuire la dose. Ma quando l'effetto negativo si manifesta mesi o anni dopo, non si può necessariamente collegarlo con il farmaco ", ha detto.
Questi farmaci dovrebbero essere usati nei bambini solo in caso di gastrite erosiva (GERD), che colpisce solo il 5% dei bambini.
Craig Langman, direttore della Divisione di Nefrologia Pediatrica e Metabolismo Minerale presso l'Ospedale Pediatrico Lurie di Chicago, ha studiato la malattia ossea nei bambini per 3 decenni, afferma di attendere   a dare un giudizio sullo studio finché non verrà pubblicato l'articolo completo.
Tuttavia, ha detto che lo studio "conferma quello che ho pensato per molto tempo. Ero preoccupato che il modellamento dell'osso sarebbe stato colpito da questi farmaci e ritengo che sia il meccanismo che sta dietro a queste fratture precoci".
Mentre il processo esatto non è ben compreso, molti esperti ritengono che, inibendo la secrezione di acido gastrico nell'intestino, i PPI (esoprazolo, omeprazolo ecc., cosiddetti protettori gastrici ma meglio definiti magnaccia gastrici 😃) e altri riduttori di acido limitino l'assorbimento di calcio. Se il corpo non assorbe abbastanza calcio, esso compensa aumentando l'ormone paratiroideo, che provoca il riassorbimento osseo, ossia il rilascio di calcio dall'osso nel flusso sanguigno.
"Non ci vuole una laurea per capirlo", ha detto Langman, "Non c'è abbastanza calcio".

Se le scoperte dello studio cambieranno le abitudini di prescrizione resta incerto. Ma per il momento, i medici in dubbio possono fare riferimento alle linee guida di gestione dell'AAP 2013 che riguardano GER e GERD nei neonati, che sostengono cambiamenti nello stile di vita, come la posizione da tenere e l'adeguamento dell'alimentazione come "terapia di prima linea", rilevando che l'uso eccessivo di PPI nei neonati con riflusso è una questione di grande preoccupazione ".

Aggiornamento 20/10/2017

Ogni giorno arriva una cattiva notizia sugli antiacidi. Quella di oggi è che stimolano la crescita di un particolare batterio nell'intestino, e questo potrebbe essere legato alla steatosi epatica

Ottimo articolo su intestino permeabile e come curarlo: "I fattori che influenzano la funzione di barriera intestinale includono batteri patogeni quali E. coli enteropatogeni, dieta ad alto contenuto di grassi, lipopolisaccaridi (LPS), farmaci come farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS) e inibitori della pompa protonica (PPIs) come vari allergeni alimentari e gliadina del glutine".


Aggiornamento 26/1/2018

L'uso di antiacidi in gravidanza sembra aumentare il rischio di asma nella prole

Aggiornamento 14/10/2018

Continuano le cattive notizie sull'uso degli antiacidi.
I bambini che hanno disfagia rischiano di avere rigurgito nell'apparato respiratorio, così vengono trattati con gli inibitori di pompa (PPI). Ma lo studio evidenzia che questa prescrizione aumenta il rischio di ospedalizzazione seguente.
La soppressione della secrezione acida inoltre causa alterazioni nel microbioma gastrico, orofaringeo e polmonare e i pazienti trattati con PPI sono ad aumentato rischio di polmonite, infezioni del tratto respiratorio superiore, infezioni gastrointestinali e persino sepsi.

Nonostante le prove storiche e più recenti a sostegno della miriade di rischi dell'uso dei PPI nei bambini e dell'orientamento delle organizzazioni professionali sul fatto che questi farmaci debbano essere  usati con cautela, essi continuano ad essere prescritti frequentemente

Aggiornamento 8/12/2018

In caso di allergia, immediata (Ig-E) o ritardata  (non Ig-E) alle proteine del latte nel bambino, anche la mamma che allatta deve escludere il latte, perché alcune proteine non digerite passano direttamente al latte materno. Si raccomanda integrazione con vitamina D e calcio, possibilmente seguiti da una persona esperta.
I sintomi/segni possono essere cutanei (eczema, prurito, eritema), respiratori (rinite) o gastrointestinali (reflusso, diarrea, rifiuto del cibo, disconfort intestinale, rossore perianale).

In caso di non presenza di allergie la varietà della dieta della mamma è importante per prevenirle.

Aggiornamento 19/2/2019

Gli inibitori di pompa sono associati a maggior rischio di danno renale, alterazione degli elettroliti e calcoli renali

Aggiornamento 29/3/2019

L'uso di antiacidi è associato ad un aumentato rischio di danno renale acuto e cronico. "Questa relazione potrebbe avere un impatto considerevole sulla salute pubblica; pertanto, l'educazione sanitaria e le iniziative di deprescrizione saranno necessarie per aumentare la consapevolezza di questo danno e ridurre le spese sanitarie
Aggiornamento 8/1/2020
Quali sono i fattori ambientali che aumentano il rischio di allergie alimentari?

"Si è ipotizzato che cambiamenti nella produzione, lavorazione e confezionamento degli alimenti (ad esempio l'uso di pesticidiantibioticiormoniconservanti, denaturazione con calore, detergenti e sostanze chimiche) siano collegati alle malattie allergiche direttamente o indirettamente". Nei topi il BPA (plastiche) altera il sistema immunitario (riduzione Treg) e la tolleranza agli alimenti.
"Le proteine ​​glicate (AGEs), che si trovano in molti alimenti, in particolare dopo un riscaldamento molto elevato, come la cottura a microonde, la frittura e il barbecue, possono promuovere le risposte allergiche". Anche "l'esposizione a determinati farmaci durante l'infanzia, in particolare gli antagonisti del recettore H2 e gli antiacidi, aumenta il rischio di anafilassi alimentare ed esofagite eosinofila (EoE)".
Introdurre cibi troppo tardi (arachidi dopo un anno) aumenta il rischio di allergia. Carenza di vitamina D o un suo eccesso aumentano il rischio.
La dieta corretta riduce il rischio probabilmente modulando il microbiota.
Gli anticorpi IGG4 sono protettivi per le allergie classiche ma aumentano il rischio in EoE.

Prebiotici e probiotici saranno probabilmente utili in futuro. La presenza di permeabilità intestinale è un meccanismo importante perché aumenta il contatto con gli antigeni. 
Aggiornamento 6/4/2020
I bambini che assumono PPI hanno maggiore rischio di fratture, conferma uno studio

Aggiornamento 13/6/2020

Qualche anno fa alcuni gestori di uno zoo osservarono che i gorilla vomitavano spesso. Dunque ebbero un'idea: provare a togliere il latte vaccino e dare una dieta simile a quella che assumono in natura. I primati stavano così meglio. Sorpresa sorpresa: funziona anche nei bambini con reflusso. Le proteine del latte infatti possono attivare una risposta infiammatoria che stimola i nervi e crea contrazioni nella muscolatura gastrointestinale. Questo può succedere anche nei bambini allattati al seno da mamme che assumono latticini, perché proteine non digerite possono passare nel latte materno (anche se molti lo ignorano). La pratica di escludere i latticini nella mamma che allatta è prevista pure da linee guida ESPGHAN. Attenzione ovviamente a coprire il fabbisogno di calcio

Aggiornamento 19/10/2020

Forse si è scoperto perché gli antiacidi, farmaci usati con troppa disinvoltura per il reflusso anziché ricorrere a miglioramenti dello stile di vita, aumentano il rischio di Alzheimer. Questi farmaci inibiscono la produzione di acetilcolina, importante neurotrasmettitore, bloccando un enzima di sintesi. Inoltre l'acetilcolina è necessaria per l'integrità dei mitocondri, e senza di essa i mitocondri muoiono (apoptosi), e una loro carenza è notoriamente associata a deficit cognitivo (oltreché diabete, Parkinson ecc). Pantoprazolo e lansoprazolo appaiono essere i peggiori.

Aggiornamento 17/4/2021

I recettori per l'istamina, coinvolti nell'allergia e nella secrezione gastrica, sono anche coinvolti nella risposta all'allenamento, in modo da avere un'importante rilevanza clinica su capacità aerobica, controllo glicemico e funzione vascolare. L'uso di antistaminici (per allergia o acidità gastrica) altera la perfusione in seguito all'attività fisica, riducendone risultati e vantaggi. Questi farmaci agiscono riducendo capacità aerobica, antiossidante, mitocondriale e glicolitica, e anche la prestazione si riduce. Si riduce la disponibilità di ossido nitrico, peggiorando la vascolarizzazione e la funzione endoteliale (capacità di rilassamento dei vasi), e così la capacità di nutrire e riparare il muscolo, insieme a quella di utilizzare i substrati energetici.

Aggiornamento 26/5/2021

Eliminare le proteine del latte vaccino può portare a miglioramento dell'asma refrattaria nei bambini, anche se i test IG-E non evidenziano allergia al latte, e "può essere considerata come l'anello mancante nel trattamento dell'asma". Il miglioramento c'è stato nell'82% dei bambini. Questo indica la possibile presenza di allergie non IG-E mediate, che di solito sono legate a manifestazioni gastrointestinali, come il reflusso. "Considerato quanto sopra, presentiamo il caso di un ripensamento completo di come l'allergia alimentare gastrointestinale non mediata da IgE e l'asma possano essere correlate suggerendo le seguenti ragioni; in primo luogo, la vicinanza del tratto gastrointestinale con il sistema respiratorio; in secondo luogo, il modello comune dei meccanismi immunologici che coinvolgono le stesse cellule infiammatorie e citochine; e infine, l'effetto diretto degli allergeni alimentari su entrambi gli organi. [...] Abbiamo spiegato l'iperreattività delle vie aeree nelle allergie alimentari non immediate come conseguenze respiratorie del coinvolgimento del tratto gastrointestinale, come accade nel reflusso gastroesofageo", e già evidenziato da altri studi. È probabile che l'allergia nascosta al latte induca il reflusso, che a sua volta infiamma le vie aeree tramite i mastociti e stimola il nervo vago, con manifestazione dell'asma. In alternativa le proteine inducono allergia entrando tramite permeabilità intestinale o cutanea. Le linee guida per il reflusso nel bambino suggeriscono in questi casi di usare proteine del latte idrolizzate e quindi meno allergizzanti, e l'eventuale conferma con oral food challenge (prova di scatenamento). "Per concludere, i risultati sono stati sorprendentemente promettenti, dimostrando che la dieta di eliminazione delle proteine del latte vaccino (che rappresenta l'allergene alimentare più comune) è un approccio prudente nella gestione dei pazienti con asma che non risponde ai trattamenti e può essere considerato come l'anello mancante nel trattamento dell'asma".

Aggiornamento 24/7/2022

Il reflusso (GERD) si può spesso gestire manipolando le fonti di carboidrati.
In uno studio randomizzato le fonti di carboidrati semplici sono state la principale causa di reflusso e la rimozione migliora i sintomi.
Questo sembra dovuto alla presenza di sensori per gli zuccheri nell'intestino che influenzano gli ormoni intestinali, lo svuotamento gastrico e quindi la progressione della digestione.
Inoltre l'eccesso di carboidrati tende a fermentare producendo SCFA che possono far rilassare la muscolatura, favorendo il reflusso.
"Gestire la riduzione dell'assunzione di carboidrati è una strategia dietetica praticabile e pragmatica da includere nella gestione del GERD sintomatico".

Aggiornamento 30/10/2023

L'uso di antiacidi e antibiotici in gravidanza e infanzia è associato a maggior rischio di esofagite eosinofila, malattia su base allergica che porta a reflusso gastroesofageo. Ironia della sorte gli antiacidi vengono usati proprio per bloccare il reflusso. Il meccanismo d'azione è probabilmente legato all'alterazione del microbiota e all'induzione di sensibilizzazione allergica.

Aggiornamento 12/1/2024

Un documento di consenso chiarisce che il reflusso nei bambini è perlopiù benigno, ma in alcuni casi può essere associato a ridotta crescita. In caso di reflusso non acido, l'uso di inibitori di pompa o antistaminici non è giustificato, mentre potrebbero essere usati gli alginati. In generale vi è una scarsa consapevolezza del tema.

Aggiornamento 29/7/2025

Mille unità di vitamina D in più un gravidanza danno ossa più forti nei bambini a 7 anni

Aggiornamento 5/2/2026

All'AIFA si sono accorti con tempi di reazione medio-lunghi che gli antiacidi creano problemi e devono essere prescritti per tempi che siano più brevi possibile. Il loro uso prolungato infatti aumenta il rischio di infezioni gastrointestinali, disbiosi (alterazione degli equilibri microbici intestinali), deficit di B12 e magnesio (quindi aumentato rischio di problemi cognitivi, diabete, dolori muscolari, stanchezza ecc.), problemi ossei e renali.

Segnalato da Dr.ssa Beatrice Venturi

domenica 19 marzo 2017

Miti nutrizionali: terza puntata


Un altro post sui miti nutrizionali, sponsorizzato da Authoritynutrition.com


  1. Le diete low fat (a basso quantitativo di grassi) e con un sacco di cereali sono le migliori (alcune persone hanno risultati molto migliori con diete low carb)
  2. Il sale va ridotto indiscriminatamente (chi ha per esempio insufficienza cardiaca potrebbe avere problemi)
  3. Si dovrebbe sempre stuzzicare e fare piccoli pasti (per molti è opportuno fare pasti più grandi e poi digiuni)
  4. Il colesterolo alimentare aumenta il rischio di malattie cardiovascolari (questo è vero in una parte ristretta di popolazione)
  5. Tutti dovrebbero mangiare la farina integrale (a parte che raramente è integrale, spesso viene da grano moderno di pessima qualità, ha effetti simili alle farine raffinate)
  6. I grassi saturi sono sempre dannosi (dipende dalla loro provenienza e dalla quantità)
  7. Il caffè fa male (è ricco di antiossidanti, abbassa il rischio di diabete, Alzheimer ecc, il problema è lo zucchero)
  8. Mangiare i grassi fa ingrassare (dipende dal contesto, molti grassi buoni sono molto meglio di alcune fonti di carboidrati, specie se raffinate)
  9. Le proteine fanno male ai reni (ne parlai già qui)
  10. I latticini interi aumentano i rischi cardiovascolari (meglio i grassi saturi da animali alimentati a erba che molti oli vegetali)
  11. Tutte le calorie sono uguali (vabbe', questo ormai è noto ai follower del blog)
  12. I cibi light vanno meglio perché sono senza grassi (sono sostituiti con dolcificanti, zuccheri o altre schifezze)
  13. La carne rossa fa male (non bisogna certo abusarne, ma non processata non è così dannosa)
  14. Solo i celiaci dovrebbero evitare il glutine (è una molecola dannosa per molti)
  15. Perdere peso è solo questione di forza di volontà e bilancio calorico (il peso, o meglio la composizione corporea, sono regolati dagli ormoni e dare la colpa a chi non riesce a dimagrire è un errore)
  16. I grassi saturi sono dannosi come i trans (questi ultimi sono una delle peggiori invenzioni dell'umanità)
  17. Le proteine sottraggono calcio all'osso e causano osteoporosi (questo può capitare nei sedentari, ma sono necessarie per mantenere la matrice ossea) 
  18. Le diete low carb sono pericolose (come già detto per molti sono ottime)
  19. Lo zucchero fa male per le calorie vuote (i motivi sono tanti altri)
  20. Gli oli vegetali sono migliori perché non hanno colesterolo (contengono precursori di molecole infiammatorie che aumentano il rischio di malattia)

Aggiornamento 21/7/2017

I miti sulle diete veg sfatati dall'Academy USA.

Aggiornamento 2/2/2018

Alcuni miti sfatati sulla salute renale: il fosfato di sodio detossifica i reni (assolutamente no, anzi il fosfato è tossico), bere tantissima acqua è bene (troppa acqua può ridurre il sodio plasmatico), la papaya è utile (non è provato dagli studi che abbassi la creatinina), usare integratori erboristici (anzi possono affaticare i reni).


Aggiornamento 7/8/2018

Il caffè si conferma un toccasana per la salute, e non solo per la caffeina ma per gli altri composti antiossidanti. Senza zucchero però!


Aggiornamento 22/10/2018

30 miti nutrizionali dal sito medical-news.org


Aggiornamento 7/12/2018





Aggiornamento 11/10/2019

Autore Sconosciuto


Aggiornamento 17/11/2019

Uno dei miti a cui molti credono, compresi molti professionisti, è che siamo in grado di digerire qualsiasi cosa. Questo avviene solo in persone sane e con un microbiota in ordine. Un bravo professionista sa però che in caso di problemi sistemici si deve partire dall'intestino per risolvere infiammazione e disbiosi. Lo spiega bene nel suo ultimo lavoro il prof Riccio, che mette in relazione cibo non digerito, carenza di nutrienti immunomodulanti e malattie neuroinfiammatorie come sclerosi multipla, SLA, Parkinson, Alzheimer e autismo. Parti di cibo indigerito (soprattutto glutine e latticini), additivi, grassi saturi e trans, alcol, genericamente il cibo industriale sono tutti in grado di indurre una risposta infiammatoria e in persone predisposte sostenere la malattia.
Aggiornamento 30/12/2019
I bambini che bevono latte intero hanno il 39% in meno di rischio di essere sovrappeso rispetto a quelli che bevono latte scremato o parzialmente scremato. Sembrerebbe una vittoria di chi è contro i cibi light e a favore dei grassi saturi, ma è comunque una metanalisi di studi osservazionali quindi non può stabilire un legame di causa-effetto
Aggiornamento 14/2/2020
Il latte è da sempre un alimento controverso, avversato da alcuni ma molto protetto dall'industria alimentare. Due docenti della Harvard University, Walter Willett e David Ludwig, M.D., PhD, hanno revisionato la letteratura scientifica nel merito, con queste conclusioni: "L'assunzione ottimale di latte per una persona dipende dalla qualità generale della dieta. Se la qualità della dieta è bassa, specialmente per i bambini in ambienti a basso reddito, i latticini possono migliorare la nutrizione, mentre se la qualità della dieta è elevata, è improbabile che un aumento dell'assunzione fornisca benefici sostanziali ma sono possibili danni. Quando il consumo di latte è basso, i due nutrienti di primaria importanza, calcio e vitamina D (che è particolarmente preoccupante per le latitudini più elevate), possono essere ottenuti da altri alimenti o integratori senza le potenziali conseguenze negative dei latticini. Per il calcio, fonti alimentari alternative includono cavoli, broccoli, tofu, noci, fagioli e succo d'arancia fortificato. Per la vitamina D, gli integratori possono fornire un'adeguata assunzione a costi molto inferiori rispetto al latte fortificato. In attesa di ulteriori ricerche, le linee guida per il latte e gli alimenti a base di latte equivalenti dovrebbero designare idealmente un'assunzione accettabile (come da 0 a 2 porzioni al giorno per gli adulti), non indicare il latte a basso contenuto di grassi come preferibile al latte intero e scoraggiare il consumo di latticini zuccherati nelle popolazioni con alti tassi di sovrappeso e obesità".
Nei bambini "Il latte favorisce la velocità di crescita e il raggiungimento di una maggiore altezza, conferendo sia rischi che benefici. L'elevata densità nutritiva del latte può essere particolarmente utile nelle regioni in cui la qualità della dieta generale e l'assunzione di energia sono compromesse. Tuttavia, in popolazioni con un'alimentazione generalmente adeguata, l'elevato consumo di latte può aumentare il rischio
di fratture più avanti nella vita e l'associazione della maggiore altezza con il rischio di cancro rimane una preoccupazione". Per quanto riguarda l'osteoporosi "i dati esistenti non supportano elevate assunzioni di latte durante l'adolescenza per la prevenzione delle fratture più avanti nella vita e suggeriscono che tali assunzioni possono contribuire all'aumento dell'incidenza di fratture nei paesi con massimo consumo di latte.
Negativo il giudizio sugli effetti ambientali (emissione di gas serra, impronta idrica e antibioticoresistenza), quello biologico può essere più nutriente. Gli effetti su diabete, aumento di peso, tumori, rischio cardiovascolare e mortalità in generale sono controversi, ma non attualmente preoccupanti.
Aggiornamento 19/5/2020
L'idea che i latticini prevengano l'osteoporosi rimane sempre non dimostrata (attenzione: così come il fatto che la causino). Se volete veramente proteggere le ossa andate in palestra!
Aggiornamento 23/10/2020

Tim Spector parla di COVID19 con cauto ottimismo. Inoltre l'articolo aggiunge: L'ultimo libro di Tim Spector, Spoon-Fed, lamenta la mancanza di prove dietro molte linee guida nutrizionali del governo e il modo in cui si perpetuano i miti sul cibo. Il fatto che l'obesità aumenti il ​​rischio di malattie gravi da covid-19 porta una nuova urgenza nell'affrontare il problema nel Regno Unito, afferma Spector. “Dobbiamo fare tre cose: aumentare la tassa sullo zucchero, contro la quale le aziende alimentari hanno fatto pressioni con successo; migliorare il supporto nutrizionale per i pazienti; e trattare l'obesità come una malattia ", spiega. "L'enfasi deve concentrarsi sulla nutrizione", dice. "Questa specialità non dovrebbe essere sottofinanziata, dovrebbe essere la specialità numero uno e tutti i migliori medici dovrebbero andarci. Non ci sono praticamente esperti di nutrizione con formazione medica là fuori".
“Tutti i reparti di nutrizione sono ampiamente sottofinanziati e dipendono dalle aziende alimentari per andare avanti. È oltraggioso, davvero, se si considera che l'obesità è il problema numero uno che deve affrontare questo paese (UK). Abbiamo la maggior quantità di cibo spazzatura in tutta Europa, siamo i più obesi e siamo i meno istruiti in materia di alimentazione e obesità. Questo deve cambiare. "
"Il presupposto che siamo tutti macchine identiche e che tutti rispondiamo agli alimenti nello stesso modo è il mito più diffuso e pericoloso sul cibo", spiega. “Le persone normali possono variare di 10 volte le risposte glicemiche a cibi identici. Rispondiamo tutti in modo diverso agli stessi alimenti e l'idea che possiamo tutti seguire gli stessi consigli e limiti calorici non ha più senso. Allo stesso modo non potremmo sentirci a nostro agio con lo stesso seggiolino auto senza regolarlo, solo perché è stato realizzato per la persona media ".
Aggiornamento 27/11/2020

Dal 1935, una famosa frase di biochimica è apparsa in diversi articoli e capitoli di libri: "i grassi bruciano al fuoco dei carboidrati". Questa espressione deriva dall'argomentazione che concentrazioni insufficienti di ossalacetato causate da un basso contributo dei CHO (glicogeno e glucosio) inibirebbero l'ossidazione dell'acetil-CoA nel ciclo dell'acido citrico (ciclo di Krebs - KC), con conseguente ridotta produzione di energia dall'ossidazione degli acidi grassi . Questa affermazione non è corretta, poiché alcuni amminoacidi contribuiscono alla produzione di ossalacetato o altri precursori nel KC (metabolismo anaplerotico), come asparagina, aspartato, glutammato, isoleucina, leucina e valina. Inoltre, un bilancio dei grassi netto negativo può essere raggiunto anche con carboidrati dietetici minimi o nulli (ad esempio, digiuno intermittente e diete chetogeniche).

Aggiornamento 15/4/2021

Il tipo di farina e di lievitazione influenzano la quantità di vitamine del gruppo B nel pane.
In generale quello da farina integrale ne ha quantità maggiori. Alcuni cultivar di farina sono più ricchi di vitamine. Per la lievitazione, alcuni tipi di lievito madre aumentano la quantità, ma dipende dai ceppi presenti. Con il lievito di birra, è necessario un tempo più lungo (6 ore al posto di 3) per aumentare la ritenzione di vitamine.

Aggiornamento 3/4/2022

Le persone obese, secondo un nuovo studio, riportano con errori simili a quelli dei normopeso la loro alimentazione, smentendo il mito secondo cui nascondano quello che mangiano.
Secondo gli autori dello studio è bene che queste persone si focalizzino sul cibo e non sulle calorie.
"Le persone obese vengono erroneamente etichettate in diversi modi", ha detto Sandercock, uno degli autori. "Ma […] etichettarli come bugiardi [] semplicemente non è utile. La vergogna non è un modo per far sì che le persone siano più sane. Dal punto di vista scientifico, cercare di incolpare un problema metodologico su un sottogruppo [] è irresponsabile".

Aggiornamento 23/4/2025

È vero che cavoli e simili (le cosiddette brassicacee) fanno male alla tiroide?
Non sembra. Queste importanti verdure, consumate in quantità ragionevoli, cotte e abbinate a una corretta introduzione di iodio non sembrano disturbare la funzione tiroidea. Essendo parte di una dieta salutare, in particolare per il loro effetto benefico su flora e fegato, non andrebbero esclusi.

"I due casi-studio che indicano l'effetto gozzigeno delle verdure del genere Brassica si basavano su una quantità irrazionale di prodotti nella dieta giornaliera e pertanto non possono essere tradotti in raccomandazioni riguardanti le restrizioni dietetiche per i pazienti affetti da ipotiroidismo".

In particolare si pensava che i tiocianati, che caratterizzano questi vegetali, formassero dei complessi con la tiroxina. Questo avviene in vitro, ma non in vivo.

Per verificare eventuali relazioni è necessario utilizzare degli studi di intervento e non dei semplici questionari, tuttavia si sottolinea che se consumati in elevate quantità e crudi il rischio di problematiche tiroidee aumenta.

Aggiornamento 1/9/2025

Le persone che saltano la colazione e cenano tardi hanno maggiore rischio di osteoporosi e fratture.
Sebbene l'associazione non implichi per forza causalità, alcuni meccanismi suggeriscono che il legame causale ci sia.
Chi non fa colazione ha minore introduzione di vitamina D e calcio.
Inoltre vi è un chiaro rapporto col ritmo del cortisolo, l'ormone dello stress. Chi non fa colazione e cena tardi ha un eccesso di cortisolo e non ha il corretto ritmo circadiano (alto al mattino e basso la sera). Il cortisolo distrugge le ossa. Anche lo stress ossidativo, che è legato a un pasto fatto tardi, è noto per essere associato a riduzione della densità ossea.

In generale il consumo di un pasto sopprime il telopeptide C, un marker di riassorbimento osseo, quindi possiamo dire che i lunghi digiuni possono aumentare il rischio di riduzione della densità ossea e tutto ciò che ne consegue (rischio di fratture)

Aggiornamento 18/5/2026

Circa un anno fa i migliori scienziati sul tema proteine si sono riuniti per mettersi d'accordo su quale sia il fabbisogno proteico, argomento molto dibattuto. Hanno cercato di fare chiarezza su alcuni claim relativi all'introito proteico.

Il consiglio di 0,8/1g per kg di peso corporeo è un limite inferiore, sotto cui non stare per indurre malnutrizione, non un obiettivo. L'evidenza mostra che il range ideale è tra 1,2 e 1,6g/kg per mantenere la salute muscolare, soprattutto quando si invecchia. Quando si deve dimagrire, con l'alimentazione, la chirurgia o i farmaci, più proteine aiutano a proteggere la massa muscolare, ma il carico coi pesi è il fattore più importante.

Che le proteine siano il macronutriente più saziante invece ha una base debole, tuttavia è dimostrato che non fanno male ai reni di una persona sana. Non si è trovato un limite superiore che possa determinare danno coi trial attuali. Le proteine di origine animale hanno qualità più alta ma è meglio utilizzare anche quelle vegetali. Le proteine vanno distribuite nella giornata, a partire dalla colazione, e non concentrate la sera.

La conclusione recita "Anziché linee guida standardizzate, è necessario un approccio individualizzato alle raccomandazioni sull'assunzione di proteine, che tenga conto dell'età, del livello di attività fisica e dello stato di salute."