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domenica 31 maggio 2026

Alcune considerazioni sui farmaci dimagranti

 

Mano a mano che crescono le conoscenze sui farmaci antiobesità è sempre più chiaro che non sono un sostituto per lo stile di vita, ma solo un aiuto nel seguirlo.

Cosa emerge dagli studi? Lo hanno riassunto alcuni studiosi canadesi.

I dati sugli studi controllati indicano un forte dimagrimento, ma i dati dal mondo reale raccontano un'altra cosa: se assumete i farmaci ma non curate lo stile di vita siete destinati a recuperare il peso, se non avete i soldi per pagarvi il farmaco per tutta la vita (e siete a rischio sarcopenia, osteoporosi e fragilità se non mangiate correttamente).

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Una dieta in stile mediterraneo che privilegi le proteine e le fibre è, insieme a 2-300 minuti a settimana di attività fisica moderata e vigorosa, fondamentale per mantenere il risultato acquisito.

"I dati del mondo reale mostrano che fino al 65% degli utilizzatori interrompe l'assunzione di agonisti del recettore del GLP-1 entro un anno dall'inizio del trattamento, e studi clinici randomizzati dimostrano che in genere due terzi del peso perso vengono recuperati entro un anno dall'interruzione. Il recupero di peso dopo l'interruzione degli agonisti del recettore del GLP-1 riflette una potente interazione di fattori fisiologici, comportamentali e ambientali che favoriscono la ricaduta una volta rimossa la soppressione farmacologica dell'appetito. Il mantenimento della perdita di peso dopo l'interruzione degli agonisti del recettore del GLP-1 dipenderà in definitiva da approcci integrati e centrati sul paziente, che combinino un supporto continuo a livello di stile di vita, comportamentale e di sistema."

L'interruzione del farmaco altera i livelli biologici (aumento della fame e riduzione della spesa energetica legata alla modulazione ormonale), comportamentali (tendenza all'alimentazione edonica e legata allo stress) e ambientali (stimoli persistenti all'alimentazione dovuti alla pressione sociale, continue occasioni per mangiare cibo spazzatura per capirci, come feste, aperitivi ecc.).

Finché l'ambiente che ci circonda sarà altamente obesogeno, avremo troppe tentazioni alle quali è dura dire sempre di no. Il bilancio energetico è infatti dipendente non solo da quanto mangiamo, ma anche da cosa mangiamo. Alcuni alimenti favoriscono l'accumulo, altri vengono più facilmente metabolizzati.

Lo stigma del peso aumenta stress e frustrazione, facilitando il realizzarsi di cicli di dimagrimento e recupero del peso. Anche fattori ambientali come l'inquinamento e alcuni farmaci contribuiscono a favorire l'obesità. Tutti questi fattori influenzano la "nutrient partitioning", come indicato nell'immagine, facendo in modo che le calorie vengano prevalentemente immagazzinate piuttosto che ossidate.

Per mantenere il peso perso, considerare la qualità della dieta è quindi fondamentale, con "una forte enfasi sullo sviluppo dell'educazione alimentare e sul consumo costante di alimenti minimamente trasformati e ricchi di nutrienti, tra cui verdura, frutta, cereali integrali e carboidrati ricchi di fibre". La quota proteica e l'indice glicemico basso contribuiscono a ridurre l'appetito. Viceversa un semplice taglio calorico garantirà un'iniziale perdita di peso ma difficilmente avrà successo sul lungo termine.

Come raccomandato dalle società scientifiche la figura del nutrizionista è indispensabile per garantire la salute alle persone che usano questi farmaci.

Aggiornamento 2/6/2026

L'attività fisica rimane fondamentale per dimagrire e mantenere il peso perso. Migliora inoltre i fattori di rischio (pressione, colesterolo, sensibilità insulinica) sia la qualità della vita.
La American Heart Association raccomanda 225/420 minuti a settimana di attività tra moderata o vigorosa durante il dimagrimento, 150 moderata più 2 sedute di pesi a settimana durante il mantenimento. Chi non segue queste indicazioni ha maggior rischio di insuccesso.

Aggiornamento 10/7/2026

Nonostante il peso perso, dopo un anno l'uso dei farmaci dimagranti non porta necessariamente a migliorare la qualità della vita e anche i benefici cardiovascolari sono ridotti. Continuo a dire che senza un vero cambiamento dello stile di vita (dieta e attività fisica) non sono veramente così utili.

Benefici maggiori si accompagnano generalmente a rischi più elevati, a un maggiore onere terapeutico e a tassi di interruzione più alti; inoltre, i miglioramenti non si mantengono dopo la sospensione del trattamento. Dati gli elevati costi e la probabilità di una terapia a lungo termine, un'attenta selezione dei pazienti e la stratificazione del rischio sono essenziali per massimizzare il beneficio clinico e il rapporto costo-efficacia. I nuovi farmaci caratterizzati da una significativa capacità di ridurre il peso corporeo richiedono studi ampi e a lungo termine per determinarne l'impatto su esiti cardiovascolari, renali e altri parametri di rilevanza per il paziente. La farmacoterapia dovrebbe essere integrata con interventi sullo stile di vita e strategie volte a preservare la massa magra.


Aggiornamento 22/7/2026

Le linee guida sul diabete di tipo 2 prevedono che, nei pazienti che prendono insulina, se possibile, si riduca o si tolga l'insulina, passando ad altri farmaci "come gli agonisti del recettore GLP-1 (GLP-1 RA) e gli inibitori SGLT2 (SGLT2i), che attenuano gli effetti avversi dell'uso prolungato di insulina".
Uno dei principali motivi è che l'insulina fa ingrassare, riducendo il consumo dei grassi e partizionandoli negli adipociti. Gli altri effetti collaterali sono le ipoglicemie e l'elevato carico terapeutico che riduce la qualità della vita.

"Nonostante le evidenze a supporto della sicurezza della sospensione dell'insulina nei pazienti sovratrattati, persiste l'inerzia clinica, che ostacola l'interruzione di regimi terapeutici obsoleti . Sono necessari protocolli standardizzati e algoritmi chiari per guidare i medici nella riduzione sicura dei farmaci al fine di evitare il rimbalzo glicemico", facendo inoltre attenzione al rischio di dimagrimento eccessivo e sarcopenia, soprattutto nei fragili. Per questo l'alimentazione deve sempre essere studiata e personalizzata da un esperto.


sabato 5 aprile 2025

Evoluzione della piramide

 

La SINU, la società scientifica che fa le linee guida nutrizionali in Italia, ha confezionato una nuova piramide alimentare relativa alla dieta mediterranea, che appare molto meno moderata di quanto ci vogliano far pensare alcuni.




Si può notare, per quanto riguarda zucchero aggiunto, alcolici e sale, che non si scrive usateli con moderazione, bensì usateli il meno possibile. Carne rossa e dolci possono avere un consumo occasionale, carni bianche, formaggi, uova, pesce, legumi, patate un consumo di alcune volte a settimana, cereali, latte, yogurt, frutta oleosa, frutta fresca, verdure e olio EVO consumo quotidiano. La nuova piramide raccomanda anche la corretta idratazione, il rispetto per l'ambiente, suggerendo di rispettare la biodiversità, ridurre i rifiuti ed essere sostenibili. Per quanto riguarda lo stile di vita si consigliano la convivialità, l'esercizio fisico e il controllo del peso.





"Pasta, riso e pane sono componenti essenziali di una dieta sana e la nuova Piramide invita in particolare al consumo di cereali integrali in considerazione del loro apporto di fibre alimentari, vitamine e composti bioattivi nonché dei loro benefici effetti metabolici rispetto ai cereali raffinati, primo fra tutti la minore risposta glicemica post-prandiale (nota: quindi tenere bassa la glicemia è raccomandato e non inutile come ci dicono alcuni). Si consiglia l'abbinamento dei cereali con verdure e/o legumi nel rispetto delle antiche tradizioni culinarie mediterranee e delle ampie evidenze scientifiche sui benefici nutrizionali e metabolici degli stessi". La frutta oleosa, che una volta era temuta per il suo contenuto di grassi, è messa sullo stesso piano dei cereali integrali grazie alle evidenze scientifiche recenti che documentano i benefici dovuti a grassi polinsaturi, sostanze bioattive, minerali e vitamine e va quindi consumata quotidianamente.





I legumi devono essere consumati 3/4 volte a settimana, il pesce azzurro 2 o 3 volte, in modo da assicurare un apporto di omega 3 che riduca il rischio cardiovascolare. Evitare il pesce spada per il suo contenuto di elementi tossici come il mercurio, favorire il pesce piccolo pescato localmente.
La carne bianca deve essere favorita rispetto alla rossa, le uova vengono finalmente descritte come un alimento amico che apporta numerosi nutrienti benefici senza aumentare rischio cardiovascolare o tumorale.
Le patate non devono essere usate come contorno ma in sostituzione dei cereali perché apportano carboidrati in modo simile; eventualmente è possibile consumare 2 porzioni ridotte di entrambi, come si fa in una minestra per esempio.

All'apice della piramide troviamo quindi dolci e carni rosse e processate (salumi, per capirci). Viene chiarito che l'apporto di zuccheri semplici suggerito è praticamente rappresentato solo dalla frutta, con pochissimo spazio concesso a zuccheri aggiunti e alimenti che li contengono, da consumare solo in occasioni speciali, come nelle antiche tradizioni.

Come illustrato prima il consumo di alcolici è ugualmente da riservare alle occasioni speciali e nessun consumo può essere inteso come benefico per la salute. Il possibile effetto positivo cardiovascolare viene bilanciato da un noto effetto cancerogeno.

Le conclusioni finali sottolineano l'importanza della dieta mediterranea anche per scopi che vanno oltre l'alimentazione sana.
"Intrecciando considerazioni ambientali ed economiche, questa piramide rivista offre una guida olistica per una moderna dieta mediterranea. Non mira solo a migliorare la salute della popolazione, ma preserva anche le tradizioni alimentari culturali, affrontando al tempo stesso le sfide nutrizionali ed ecologiche del nostro tempo. In sostanza, questa nuova Piramide fornisce un quadro pratico e lungimirante per l’adozione di uno stile di vita alimentare sostenibile e favorevole alla salute nel 21° secolo".


Aggiornamento 11/4/2025

Sono uscite le linee guida ufficiali sulla dieta mediterranea, alle quali ho contribuito come parte dell'ERT (Evidence review team).
Ringrazio il prof Nicola Veronese, coordinatore del lavoro, per avermi dato l'opportunità di fare questa interessante esperienza.

La dieta mediterranea, in base alle evidenze, è consigliata nella popolazione generale sia in prevenzione che in terapia di supporto in molte malattie e condizioni, compresi tumori, malattie autoimmuni e cardiovascolari, alterazioni metaboliche, gravidanza.

Aggiornamento 11/12/2025

Nella revisione dei dati alla quale ho collaborato, la dieta mediterranea è efficace nel migliorare la qualità della vita in persone con malattie autoimmuni, con certezza limitata delle prove, ma promettenti sull'effetto antinfiammatorio e sul microbiota.


Aggiornamento 16/1/2026

Nonostante le nuove linee guida USA ne parlino positivamente per il suo effetto di facilitatore della convivialità, non esistono dosi sicure di alcol in rapporto al rischio tumorale. Anche se avete un nonno che ha vissuto 95 anni e beveva ogni giorno. L'obesità, il fumo e le malattie epatiche aumenta il rischio. Sono necessarie politiche per la sensibilizzazione delle persone al tema.

Aggiornamento 13/2/2026

Le calorie non sono tutte uguali, ora lo affermano anche le società scientifiche. SIE e ADI hanno pubblicato un adattamento della piramide alimentare mediterranea in cui si tenga anche conto dei ritmi circadiani.
Si sottolinea che tutti, in particolare anche i "gufi" che tendono ad avere orari tardivi, dovrebbero cercare di assumere più calorie nella prima parte della giornata e fare una cena leggera. Questo cambiamento può essere fatto gradualmente. Si consiglia di privilegiare i carboidrati di giorno mentre la sera assumere prevalentemente verdure e proteine da fonti magre.

Esporsi alla luce diurna, stabilizzare i ritmi sonno-veglia, ridurre gli schermi notturni, fare attività fisica prevalentemente di giorno per migliorare la flessibilità metabolica, ossia la capacità di ossidare i diversi substrati metabolici (grassi e carboidrati in particolare). IL tutto seguendo i principi della dieta mediterranea salutare.

martedì 27 dicembre 2022

Le diete alla moda

 

Nella nutrizione spesso si sente parlare di "dieta alla moda" (fad diet in inglese, FD). Di cosa si tratta? Il termine è usato per le diete che di solito hanno un nome accattivante ma per il quale non esiste una forte dimostrazione scientifica di efficacia, in particolare nel lungo termine. 


Solitamente sono raccomandate da qualche santone messo ai margini dalla comunità scientifica e hanno alcuni testimonial famosi che in poco tempo hanno perso peso e guarito tutti i propri mali.




Spesso infatti queste diete promettono risultati veloci con poco sforzo e in assenza di attività fisica. Escludono alcuni alimenti e possono essere nutrizionalmente inadeguate o carenti di alcuni nutrienti. 

Un gruppo di ricercatori ha revisionato i dati pubblicati su alcune note diete per verificare la loro utilità, il loro presupposto scientifico e la potenziale pericolosità. Di alcune di queste ho già scritto e troverete i link nel paragrafo.

La dieta Atkins, una dieta ad alto contenuto proteico e ipoglucidica, fu messa a punto dal cardiologo Atkins negli anni 70 del secolo scorso. In alcuni studi ha mostrato di migliorare i parametri cardiometabolici (glicemia, colesterolo ecc.). Il dimagrimento può essere maggiore rispetto ad altri regimi. Le conclusioni invitano a seguire la dieta solo sotto supervisione di esperti. 

La dieta chetogenica (KD) è abbastanza simile all'Atkins, con un contenuto di carboidrati ancora inferiore. Lo stato di chetosi può ridurre lo stimolo insulinico all'immagazzinamento dei nutrienti e favorire così il dimagrimento. Paragonato a una dieta classica, la KD può favorire un maggiore dimagrimento, che però non sempre è mantenuto e non in tutti gli studi risulta superiore nel lungo termine. In alcuni casi si è visto un peggioramento del quadro lipidico nel lungo termine. Gli effetti collaterali solitamente sono superabili e temporanei, solo raramente si sono avuti problemi ossei e al metabolismo del calcio. È ormai utilizzabile in sicurezza sotto supervisione di esperti, ma il risultato sul lungo termine può essere deludente se non si mantengono i comportamenti corretti.

La dieta paleo esclude gli alimenti che abbiamo introdotto con la rivoluzione agricola: cereali, legumi, latticini e qualsiasi alimento industriale. Questo dovrebbe corrispondere all'alimentazione dei vecchi cacciatori-raccoglitori. In realtà non era esattamente così e saltuariamente i nostri antenati consumavano anche alcuni di questi alimenti. Non si danno grosse indicazioni sulle porzioni ed esistono 3 livelli di aderenza. La dieta può dare benefici in alcuni sottogruppi di persone e in alcune patologie, per esempio intestinali, ma allo stesso tempo essere negativa per altri. I risultati sui parametri metabolici sono ugualmente misti. La dieta viene descritta come costosa e difficile da seguire per lungo tempo. La principale carenza che può essere rilevata con la paleo è quella di calcio. Appare una dieta efficace nel dimagrimento ma non vi sono studi che dimostrino il miglioramento del rischio cardiovascolare nel lungo periodo. 

La dieta mediterranea viene descritta come il regime ideale e senza conseguenze negative sul lungo periodo. "È altamente adatta al pubblico in generale per la prevenzione delle carenze di micronutrienti e in particolare per quei pazienti che sono più attenti alla salute che orientati solo alla perdita di peso". È il modello attualmente più usato e le linee guida per la popolazione generali si rifanno a questo modello dietetico.

Le diete vegetariane possono avere effetti favorevoli sulla salute ma devono essere correttamente bilanciate e integrate perché espongono alla carenza di alcuni nutrienti come vitamina B12, D, calcio, ferro, zinco e acidi grassi essenziali come gli omega 3. Possono essere nutrizionalmente adeguate e utili nella prevenzione e nel trattamento di alcune malattie croniche. "Benefici e rischi dipendono dalle scelte dietetiche, quindi il piano individualizzato che soddisfa i requisiti di micronutrienti deve essere attentamente sviluppato da un professionista".

Il digiuno intermittente (IF) può essere realizzato in diversi modi. Alcuni studi hanno mostrato la sua efficacia nel dimagrimento e nel migliorare il quadro metabolico, ma nel medio periodo non si osservano particolari benefici rispetto a una continua restrizione calorica classica. Il IF può favorire oscillazioni troppo ampie nella quantità di acidi grassi liberi nel sangue e questo è stato associato  a peggioramento del metabolismo glucidico. Anche in questo caso mancano studi a lungo termine sulla sostenibilità e sugli effetti sulla salute.

Le diete detox derivano dalle antiche culture greche, romane ecc. in cui si pensava di purificare il corpo dopo eccessi o presunte intossicazioni. Ne sono disponibili varie forme commerciali con digiuni, clisteri, succhi purificatori, lassativi, vitamine ecc. Le diete detox favoriscono il dimagrimento ma apparentemente solo grazie alla restrizione calorica. Sappiamo bene che questo meccanismo può favorire il recupero del peso riducendo la spesa energetica e aumentando l'appetito, in particolare per i cibi spazzatura, nel medio-lungo periodo. Il rischio di insufficiente introduzione di alcuni nutrienti è reale e attualmente la dieta non dovrebbe essere consigliata dai professionisti.

La review conclude così: "Le diete alla moda facilitano la perdita di peso facile e veloce, migliorano l'aspetto e non richiedono molto tempo per ottenere i risultati. Queste diete sono efficaci nel migliorare la salute in una certa misura. Tuttavia, l'aderenza è sempre una preoccupazione significativa a causa delle combinazioni irrealistiche e dell'inadeguatezza nutrizionale dovuta alla completa eliminazione di uno o più gruppi alimentari essenziali. Nonostante la rapida riduzione del peso, ci sono alcune preoccupazioni per le persone con comorbidità. Tutte queste diete non sono state ampiamente studiate mentre gli studi che sono stati citati in letteratura hanno alti tassi di abbandono e talvolta non sono conclusivi. È necessario eseguire più studi randomizzati controllati di durata prolungata per stabilire la sicurezza delle FD per il pubblico e per rendere le persone consapevoli delle possibili conseguenze dell'adesione a lungo termine a tali modelli dietetici".

Ribadiamo inoltre che i veloci dimagrimenti, tra l'altro con qualsiasi dieta e non solo con le FD, sono destinati a far prendere più kg di prima sul medio lungo periodo se i buoni comportamenti non sono mantenuti.



Il mio invito è sempre quello di attuare una dieta che possiate mantenere sul lungo periodo e non solo per poche settimane. In generale l'abbinamento dell'attività fisica è benefico e necessario. Alcune diete "alla moda" in alcuni casi hanno mostrato di essere utili e non solo essere fantasie di scienziati usciti di testa, ma studi più lunghi e con più persone devono dimostrare la loro applicabilità, sicurezza e soprattutto chi può trarne vantaggio.


Aggiornamento 16/1/2023

Alcuni ricercatori hanno revisionato i lavori scientifici su paleodieta (PD) e malattie tiroidee autoimmuni (AITD) come Hashimoto e Basedow. Nei diversi motori di ricerca sono stati trovati uno studio controllato randomizzato (RCT), uno studio pilota e sei casi singoli (case-study). Si tratta quindi di numeri ridotti. Tutti hanno comunque riportato miglioramenti significativi a livello clinico, in 2 casi la remissione della malattia.
"Dopo una valutazione strutturata degli interventi nutrizionali che utilizzano la PD sugli effetti dell'AITD, si è concluso che gli alimenti di natura ancestrale insieme all'aggiunta di integratori specifici, componenti alimentari, esercizio fisico e meditazione consapevole ed esclusione dei cibi moderni hanno un impatto considerevole sugli anticorpi tiroidei e gli ormoni. Gli studi pertinenti suggeriscono che questo protocollo dietetico può essere utile nella pratica clinica ma è necessario condurre studi su larga scala".
In sintesi: 1) Attualmente non ci sono interventi dietetici raccomandati per il trattamento delle malattie autoimmuni tiroidee. È stato documentato che la dieta Paleo migliora gli anticorpi nelle AITD e gli ormoni tiroidei sia nella tiroidite di Hashimoto che nella malattia di Basedow-Graves.
2) La dieta Paleo può fornire una fonte naturale di nutrienti simili ai supplementi che hanno mostrato risultati positivi sull'AITD.
3) La dieta paleo fornisce specifiche percentuali di macronutrienti che possono essere utili nel ridurre gli anticorpi nelle AITD, migliorando al contempo gli ormoni tiroidei.
4) Il supporto della metilazione mediante supplementi può essere utile nei casi di AITD.

Aggiornamento 11/2/2023

Gli studi comparativi hanno mostrato che non c'è grande differenza nel dimagrimento ottenuto con una classica restrizione calorica e il digiuno intermittente.
Alcuni ricercatori hanno mostrato che aumentando le proteine e distribuendole correttamente durante la giornata il digiuno intermittente è molto più efficace per quanto riguarda il miglioramento della composizione corporea (aumentando il muscolo e riducendo il grasso), la circonferenza addominale, il grasso viscerale, la gestione dell'appetito, la pressione sanguigna e i lipidi plasmatici, a parità di calorie con una classica dieta ipocalorica.
"I risultati dello studio dovrebbero favorire l'enfasi sulla qualità dei nutrienti assunti (riduzione di zucchero e sodio e aumento di proteine ​​e fibre) e la quantità di cibo consumato per promuovere la perdita di peso, il miglioramento della composizione corporea e dei comportamenti nell'assunzione di cibo. Questi effetti favorevoli appaiono indipendenti dalle alterazioni degli ormoni circolanti e dalle differenze nel bilancio energetico."
Le persone in digiuno intermittente hanno perso 3kg in più con un'introduzione calorica simile.

Aggiornamento 20/2/2023

L' Istituto Superiore di Sanità ha finalmente approvato le linee guida dietetiche delle principali società scientifiche italiane nei riguardi dell'obesità: sia l'approccio mediterraneo che la dieta chetogenica con prodotti sostitutivi sono opzioni praticabili.

Aggiornamento 27/4/2023

Un documento di consenso dei cardiologi americani ha passato in rassegna varie diete e classificato quelle simil-mediterranee (DASH, dieta mediterranea, pescovegetariana ecc.) come le più sane, mentre ha messo in fondo quelle a basso quantitativo di carboidrati come paleo e low carb.
Queste ultime vengono considerate meno sane perché escludono fonti di carboidrati salutari come legumi e cereali integrali. Tuttavia viene anche specificato che questi modelli, se ben strutturati, possono far evitare fonti insalubri di carboidrati come cereali raffinati e zuccheri aggiunti. Risultano inoltre più impattanti sull'ambiente.
Viene inoltre messa in evidenza la "crisi nazionale di scarsa qualità della dieta", ossia la generica scarsa qualità dell'alimentazione della popolazione statunitense.

Aggiornamento 24/9/2023

Le diete lowcarb non sono attualmente raccomandate per la gestione del diabete nei giovani. Uno dei motivi è che si può incorrere in ridotta crescita, carenze nutrizionali e problemi di salute, soprattutto se non effettuare correttamente.
Un parere ufficiale dei pediatri americani ha elencato i seguenti punti:

👨🏽i ragazzi con diabete di tipo 1 possono fare una dieta chetogenica o lowcarb solo sotto attenta supervisione medica.

🍩🚫 la riduzione dei carboidrati deve avvenire minimizzando l'introduzione del cibo industriale.

🧋 eliminare bibite e succhi zuccherati contribuisce alla riduzione del peso e al miglioramento del quadro glicemico

🥖 le restrizioni dietetiche devono essere gestite da esperti perché possono favorire l'insorgenza di disturbi del comportamento alimentare

🏃🏼‍♀ dieta e sport anche intenso devono essere prescritti da specialisti

💶 le persone economicamente svantaggiate sono a rischio maggiore di diabete di tipo 2 e devono quindi essere supportate in modo da fare scelte alimentari migliori

Aggiornamento 29/10/2023

In uno studio su 75 persone con diabete di tipo 2 è stata verificata l'efficacia del TRE, time restricted feeding, un tipo di digiuno alternato in cui si mangia senza guardare le calorie ma si può assumere cibo solo in una finestra di 8 ore, digiunando nel resto del giorno. Il confronto con una classica dieta ipocalorica ha mostrato una maggiore perdita di peso nel gruppo TRE, ma calo dell'emoglobina glicata simile tra i 2 gruppi.
Considerazioni personali: sbagliato l'orario di alimentazione (12-20, senza colazione) e la glicata non è calata correttamente perché è aumentato il cortisolo, ormone iperglicemizzante.

Aggiornamento 4/2/2024

Possono essere utili in diverse malattie, come emicrania, IBS, intolleranze alimentari, allergie alimentari, l’orticaria, l’esofagite eosinofila.
Si possono considerare sia diagnostiche che terapeutiche, ossia possono sia aiutare a diagnosticare un'eventuale sensibilità che curare la condizione (senza però necessariamente far ritrovare la tolleranza).
Chi le pratica deve farsi seguire e stare attento alle carenze nutrizionali che possono facilmente verificarsi per l'esclusione di alcuni cibi

Aggiornamento 6/2/2024

A differenza della cheto, non è stata individuata una precisa definizione di dieta low carb, cosa che complica la standardizzazione degli studi

Aggiornamento 6/3/2024

Alcuni studi, ma non la maggioranza, mostrano un impatto superiore del "time restricted eating" (restrizione della finestra alimentare) rispetto alla sola riduzione delle calorie nei confronti del rischio cardiovascolare e del dimagrimento. In generale sono necessari ulteriori studi.

"Sebbene l’aggiunta di TRE a CR non abbia prodotto ulteriori benefici nella maggior parte degli studi inclusi in questa revisione, tre dei sette studi hanno riscontrato differenze significative tra i gruppi nei risultati antropometrici e metabolici. Ciò suggerisce che il TRE può aumentare i benefici della CR in alcune circostanze, ma attualmente non ci sono prove adeguate per trarre conclusioni forti. Studi recenti hanno suggerito che gli interventi CR possono portare a finestre alimentari ristrette e quindi periodi di digiuno allungati involontariamente, che potrebbero aver ridotto i potenziali effetti benefici dell’aggiunta di TRE agli interventi CR. Ciò suggerisce che le finestre alimentari dovrebbero essere attentamente valutate negli studi futuri. Pertanto, sono necessari studi clinici randomizzati a lungo termine e ben progettati per distinguere i potenziali effetti indipendenti del TRE dalla CR e determinare se TRE ha il potenziale per migliorare i noti benefici per la salute della CR".

Aggiornamento 24/3/2024

Secondo una metanalisi il time-restricted eating, la riduzione della finestra di alimentazione soprattutto alla prima parte della giornata e in particolare nella variante 16:8, consente di perdere peso mantenendo la massa magra. Si riducono inoltre la pressione sanguigna, il grasso viscerale e l'infiammazione

Aggiornamento 2/5/2024

Alcune info sui nuovi farmaci dimagranti.
Hanno buona efficacia e scarsi effetti collaterali.
Nei trial circa il 14% delle persone che hanno assunto il farmaco non ha avuto calo ponderale significativo (almeno il 5%).
È necessario prenderle per sempre?
Alcune persone smettono di prenderle, anche semplicemente perché non se le possono più permettere. A volte per effetti collaterali fastidiosi come la nausea.
In questo caso solitamente si riprendo i kg persi e tornano anche le patologie correlate come iperglicemia e ipercolesterolemia.
Spiega la dott.ssa Sharma: "prendere un farmaco che alterare la tua biologia è come ridurre la tensione di un elastico, ma quando toglierò il farmaco, la tensione tornerà".
Alcune persone che hanno ridotto il loro peso con il farmaco possono mantenere il loro nuovo fisico solo attraverso la dieta e l'esercizio fisico, aggiunge. Tuttavia, questi individui sono ad alto rischio di aumento di peso se ritornano alle vecchie abitudini o si sottopongono a una situazione stressante, che li porta a mangiare di più.
Si ipotizza che ridurre gradualmente il farmaco possa attenuare il ritorno della fame.
Mantenere un corretto stile di vita, con dieta e attività fisica, appare comunque imprescindibile per avere un risultato sul lungo periodo.

Aggiornamento 8/7/2024

Qual è l'evidenza sull'uso della paleodieta in caso di diabete di tipo 2?
La paleodieta prevede l'utilizzo di alimenti che, si pensa, fossero utilizzati dai nostri antenati cacciatori-raccoglitori, escludendo quindi quelli provenienti da agricoltura come i cereali e i legumi e dall'industria, compresi i latticini.
Fondamentalmente la ricerca ci dice che risulta efficace nel dimagrimento e nel miglioramento dei parametri glicemici, lipidici e metabolici nel breve termine.
Quest miglioramenti sono comunque simili alle altre diete indicate per il diabete.
La dieta paleolitica risulta più ricca in fibre e in alcuni minerali, vitamine, antiossidanti e grassi buoni rispetto a una dieta classica.
"La sazietà derivante da cibi ricchi di fibre e ricchi di nutrienti può facilitare la restrizione calorica, la perdita di peso e i successivi miglioramenti metabolici, inclusi i miglioramenti nella sensibilità alla leptina e nello stato infiammatorio".
Alcune persone hanno anche abbandonato alcuni farmaci.
Tuttavia la restrizione di diverse categorie di cibi può favorire la carenza di alcuni nutrienti, come il calcio e alcune fibre (dei cereali).
Gli studi hanno tutti durata troppo breve e sono fatti su numeri ridotti di persone.
Per questo i ricercatori concludono che le prove a sostegno sul lungo termine sono troppo poche, anche per l'estrema difficoltà a protrarre diete così restrittive per lunghi periodi; questo capita anche nella vita reale al di fuori degli esperimenti.
Sappiamo bene che alcune persone riferiscono di trovarsi molto bene con questi regimi, ma si tratta di casi chiamati aneddotici, che non possono essere presi ad esempio ed essere generalizzati per tutti. Al momento una dieta meno restrittiva appare essere più facile da mantenere e permettere, in generale, di avere comunque buoni risultati.

Aggiornamento 24/2/2025

Le lectine sono sostanze diffuse nei vegetali che nascono per proteggerli. Sono presenti in legumi, cereali, funghi e quasi tutti i vegetali. Si tratta di proteine che legano i carboidrati e interagiscono col sistema immunitario, potenzialmente creando alterazioni.
Nella nostra storia evolutiva abbiamo imparato a difenderci da esse e anche a sfruttarle, per cui alcune lectine hanno un effetto antinfiammatorio e immunomodulante positivo per chi le ingerisce.
Secondo i proponenti della paleodieta invece queste molecole hanno un effetto infiammatorio e nocivo, per cui suggeriscono che l'alimentazione debba essere priva di lectine.
Ma allora fanno bene o male? Semplice: entrambi.
In alcune persone rimuoverle può portare, almeno nel breve periodo, a un miglioramento di sintomi di malattie infiammatorie e autoimmuni. Questo significa che tutti devono toglierle? No. Non esistono prove concrete che, a livello di popolazione, queste sostanze abbiano più effetti negativi che positivi.
In generale si tratta di sostanze presenti in quantità troppo basse e che vengono inattivate dal calore. Alcune di esse però possono indurre permeabilità intestinale, entrare nel circolo sanguigno (o permettere a LPS o altri metaboliti batterici di entrare) e rappresentare uno stimolo per il sistema immunitario. Questo porta a stress ossidativo, adesione delle cellule immunitarie all'endotelio, produzione di citochine infiammatorie, stimolo dei recettori di membrana.
Tra i meccanismi antinfiammatori e antitumorali troviamo l'attività antiossidante, la modulazione del sistema immunitario, il legame e l'inibizione dei patogeni.
In pratica tutto e il contrario di tutto. Diventa quindi complicato stabilire se possono essere dannose o utili e si può presumere un effetto estremamente soggettivo. Si può fare riferimento alle condizioni intestinali per avere un'idea dell'effetto su una persona.

"Mentre alcune lectine, come quelle presenti nei legumi, possono indurre disturbi gastrointestinali e innescare disturbi autoimmuni legandosi ai tessuti intestinali, altre mostrano proprietà immunomodulatorie che potrebbero migliorare le risposte immunitarie.
Sono necessarie ulteriori ricerche per chiarire i ruoli precisi delle lectine alimentari nella funzione immunitaria e nei disturbi autoimmuni. Affrontare le questioni chiave riguardanti i dosaggi delle lectine, le vie di somministrazione e i meccanismi d’azione sarà fondamentale per ottimizzare il loro potenziale terapeutico e ridurre al minimo gli effetti avversi. Inoltre, l’esplorazione degli effetti immunomodulatori di specifiche lectine provenienti da cereali, verdure e funghi offre strade promettenti per l’esplorazione terapeutica nell’immunoterapia del cancro e nelle condizioni immunocorrelate. Approfondendo la nostra comprensione dell’impatto delle lectine alimentari sulle risposte immunitarie possiamo aprire la strada a interventi più mirati e approcci personalizzati alla salute immunitaria e alla gestione delle malattie".

Aggiornamento 6/4/2025

L'ultima evoluzione della piramide alimentare riferita alla dieta mediterranea nel mio articolo


Aggiornamento 9/1/20265

Farmaci dimagranti
L'entusiasmo supera l'evidenza
Senza un piano alimentare ben strutturato e ben seguito possono fare più danni che benefici

Come spiega il prof Fontana chi smette di assumerli riacquista peso velocemente e anche i valori dei fattori di rischio riaumentano più velocemente rispetto a chi ha intrapreso un cambiamento dello stile di vita, col rischio di ritrovarsi con:

💪🏼 meno muscoli
🦴 meno ossa
🔥 tasso metabolico più basso
⬆️⚖️ rapido recupero di grasso
🦠 microbiota intestinale alterato
...e un metabolismo più fragile

Mettetevi in testa che se non mangiate bene non servono a nulla, specie se smettete di assumerli

Aggiornamento 29/2/2026

Nelle ultime linee guida degli endocrinologi clinici americani per il trattamento delle persone con obesità viene chiarito che, nonostante un bilancio energetico cronicamente positivo sia la causa dell'obesità, l'alterazione necessaria dei sistemi di regolazione della sazietà sia molto più complessa della semplice differenza "calorie in entrata - calorie in uscita ", che non fa altro che aumentare lo stigma nei confronti di queste persone. Non si può affrontare una condizione complessa dicendo alle persone mangia meno e muoviti di più, non funziona.

La riduzione del peso richiede un cambiamento nel bilancio energetico tale da far utilizzare le scorte del tessuto adiposo, assumendo meno calorie di quante vengano ossidate, ma una salutare perdita di peso dipende dai macro e micronutrienti che supportano la ritenzione di muscolo e osso.

"Gli interventi nutrizionali dovrebbero concentrarsi sulla qualità e sulla densità nutrizionale degli alimenti consumati, riducendo al minimo l'assunzione di alimenti ultraprocessati e ad alta densità energetica, nel contesto delle norme e delle preferenze culturali psicosociali. Gli interventi nutrizionali devono creare un deficit energetico per la perdita di peso, ma possono essere difficili da sostenere a lungo termine in assenza di terapie mediche o chirurgiche. Nonostante gli sforzi per aderire alle prescrizioni dietetiche, molte persone sperimentano un riacquisto di peso a causa di risposte disadattive dopo la perdita di peso, che sono parte integrante della fisiopatologia dell'obesità. Il raggiungimento di un deficit energetico per la perdita di peso può essere raggiunto attraverso una varietà di strategie dietetiche basate sull'evidenza che non devono necessariamente escludersi a vicenda e possono essere combinate o modificate in modo personalizzato per ogni individuo. I modelli alimentari dovrebbero essere ottimizzati per ottenere benefici per la salute che vanno oltre la perdita di peso e dovrebbero riflettere le preferenze individuali, il contesto culturale, gli obiettivi di salute e l'accesso al cibo."
Le persone che assumono farmaci dimagranti devono stare particolarmente attente al rischio di malnutrizione.

"Considerando un'ampia gamma di piani alimentari (mediterranei, DASH, a basso contenuto di carboidrati, a base vegetale, paleo, ecc.), non esiste una composizione di macronutrienti nota per essere superiore alle altre; piuttosto, l'intervento dietetico più efficace dipende dalla capacità di un individuo di aderirvi nel lungo termine". In pratica la dieta migliore è quella che uno riesce a seguire, basta che sia fatta con alimenti non processati. Tuttavia la dieta mediterranea è quella che ha il miglior riscontro a lungo termine sulla prevenzione cardiovascolare. "Anche piani con sostituti dei pasti, diete con finestre temporali o digiuni possono essere implementati in combinazione con altri interventi dietetici personalizzati."

Soprattutto per chi usa i farmaci i punti sono: (1) ottimizzare e dare priorità agli alimenti glucidici ricchi di nutrienti come verdure, legumi e frutta; (2) dare priorità alle proteine ​​magre; (3) prendere in considerazione l'integrazione multivitaminica per includere ferro e calcio; e (4) usare in modo flessibile i sostituti dei pasti.

Le recenti ricerche mostrano l'importanza di una maggiore quota proteica per ridurre la perdita di muscolo. La quota parte da 1,2g/kg di peso e può arrivare fino a 2 senza indurre problemi renali come ipotizzato in passato.

L'attività fisica deve essere sia di tipo aerobico che anaerobico, per proteggere la massa magra e ridurre la riduzione di spesa energetica sia basale che totale, oltre che proteggere dal rischio di obesità sarcopenica.

Si forniscono anche indicazioni sul sonno, ormai ritenuto un pilastro della salute e del dimagrimento, e si raccomanda eventuale terapia comportamentale di supporto.

La perdita di peso è ritenuta soddisfacente se supera il 5% del peso iniziale, ottimale se supera il 15%.