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lunedì 8 giugno 2020

Diverticoli

I diverticoli sono "sacchetti" che possono formarsi nella parete intestinale, e sono ritenuti comuni alterazioni anatomiche rilevabili nel colon umano. La diverticolosi del colon rimane asintomatica nella maggior parte degli individui, ma circa il 25% delle persone può sviluppare diverticolosi sintomatica, definita "malattia diverticolare", dovuta all'infiammazione dei sacchetti ed eventualmente all'infezione seguita al ristagno di feci, batteri, emorragie, formazione di fistole. Quando i diverticoli si infiammano si parla allora di diverticolite (eventualmente acuta/complicata e con forte dolore).


http://www.ba-bamail.com/view.aspx?emailid=24277


Le complicanze della malattia acuta possono arrivare fino alla perforazione del diverticolo e alla peritonite.


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https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6716971/

La patogenesi della malattia diverticolare è meno compresa rispetto alla diverticolosi, ma si ritiene che risulti dalla presenza contemporanea di una predisposizione genetica, uno squilibrio del microbiota intestinale, anomalie neuromuscolari, infiammazione cronica di basso grado o infiammazione acuta, nonché alterazione della motilità del colon.

Pathways
https://www.picmonic.com/pathways/medicine/courses/standard/pathology-196/intestinal-disorders-1202/diverticulosis-and-diverticulitis-assessment_1147

Manca attualmente un consenso per quanto riguarda le opzioni terapeutiche ottimali per la malattia diverticolare, sebbene il trattamento di solito includa l'integrazione di fibre alimentari, terapie farmacologiche (come antibiotici e farmaci antinfiammatori) e probiotici, da soli o in combinazione.


https://www.facebook.com/ClinAnat.OperSurg/posts/1139895196043478?comment_tracking=%7B%22tn%22%3A%22O%22%7D

La prevalenza della malattia asintomatica aumenta con l'età, e in Europa la nazione con la più alta prevalenza è l'Italia (oltre il 50%).
Tra i fattori di rischio per la diverticolosi, sesso maschile, prediabete e sovrappeso, trigliceridi alti, consumo di alcol, scarso consumo di fibre, mentre per la diverticolite lo stile di vita occidentale, contraccettivi orali, cortisone, carne rossa.
Per quanto riguarda il microbiota, le persone con episodi acuti sembrano avere abbondanza di Proteobacteria e carenza di lattobacilli e altri produttori di SCFA come clostridi e fusobatteri, oltre che di A. muciniphila. Anche la SIBO può essere presente.

Trattamento

Storicamente si consiglia una dieta ad alto contenuto in fibre per la gestione della malattia sintomatica ma non complicata (senza diverticolite). In realtà l'evidenza appare bassa dalle revisioni sistematiche, per cui questo approccio può non dare risultati, ma conoscendo i benefici delle fibre tale dieta è comunque da preferire. Solitamente sommare la dieta all'uso di antibiotici non assorbibili (come la rifaximina) aumenta l'efficacia. Anche la mesalazina può aiutare grazie al suo effetto antinfiammatorio.
In ogni caso la dieta ad alto contenuto di fibra e l'attività fisica rimangono le cose più consigliabili sullo stile di vita, assieme al dimagrimento e abbandono del fumo. In particolare si è anche smontato il mito dei semi che entrerebbero nel diverticolo e lo infiammerebbero: non esiste alcuna evidenza che evitarli riduca l'acutizzazione della malattia. Via libera quindi alla frutta oleosa e alla frutta con semi.
I probiotici, grazie al loro effetto di modulazione della flora, di inibizione dei patogeni, della permeabilità intestinale, di riduzione delle citochine infiammatorie come TNFα, appaiono un approccio più fisiologico rispetto agli antibiotici, anche se i risultati negli studi controllati non sono stati esaltanti. Al momento il più indicato appare L. casei DG. Anche E. coli Nissle pare avere efficacia nel prolungare la remissione, e in generale i lattobacilli.
Attualmente si è osservato che una dieta vegetariana è la migliore per prevenire gli episodi acuti. La fibra  dev'essere invece ridotta durante gli episodi acuti. Ma l'alta quantità di fibra, eventualmente anche supplementata, può essere usata come prevenzione secondaria dopo un primo episodio acuto (anche se, come detto prima, l'evidenza appare bassa, tradotto in termini pratici: su diverse persone non funziona). L'episodio acuto può anche portare a IBS (intestino irritabile post diverticolite). Il ruolo del microbiota nella progressione dalla malattia appare importante, e la sua gestione, sebbene ancora poco chiara, può rappresentare un punto chiave.

Aggiornamento 25/1/2020

Lactibiane, un probiotico misto, sembra ridurre l'infiammazione nella diverticolite non complicata

Quale dieta nella IBS (sindrome dell'intestino irritabile)? La dieta FODMAP è efficace, ma può esserlo come una dieta che elimini i cibi "trigger" (attivatori), caffeina, alcol. Queste diete però devono favorire la reintroduzione, perché eliminare per lunghi periodi alimenti può alterare il microbiota negativamente. Tra gli integratori, i probiotici possono aiutare ma è difficile trovare qualcosa che vada bene per tutti, mentre la fibra di psillio ha mostrato efficacia e l'olio di menta piperita riduce i sintomi.

Aggiornamento 4/12/2020

Tra le fibre, lo psillio è utile nell'intestino irritabile e nella stitichezza funzionale. L'acutizzazione dei diverticoli viene prevenuta dalle fibre

https://www.nature.com/articles/s41575-020-00375-4

Aggiornamento 8/1/2021

I batteri rilasciano delle sostanze che modulano i segnali del dolore (nocicezione). Così se abbiamo batteri amici, la sensibilità al dolore si riduce, se ci sono batteri patogeni soffriamo di più, anche per stimoli banali o in condizioni come l'intestino irritabile.. Anche la candida è un patogeno opportunista capace di indurre le vie del dolore e dell'infiammazione con i suoi metaboliti (β-glucani, ATP) e non innocuo come qualcuno dice. Inoltre microbi intestinali utilizzano e/o producono neurotrasmettitori come catecolamine, acido γ-amminobutirrico (GABA) e serotonina, che hanno profondi effetti su umore e condizione psicofisica.
.L'alimentazione è uno dei primi fattori ad influenzare il microbiota. C'è da stupirsi se con la dieta i dolori si riducono?

Aggiornamento 15/2/2021

Nei topi la dieta ricca in zuccheri favorisce le specie patogene opportuniste, come Candida e E. coli, e la permeabilità intestinale. In questo modo E. coli va a stimolare i recettori TLR4, aumentando il rischio di colite.

Aggiornamento 19/4/2021

Le persone con dispepsia funzionale, generici sintomi gastrointestinali di problemi digestivi, hanno 2,8 volte rischio in più di avere SIBO (alterazione nella distribuzione dei batteri intestinali, che risultano in eccesso nel primo tratto) rispetto ai controlli sani. Il gastroenterologo vi ha mai invitato a fare il test per verificare la condizione?

Aggiornamento 19/6/2021

L'infiammazione è la risposta dell'organismo ai problemi, ma per cessare devono essere presenti alcune sostanze, SPM, che risolvono l'infiammazione.
"Il ruolo della risoluzione (=ripristino dell'omeostasi) è un aspetto piuttosto trascurato dell'infiammazione che è distinto dall'immunosoppressione (=attenuazione degli eventi che sostengono l'infiammazione). Nonostante l'insorgenza dell'infiammazione sia riconosciuta come un processo attivo e controllato, la fase di risoluzione è stata erroneamente considerata un processo passivo in cui l'infiammazione semplicemente svanisce. Piuttosto, contemporaneamente alla down-regulation attiva dell'infiammazione, la risoluzione è attivamente promossa da mediatori lipidici specializzati (SPM) che includono maresine, resolvine, protectine e lipossine, prodotte come risultato della scissione enzimatica di PUFA omega-3 (ω- 3) e ω-6".
L'azione delle SPM è necessaria anche a livello della barriera intestinale, dove l'infiammazione aumenta la permeabilità e consente l'ingresso di sostanze infiammatorie, creando un circolo vizioso. L'infiammazione costante non permette la riparazione del tessuto. I derivati degli omega 3 sono quindi fondamentali per il ripristino della funzione di barriera, che è notoriamente legata alle condizioni croniche dell'invecchiamento.
Attraverso lo sforzo orchestrato di arrestare l'infiammazione e attivare i processi di guarigione dei tessuti danneggiati, le SPM insieme ad altri mediatori di risoluzione promuovono il recupero della barriera intestinale e il ritorno all'omeostasi dei tessuti".

Aggiornamento 24/6/2021

Come spiega un articolo dell'American Journal of Gastroenterology, l'approccio "cibo come medicina" può funzionare molto bene in caso di problemi intestinali come reflusso, dispepsia funzionale e gonfiore.
Nel reflusso, il consumo di cioccolato, alcolici, pasti ricchi di grassi, spezie, menta, pomodoro, e in alcuni casi cibi ricchi di fibre, possono favorire la manifestazione.
Per il gonfiore si suggerisce una dieta FODMAP, in cui si evitano alimenti che fermentano, ma va fatta sotto supervisione di un professionista.
Nella dispepsia funzionale, che provoca sazietà precoce, è meglio individuare le sensibilità alimentari personali, anche se grano e alimenti grassi sembrano i maggiori responsabili

Aggiornamento 11/7/2021

L'alimentazione è sicuramente legata a intestino irritabile e altri problemi intestinali, come la dispepsia funzionale, ma è molto difficile risalire alle cause e dimostrarne un legame.
Normalmente i disagi intestinali si riducono facendo ricorso alla dieta FODMAP, che riduce gli zuccheri fermentabili dando così sollievo. Ma esistono diverse cause di dispepsia funzionale legate al cibo. Una può essere la SIBO (eccesso di batteri nella prima parte di intestino) o l'esofagite eosinofila, malattia a base allergica in cui si possono avere IGG elevate. In altri casi può essere il grano o alcune sue componenti, fibre o proteine come glutine e ATI, che possono indurre anche una risposta infiammatoria e immunitaria.
Le proteine del latte, come la caseina A1, possono ugualmente dare problemi, e bisogna distinguere dalla comune intolleranza al lattosio.
Anche la permeabilità intestinale è stata messa in relazione, con l'ingresso nel sangue di proteine allergizzanti o batteri.
Alcune molecole naturali, come salicilati, amine (istamina), glutammato e lectine sono state messe in relazione coi problemi digestivi. Per gli ultimi 2 mancano prove consistenti, ma molti professionisti lavorano anche considerando questi nutrienti. Tra gli additivi invece, la transglutaminasi batterica (pane e altri prodotti industriali), alcuni coloranti e i dolcificanti sono legati a possibili problemi.
L'alterazione del microbiota è un'altra possibile causa e l'uso dei probiotici può aiutare, in particolare Lactobacillus gasseri OLL2716 .

Aggiornamento 26/8/2021

I probiotici formanti spore, come Bacillus subtilis (MY02) and Bacillus coagulans (MY01), che tendono a non colonizzare l'intestino ma comunque possono essere benefici, si dimostrano promettenti riducendo i sintomi nella dispepsia funzionale. Si osservano inoltre riduzione di IL-17 Th17 [T-helper], suggerendo una riduzione dell'infiammazione, e modifiche nel microbiota.
"Non tutti gli individui sono ricettivi ai probiotici e le risposte sono soggettive: alcuni individui sono responsivi e alcuni sono resistenti ai probiotici", hanno scritto gli autori. "In quanto tale, non è chiaro se l'eterogeneità nella presentazione della dispepsia funzionale possa significare che alcuni sottogruppi di pazienti rispondono meglio di altri ai probiotici".

Aggiornamento 12/1/2023

Un case study ha mostrato che il diverticolo non infiammato ha una flora infiammatoria, al contrario del diverticolo infiammato che possiede più produttori di butirrato e meno Firmicutes. Stranezze.

Aggiornamento 27/6/2023

Tra i batteri implicati nella sindrome dell'intestino irritabile (IBS), la carenza di Actinobacteria (bifidobatteri) e l'eccesso dei generi Flavonifractor e Eisenbergiella.

Aggiornamento 27/10/2023

L'uso di rifaximina a cicli nella diverticolosi non è supportato da evidenza. Può esserlo nella diverticolite acuta non complicata e nella SUDD non complicata, insieme alle fibre come il glucomannano

Aggiornamento 27/6/2024

L'articolo del mio amico dott. Iacopo Bertini ci conferma le indicazioni nei confronti dei diverticoli.
Per prevenirli è opportuno avere una dieta ricca in fibre, magari aumentando gradualmente, per prevenire il passaggio alla forma infiammatoria (diverticolite).
Non è necessario eliminare semi, frutta secca, mais o buccia della frutta: nessuno studio ha dimostrato che aumentano il rischio di diverticolite.
Assumere corrette quantità di acqua e dimagrire in caso di sovrappeso sono ulteriori consigli che riducono il rischio

Aggiornamento 8/5/2025

L'ennesimo studio che conferma che frutta secca e semi NON aumentano il rischio di diverticolite (in questo caso nelle donne). Un vecchio mito della nutrizione, purtroppo portato avanti a tutt'oggi da orde di medici e nutrizionisti non aggiornati, è che i semini finiscano nel diverticolo e lo infiammino. Non esistono prove di questo. In generale una dieta salutare simil mediterranea e ricca di fibre e alimenti veri e povera di cibo spazzatura è protettiva. Speriamo che almeno adesso si smetta di propagandare questa fesseria smentita da anni.

Aggiornamento 9/3/2026

Nelle indicazioni della WGO (World Gastroenterology Organization) i probiotici (e i prebiotici, ossia la fibra) sono utili in diverse situazioni.

Le varie specie collaborano tramite diversi meccanismi per favorire la salute. Supportarli con una dieta ricca in fibre è ugualmente fondamentale. Quali sono i benefici e i meccanismi d'azione?

"🩺 Benefici immunologici
• Attivano i macrofagi locali per aumentare la presentazione dell'antigene ai linfociti B e aumentare la produzione di immunoglobuline A (IgA) secretorie sia a livello locale che sistemico
• Modulano i profili citochinici
• Inducono tolleranza agli antigeni alimentari
🫀• Benefici non immunologici
• Digeriscono il cibo e competono per i nutrienti con i patogeni
• Alterano il pH locale per creare un ambiente locale sfavorevole ai patogeni
• Producono batteriocine per inibire i patogeni
• Eliminano i radicali superossido
• Stimolano la produzione di mucina epiteliale
• Migliorano la funzione della barriera intestinale
• Competono per l'adesione con i patogeni
• Modificano le tossine derivate dai patogeni

🥬Prebiotici
• Effetti metabolici: produzione di acidi grassi a catena corta, assorbimento di ioni (Ca, Fe, Mg)
• Migliorano l'immunità dell'ospite (produzione di IgA, modulazione delle citochine, ecc.)".

Si parla esplicitamente di modulazione dell'immunità, alla faccia di chi vi dice che "potenziare" il sistema immunitario è una fesseria. Noi dobbiamo agire in modo da migliorare la sua risposta, che, se eccessiva, può portare ad autoimmunità, ma proprio il fatto di "modulare", ossia non permettere l'eccessiva attivazione ma allo stesso tempo avere una corretta risposta difensiva, è la chiave per la salute.

I prebiotici agiscono sulla flora batterica intestinale aumentando il numero o l'attività dei batteri benefici. Ciò può comportare una riduzione della popolazione di microrganismi potenzialmente patogeni o una riduzione delle attività metaboliche potenzialmente dannose del microbiota ospite. I prebiotici possono anche influire sulla funzione immunitaria.

"I ceppi probiotici possono mediare gli effetti sulla salute attraverso uno o più dei diversi meccanismi identificati. I probiotici possono influenzare l'ecosistema intestinale influenzando i meccanismi immunitari della mucosa, interagendo con microbi commensali o potenzialmente patogeni, generando prodotti metabolici finali come gli acidi grassi a catena corta e comunicando con le cellule ospiti attraverso la segnalazione chimica (vedi figura). Questi meccanismi possono portare all'antagonismo di potenziali patogeni, a un miglioramento dell'ambiente intestinale, al rafforzamento della barriera intestinale, alla downregulation dell'infiammazione e alla upregulation della risposta immunitaria nei confronti degli antigeni. Si ritiene che questi fenomeni siano responsabili degli effetti più benefici, tra cui la riduzione dell'incidenza e della gravità della diarrea, che è uno degli usi più ampiamente riconosciuti dei probiotici".

Senza pretendere che possano essere infallibili, molte patologie legate all'intestino direttamente o indirettamente possono migliorare con specifici ceppi batterici.

In particolare:

Lactobacillus rhamnosus GG, Lactobacillus reuteri DSM 17938, L. reuteri ATCC, Lactobacillus rhamnosus HS111, L. acidophilus HS101, Bifidobacterium bifidum sono utili nella candosi orale.

Lactobacillus paracasei B 21060, L. rhamnosus GG, Saccharomyces boulardii CNCM I-745, Enterococcus faecium SF68 nella diarrea acuta negli adulti.

L. casei DN114, L. bulgaricus, Streptococcus thermophilus, Lactobacillus acidophilus CL1285, L. casei, Lactobacillus rhamnosus GG, Saccharomyces boulardii CNCM I-745, Lactobacillus reuteri DSM 17938, il mix Lactobacillus acidophilus NCFM,L. paracasei Lpc-37, Bifidobacterium lactis Bi-07, B. lactis Bl-04, il mix Bifidobacterium bifidum W23, B. lactis W18, B. longum W51, Enterococcus
faecium W54, Lactobacillus acidophilus W37 and W55, L. paracasei W72, L. plantarum W62, L. rhamnosus W71, L. salivarius W24, il mix Lactobacillus rhamnosus GG, L. acidophilus La5, B. animalis subsp. lactis BB-12, il mix Lactobacillus acidophilus, Lactobacillus plantarum, Lactobacillus casei, Lactobacillus delbrueckii subspecies bulgaricus, Bifidobacterium breve, Bifidobacterium longum, Bifidobacterium infantis, Streptococcus salivarius subsp. thermophilus nella diarrea indotta da antibiotico.

Lactobacillus acidophilus CL1285 e L. casei LBC80R, Saccharomyces boulardii CNCM I-745, Lactobacillus acidophilus NCFM, L. paracasei Lpc-37, Bifidobacterium lactis Bi-07 e B. lactis Bl-04, oligofruttosio nella prevenzione e trattamento del C. difficile.

Lactobacillus rhamnosus GG, anche insieme al B. animalis subsp. lactis BB-12, Lactobacillus reuteri DSM 17938 e L. reuteri ATCC, Bacillus clausii (Enterogermina), Saccharomyces boulardii CNCM I-745, il kefir coadiuvano l'eradicazione di H. pylori.

Lactobacillus acidophilus LAC-361 e Bifidobacterium longum BB-536, il mix Lactobacillus acidophilus, Lactobacillus plantarum, Lactobacillus casei, Lactobacillus delbrueckii subspecies bulgaricus, Bifidobacterium breve, Bifidobacterium longum, Bifidobacterium infantis, Streptococcus salivarius subsp. thermophilus, Lactobacillus acidophilus LA-5 insieme a B. animalis subsp. lactis BB-12 sono efficaci per prevenire la diarrea associata a radioterapia.

Il mix Lactobacillus casei, L. rhamnosus, Streptococcus thermophilus, Bifidobacterium breve, L. acidophilus, B. longum, and L. bulgaricus, più FOS e yogurt arricchito con Lactobacillus acidophilus LA-5 insieme a B. animalis subsp. lactis BB-12 migliorano la MASLD.

Bifidobacterium bifidum MIMBb75, Lactobacillus plantarum 299v, Escherichia coli Nissle, Bifidobacterium infantis 35624, Saccharomyces boulardii CNCM I-745 e svariati altri mix sono utili nell'IBS.

Lactobacillus reuteri DSM 17938, Inulina e FOS, il mix Lactobacillus paracasei (Lpc-37), L. rhamnosus (HN001), L. acidophilus (NCFM) e Bifidobacterium lactis (HN019), Lactococcus lactis subsp. cremoris FC e Lactobacillus casei Shirota sono efficaci nella costipazione funzionale.

Nella malattia diverticolare non complicata i ceppi efficaci sono Lactobacillus casei subsp. DG, Lactobacillus paracasei B21060 e il mix Bifidobacterium lactis LA 304, L. salivarius LA 302, L. acidophilus LA 201.

Lactobacillus casei strain Shirota, Lactobacillus gasseri OLL2716 e Bifidobacterium breve Bif195 riducono i danni intestinali da antinfiammatori.

Clostridium butyricum Miyairi e la formula DeSimone sono indicati nella prevenzione e mantenimento della remissione della pouchite in caso di RCU. Tale formula, insieme al E. coli Nissle, funziona anche per indurre la remissione nella colite ulcerosa.

Lo yogurt, Lactobacillus acidophilus DDS-1, Bifidobacterium longum BB536 insieme a Lactobacillus rhamnosus HN001, Pediococcus acidilactici CECT 7483 insieme a Lactobacillus plantarum CECT 7484 e L. plantarum CECT 7485 aiutano nei confronti dell'intolleranza al lattosio.

A livello pediatrico:

Nella gastroenterite acuta i probiotici sono utili in generale. I più utili sono però L. rhamnosus GG, S. boulardii, L. reuteri DSM 17938, B. lactis B94 + inulina, il mix B. lactis Bi-07, L. rhamnosus HN001 e L. acidophilus NCFM. Molti sono efficaci anche nella diarrea associata ad antibiotici.

Per contrastare quella associata a C. difficile il migliore è S. boulardii, così come l'infezione da H. pylori. Molti sono utili anche per prevenire l'enterocolite necrotizzante.

Per ridurre le coliche del lattante sono indicati L. reuteri DSM 17938, B. lactis Bb12, vivomixx.

I migliori per l'IBS/dolore addominale funzionale sono L. reuteri DSM 17938 e L. rhamnosus GG.

Nella NAFLD (fegato grasso) i probiotici sono molto utili, sia lattobacilli che bifidi, ma non ci sono ancora dati precisi sui ceppi.

Oltre a queste, si è accertato il loro potenziale nelle malattie extraintestinali, essendo queste spesso correlate con un asse intestinale. "Numerosi studi hanno dimostrato che i probiotici possono ridurre la vaginosi batterica, prevenire la dermatite atopica nei neonati, ridurre i patogeni orali e la carie dentale e ridurre l'incidenza e la durata delle comuni infezioni delle vie respiratorie superiori. Il beneficio netto dei probiotici durante il periodo perinatale nella prevenzione delle malattie allergiche ha portato l'Organizzazione Mondiale delle Allergie a raccomandare l'uso di probiotici durante la gravidanza, l'allattamento e lo svezzamento nelle famiglie ad alto rischio di malattie allergiche. Probiotici e prebiotici sono inoltre in fase di sperimentazione per la prevenzione di alcune manifestazioni della sindrome metabolica, tra cui sovrappeso, diabete di tipo 2 e dislipidemia."

I prodotti commerciali devono essere affidabili e certificati perché purtroppo, non avendo la purezza e i controlli dei farmaci, possono non soddisfare le esigenze. Una controindicazione sicura è l'uso in persone con sistema immunitario compromesso.

Aggiornamento 20/4/2026

L'infiammazione costante nell'intestino dovuta alla colite provoca modifiche epigenetiche (nell'espressione del DNA) che vengono "memorizzate" e predispongono per il tumore intestinale.
Vieni in studio per un'alimentazione che riduca l'infiammazione intestinale.

martedì 3 dicembre 2013

Nuts

Come segnala il mio amico e collega Francesco Astolfi, è uscito un lavoro sul NEJM che mette in evidenza come la temutissima frutta oleosa secca, ricca di grassi e di calorie, in realtà riduce la mortalità per malattia.
Le calorie delle "nuts" (la frutta, non la rivista, ovviamente) infatti non sono "vuote", ma sono associate a numerose sostanze bioattive, come grassi insaturi, fibre, vitamine, aminoacidi, sali minerali, antiossidanti e fitosteroli.

http://harry.enzoverder.be/cats/tn/funny-pictures-squirrel-big-nuts.jpg.html



I fitosteroli sono le sostanze che assumiamo coi vari Danacol e simili, che dovrebbero ridurre il colesterolo.
L'introduzione di queste sostanze riduce l'assorbimento di colesterolo ma l'organismo talvolta reagisce aumentando la produzione endogena.
La ricchezza di nutrienti fa sì che, come ho già detto tempo fa, non sia associata ad aumento di peso, ma anzi a dimagrimento.

http://www.myteespot.com/DohNuts-Donuts-Homer-Simpsons-T-shirt-p-5983.html



La frutta secca dovrebbe far parte della dieta mediterranea, nonostante  i vari professoroni che si sciacquano la bocca parlandone non la includano mai, e hanno un effetto sulle particelle di colesterolo LDL (quelle piccole e dense, ovvero il colesterolo realmente cattivo e pericoloso per la salute) migliore dell'olio di oliva.
Si sta inoltre studiando un possibile effetto protettivo nei confronti dei tumori, delle malattie neurodegenerative, dei calcoli biliari.
Uno dei dogmi della medicina, non si può mangiare la frutta secca con la diverticolosi, è stato clamorosamente smentito dai lavori degli ultimi anni, rivelandosi senza fondamento.
Ultima raccomandazione: attenzione alle allergie!



http://www.kulfoto.com/funny-pictures/19454/nuts-kick

Aggiornamento 10/7/2016

Le ragioni per consigliare i pistacchi secondo la Cleveland Clinic: ricchi in vitamina B6, forti proprietà antiossidanti, miglioramento del quadro dei lipidi plasmatici. Ma mi raccomando: senza sale!

Aggiornamento 25/7/2016

Un alto consumo di noci dopo la diagnosi di tumore prostatico sembra ridurre la mortalità.

Aggiornamento 6/8/2016

Il frequente consumo di frutta oleosa è associato con un miglior profilo dei marker di infiammazione
Il dott. Greger spiega perché la frutta oleosa non è associata ad aumento di peso: bisogna masticarla!

Aggiornamento 23/10/2016

L'infografica sulla frutta oleosa: 30g per 5 volte a settimana abbassano il rischio tumorale dell'11%, la mortalità cardiovascolare del 29% e quella di diabete o malattie polmonari del 17.




Aggiornamento 11/12/2016

Uno studio ha dimostrato che 4,4 milioni di morti all'anno sarebbero evitabili con un consumo di frutta secca superiore ai 20g al giorno. La prevenzione è infatti dimostrata su tumori, malattie cardiovascolari, polmonari e diabete.
La revisione avverte però di evitare quella potenzialmente contaminata da aflatossine, una classe di prodotti del fungo aspergillus, di cui alcune cancerogene. Queste si formano durante l'immagazzinamento e si riscontrano soprattutto nei prodotti provenienti dalla Cina e dall'Africa subsahariana.


Aggiornamento 21/12/2016

In uno studio di 3 mesi su 86 persone il consumo di mandorle ha ridotto pressione e grasso viscerale

Aggiornamento 29/12/2016

L'ADA, associazione americana del diabete, consiglia come merendare in maniera sana: anche le noci sono ammesse!

Aggiornamento 11/1/2017

Aggiungere le noci alla dieta di persone a rischio di diabete le porta  ad aumentare il consumo di cibo salutare.

Aggiornamento 13/2/2017

La frutta secca può ridurre il rischio tumorale grazie alla riduzione delle specie reattive dell'ossigeno, aumentando la funzione degli enzimi detossificanti.


Aggiornamento 27/2/2017

La frutta oleosa fa bene anche perché grazie alla sua fibra modula positivamente il microbiota

Aggiornamento 13/3/2017

Le noci migliorano la qualità degli spermatozoi nel modello animale, riducendo il danno da perossidazione grazie agli acidi grassi polinsaturi.

Aggiornamento 7/4/2017
Il consumo regolare di frutta oleosa riduce il rischio di malattie cardiovascolari, in parte grazie al miglioramento della qualità alimentare.
In questo studio si è osservato che chi la assume tende ad avere maggior introito di minerali, fibre, grassi buoni e vitamine e non tende a ingrassare
Aggiornamento 21/5/2017

La frutta secca come noci, mandorle, anacardi, pecan, sembra ridurre la ricorrenza di tumore del colon-retto


Aggiornamento 3/8/2017

L'uso delle noci nella dieta favorisce la proliferazione dei batteri benefici come i lattobacilli

Aggiornamento 3/9/2017

Si confermano i benefici della frutta secca: il suo consumo riduce il rischio di aumentare di peso negli adulti


Aggiornamento 17/10/2017

Nei topi il consumo di anacardi durante gravidanza e allattamento migliorai riflessi e memoria nei figli

La temutissima frutta oleosa, ricca di grassi, ci fa solo bene

Aggiornamento 25/11/2017

Gli studi continuano a confermare che il consumo di frutta secca riduce il rischio cardiovascolare

Aggiornamento 25/3/2018

Le mandorle modulano favorevolmente il microbiota dei ragazzi con iperlipidemia


Aggiornamento 26/3/2018

I benefici delle noci pecan: ricche di ECGC e altri flavonoidi, aiutano nella prevenzione cardiovascolare.

Le linee guida italiane per la prevenzione dell'ictus consigliano fortemente, oltre al classico pattern mediterraneo a basso indice e carico glicemico, la vitamina D, il cacao amaro, la frutta secca, tè, caffè, mentre sconsigliano supplementi di calcio, sale, multivitaminici, dolci e bibite gassate.

Aggiornamento 23/4/2018

La frutta secca, grazie alla sua ricchezza in nutrienti, riduce il rischio di fibrillazione atriale e probabilmente di insufficienza cardiaca


Aggiornamento 10/6/2018


Nella malattia diverticolare (spesso dovuta ad una dieta troppo povera di fibre) il trattamento tipico consiste nei cicli mensili di antibiotici.

Questa recente revisione dei dati mostra come l'utilizzo contemporaneo dei probiotici migliori il risultato (mantenimento della remissione e fine della fase acuta)

In particolare L. paracasei F19 migliora la malattia non complicata, e un mix di probiotici (S. thermophilus, B. breve, B.longum, B. infantis, L. acidophilus, L. plantarum, L. paracasei e L. delbrueckii) mantiene la remissione nel 70% delle persone.
Lactibiane IKI è promettente nella malattia acuta.


Aggiornamento 10/7/2018

Il consumo di frutta secca migliora la qualità degli spermatozoi in giovani adulti.
Questo è dovuto probabilmente alla ricchezza di grassi buoni, vitamina C, E, folati, zinco e selenio
Il calo della fertilità, sia maschile che femminile, degli ultimi decenni, è probabilmente collegato sia all'inquinamento che alla riduzione della qualità della dieta
Aggiornamento 10/12/2018

La dieta degli anziani spesso li porta ad andare in carenza di alcuni nutrienti importanti come vitamina E e magnesio In questa ricerca gli studiosi hanno mostrato come circa 50g di nocciole al giorno per 16 settimane abbiano migliorato i parametri dei 2 nutrienti, oltre a migliorare glicemia e colesterolo cattivo (LDL) Il commento è stato "le nocciole sono solitamente gradite e possono essere considerate un vero multivitaminico naturale"
Aggiornamento 17/1/2019
Nelle nuove linee guida sul trattamento del colesterolo alto si insiste sulla raccomandazione di seguire un modello di dieta salutare, come quello mediterraneo, che privilegi i cibi vegetali e i cereali non raffinati, insieme alle fonti di proteine magre. Non si dà importanza al colesterolo dietetico (uova), ma si raccomanda di limitare i grassi saturi e gli zuccheri, insieme a grassi trans e sale.
I prodotti "a basso contenuto di grassi" e "non grassi" con elevate quantità di carboidrati raffinati e zuccheri aggiunti dovrebbero essere sostituiti con cereali integrali, legumi, verdure, frutta e fonti salutari di grassi come noci, semi e oli vegetali non idrogenati.
Possono essere consumate da 3 a 5 tazzine di caffè al giorno, ma non si consiglia di aggiungere zucchero o grassi.
Gli zuccheri aggiunti vanno limitati, e poiché gli effetti a lungo termine dei dolcificanti artificiali sono incerti, non sono raccomandati per l'uso come sostituto negli alimenti e nelle bevande.
Apo-B e Lp(a) dovrebbero essere considerate fattori di rischio aggiuntivi.

Aggiornamento 23/2/2019

Lo dico da anni... chi aumenta il consumo di frutta oleosa ha il 25% in meno di rischio di mortalità cardiovascolare, il 27% da tutte le cause.

Aggiornamento 26/2/2019
Per ridurre i rischi di calcoli renali, ridurre i cibi ricchi in ossalato (bietole, carambola, spinaci, rabarbaro, e in minor misura cioccolato, patate, frutta secca) e avere un adeguato introito di calcio.
Aggiornamento 11/3/2018

Bassi livelli di vitamina D peggiorano l'asma legata ad inquinamento atmosferico nei bambini obesi, e avere livelli corretti può migliorare la condizione. 

Una madre che assume quantità corrette di  una particolare forma di vitamina E (alfa-tocoferolo) può proteggere la prole dall'asma

Aggiornamento 12/3/2019

La frutta oleosa ha effetto positivo sulla funzione endoteliale (quella che permette ai vasi di rilassarsi ed è difettosa nell'ipertensione), ma i vantaggi cardiovascolari sono evidenti soprattutto con le noci

Aggiornamento 22/3/2019


Sovvenzionare economicamente il cibo salutare come frutta oleosa, pesce, cereali integrali, frutta e verdura avrebbe, negli USA, ottime ricadute in termini di salute con quasi 2 milioni di morti in meno e riduzione della spesa sanitaria, con risparmi per 40 miliardi di dollari.


Aggiornamento 26/3/2019

L'olio di mandorla può ridurre il colesterolo totale e LDL nelle persone con iperlipidemia 

Almeno 10g di frutta secca al giorno sono associati al 40% in meno di rischio di ridotta funzione cognitiva (studio originale )

Aggiornamento 27/3/2019

Nei diabetici, sostituire le fonti di carboidrati raffinati con frutta oleosa porta a miglioramento della glicemia e dei parametri di rischio cardiovascolare

Aggiornamento 31/3/2019


In accordo con gli studi su cellule e animali, anche in un piccolo studio su 10 donne il consumo di noci attiva i geni che proteggono e riducono la crescita e la proliferazione del tumore al seno.

"Poiché molti dei componenti benefici delle noci si trovano anche in frutta e verdura, l'incorporazione delle noci in una dieta sana dovrebbe fornire ulteriori e probabili benefici sinergici aumentando il consumo totale di antiossidanti, fitosteroli, fibre alimentari e grassi polinsaturi per ridurre la morbilità e la mortalità dal cancro al seno".


Aggiornamento 11/5/2018

I figli di mamme che hanno consumato frutta secca nel primo trimestre di gravidanza hanno migliori risultati  nei test di funzione cognitiva, capacità di attenzione e memoria svolti a 8 anni.

"L'assunzione di frutta oleosa durante l'inizio della gravidanza è associata a migliore sviluppo neuropsicologico infantile a lungo termine".


Aggiornamento 11/7/2018

60g al giorno di frutta oleosa migliorano la funzione sessuale dell'uomo
Aggiornamento 4/8/2019
57 grammi di mandorle per 2 mesi migliorano la qualità del microbiota intestinale e riducono la presenza di B. fragilis, un batterio patogeno associato con infiammazione

Sostituire le fonti di grassi saturi con le noci o altre fonti di grassi monoinsaturi e polinsaturi migliora il quadro lipidico e la pressione diastolica (minima)
Aggiornamento 14/8/2019
Nel modello animale le noci riducono il rischio di colite ulcerosa, anche modulando le prostaglandine e aumentando il DHA e altre molecole come betaina e SAH

Aggiornamento 24/8/2019
Il consumo di noci migliora la funzione endoteliale (la capacità dei vasi di rilassarsi) e permette di abbassare la pressione

Aggiornamento 24/9/2019
Un aumento del consumo di frutta secca (comprese le arachidi) di 10/15 g al giorno in sostituzione di alimenti meno sani è associato con minore aumento di peso a lungo termine, nonostante sia un alimento caloricamente denso.
Usare questi alimenti può aiutare a mitigare il graduale aumento di peso comune durante l'età adulta, e contribuire positivamente alla prevenzione dell'obesità.
"I nostri risultati supportano le raccomandazioni dietetiche basate sugli alimenti e supportano l'incorporazione della frutta secca come strategia efficace per apportare modificazioni alimentari realizzabili per la prevenzione primaria dell'obesità"
Aggiornamento 20/10/2019
Da una revisione sistematica di 5 trial randomizzati controllati condotti su un totale di 371 adulti con prediabete è emerso che il consumo di 57 g di pistacchi o di 60 g di mandorle al giorno per 4 mesi si associa a miglioramento della glicemia e dell’insulina a digiuno, dell’insulino resistenza, dell’uptake di glucosio nei linfociti e della funzionalità delle cellule beta
Aggiornamento 22/12/2019
Varie specie di Lattobacilli prevengono l'assorbimento delle tossine fungine aflatossina B1 e zearalenone [due potenti micotossine, presenti per esempio nei cereali e nella frutta secca], nonché metalli pesanti (anche E. coli col cadmio), legando lo xenobiotico alla superficie batterica. Inoltre modulano la permeabilità intestinale riducendo la quantità di sostanze che entrano nel circolo.
Aggiornamento 31/1/2020
30 grammi di noci al giorno per 2 anni hanno rallentato il declino cognitivo in anziani ad alto rischio
Aggiornamento 27/2/2020
Per i calcoli biliari, la dieta con frutta e verdura, e in particolare frutta oleosa, è protettiva. Una dieta troppo ipolipidica può favorire la formazione. La vitamina C è importante. Gli omega 3 proteggono dalla formazione dei calcoli in caso di dimagrimento. Evitare la curcumina
Aggiornamento 9/9/2020
Mettere in ammollo la frutta oleosa non sembra ridurre la quantità di antinutrienti come i fitati né aumentare la disponibilità di minerali


Aggiornamento 25/1/2021

Alcuni grassi vengono ossidati più facilmente, generalmente i grassi insaturi rispetto ai saturi a lunga catena. In particolare, il tasso di ossidazione degli acidi grassi appare il seguente: laurato (12: 0)> linolenato (18: 3n ‐ 3)> linoleato (18: 2n ‐ 6)> oleato (cis 18: 1)> palmitato (16: 0) > stearato (18: 0).
La produzione endogena dei derivati di acido linoleico e linolenico
(arachidonico e EPA + DHA) appare scarsa anche perché vengono prontamente ossidati dai mitocondri.
I grassi possono così influire sulla composizione corporea a lungo termine. I grassi trans e saturi appaiono favorire l'aumento di circonferenza addominale, mentre monoinsaturi vegetali (olio d'oliva) e polinsaturi no. Inoltre i grassi possono modulare la composizione corporea attraverso la quantità di massa magra.
Infatti i grassi PUFA appaiono stimolare il partizionamento dei nutrienti, favorendo l'aumento di massa magra (in presenza di adeguati nutrienti), e aumentando la spesa energetica tramite stimolazione dell'asse sistema nervoso simpatico-tiroide, con aumento della termogenesi e stimolo dei mitocondri.

Aggiornamento 19/4/2021

Stiamo sempre a dire: per ridurre il colesterolo evita i grassi saturi, gli zuccheri, ecc. Ma in nutrizione l'unità di misura dovrebbe essere l'alimento, e così alcuni ricercatori hanno scelto di rilevare quali alimenti hanno effetto sul colesterolo. Oggi sarebbe meglio comunque, con quello che sappiamo, andare a vedere l'effetto sulle sottoparticelle di LDL, la vera causa dell'aterosclerosi, insieme all'infiammazione.
Cacao, frutta, vegetali (in particolare pomodoro), aglio, frutta oleosa lieve effetto di riduzione.
Le controverse uova hanno un effetto molto soggettivo, dipendente dalla capacità di assorbire il colesterolo alimentare.
Latticini hanno effetto neutro, così come in generale altri cibi proteici, perfino la carne rossa.
Le spezie, zenzero cumino e soprattutto curcuma, hanno un effetto riduttivo da piccolo a moderato.
Lo zucchero aumenta il colesterolo, così come il caffè se non filtrato. Il tè, in particolare verde, riduce il colesterolo
Fibre, cereali integrali e legumi hanno effetto riduttivo.
Effetto moderato per steroli vegetali, probiotici e prebiotici.
Per i cibi grassi, vi è una riduzione se i grassi saturi sono rimpiazzati da insaturi o polinsaturi.

Aggiornamento 25/4/2021

Un altro studio evidenzia che la frutta secca, in questo caso le mandorle, hanno meno calorie "accessibili" di quelle indicate dall'etichetta, e calcolate con la bomba calorimetrica e il metodo di Atwater. Alcuni grassi vengono eliminati e la digestione non è completa.


Aggiornamento 25/5/2021

L'uso della frutta secca oleosa contribuisce nei bambini a migliorare la qualità della loro dieta, apportando nutrienti, fibre e vitamine, e dovrebbe essere raccomandato come snack salutare al posto dei cibi confezionati

Aggiornamento 10/1/2022

Il consumo di pistacchi può migliorare il profilo lipidico (colesterolo totale, LDL, trigliceridi)
Il consumo di frutta secca in generale migliora il profilo glicemico nei diabetici


Le noci pecan hanno un effetto notevole in persone ad alto rischio cardiovascolare.
Migliorano il profilo lipidico/metabolico a digiuno (colesterolo totale, LDL, trigliceridi) e dopo il pasto (glicemia e trigliceridi).
Migliorano inoltre la spesa energetica a riposo di 100kcal al giorno e l'ossidazione dei grassi

Aggiornamento 20/4/2022

Bastano 7 grammi al giorni di noci in persone ipertese che assumono statine per migliorare sia la pressione che i livelli di colesterolo, sia quello buono (HDL) che quello cattivo (LDL).

Aggiornamento 26/4/2022

Chi consuma frutta oleosa secca 5 volte a settimana ha una mortalità cardiovascolare inferiore del 24% rispetto a chi non la consuma o la consuma raramente. Si abbassano inoltre il rischio di malattia coronarica (-22%) e di ictus (-19%). Oltre alla presenza di grassi buoni, l'effetto potrebbe essere dovuto a minerali, vitamine e componenti non nutritive come resveratrolo, fitosteroli, flavonoidi e acidi fenolici.

Aggiornamento 28/4/2022

Il consumo di frutta oleosa, nonostante sia ricca in grassi, non è associato ad aumentato rischio di obesità, anzi appare protettivo.
I risultati della metanalisi "Suggeriscono che il consumo di frutta oleosa può avere un effetto protettivo sul rischio di accumulo di adiposità. Ciò è ulteriormente supportato dai risultati delle presenti analisi insieme agli studi controllati, che hanno mostrato la mancanza di un effetto causale del consumo di noci sulle misure di adiposità".
L'uso della frutta oleosa è associato inoltre con ridotto grasso viscerale e pericardico.
I meccanismi probabili sono 1) la presenza di grassi insaturi, che vengono ossidati più facilmente rispetto ai saturi e hanno un effetto termogenico maggiore, risultando così in inferiore grasso accumulato, 2) l'effetto saziante dovuto alle fibre e alla masticazione indotta 3) l'incompleta digestione dei grassi che risulta in minori calorie assunte (dal 16 al 25% in meno rispetto a quelle calcolate col fattore Atwater, la bomba calorimetrica).
In conclusione "Le prove attuali suggeriscono che il consumo di frutta oleosa non porta ad un aumento dell'adiposità. Gli operatori sanitari e le linee guida dietetiche possono raccomandare la frutta a guscio, per chi non soffre di allergie, per i loro benefici cardiometabolici senza disposizioni o preoccupazioni per un effetto negativo sul controllo del peso."

Aggiornamento 23/11/2022

L'effetto prebiotico della frutta secca. La fermentazione della sua fibra porta alla proliferazione dei batteri buoni come bifidi e lattobacilli e alla produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA) che hanno effetto modulante sul metabolismo. Anche i polifenoli hanno un effetto positivo sul microbiota, in particolare l'urolitina che deriva dall'elligitannina presente nelle noci.
Il butirrato, il principale SCFA, "può indurre effetti metabolici benefici attraverso il potenziamento dell'attività mitocondriale, la prevenzione dell'endotossiemia metabolica e l'attivazione della gluconeogenesi intestinale attraverso diverse vie di espressione genica e regolazione ormonale. Studi recenti indicano un ruolo degli SCFA, in particolare propionato e butirrato, nei disturbi metabolici e infiammatori come obesità, diabete e malattie infiammatorie intestinali. Una dieta che aumenta il butirrato può essere applicata nella prevenzione e nel trattamento delle malattie metaboliche correlate all'obesità".

Aggiornamento 27/11/2022

Includere noci brasiliane e anacardi in una dieta dimagrante ha migliorato la composizione corporea (con maggiore perdita di grasso), il valore del selenio plasmatico e i marker di infiammazione endoteliale (correlabili al rischio cardiovascolare).

Aggiornamento 2/12/2022

Uno spuntino con mandorle induce una migliore risposta ormonale e maggiore sazietà rispetto a uno snack glucidico. Gli autori suggeriscono che "gli alimenti che promuovono la sazietà aiutano a regolare l'equilibrio energetico e possono aiutare nella gestione del peso. Gli studi futuri dovrebbero considerare attentamente la dose e la composizione del cibo di prova poiché il volume del cibo, le sue qualità sensoriali e l'accettazione del cibo rispetto ai normali schemi dei pasti possono essere importanti per suscitare una sensazione di pienezza e soddisfazione".

Aggiornamento 17/1/2023

Secondo una revisione degli studi assumere mandorle è efficace nel ridurre la pressione e i lipidi plasmatici. Rimangono dei dubbi sull'efficacia nei confronti dei marker di infiammazione, di metabolismo glucidico e di funzionalità del fegato.
L'effetto è legato alla presenza dei grassi polinsaturi, delle vitamine, del potassio, delle fibre e degli antiossidanti.
La rimozione della pelle può portare alla perdita del 90% degli antiossidanti.

Aggiornamento 23/1/2023

In uno studio su donne a rischio cardiometabolico, una dose "acuta" di frutta oleosa (15g di noci brasiliane più 30 di anacardi) non provoca cambiamenti nell'appetito. Se però vengono assunte per 8 settimane, si riduce la grelina (ormone dell'appetito) e le persone tendono a mangiare meno.

Aggiornamento 25/4/2023

Un gruppo di adolescenti ha consumato 30g di noci al giorno per 6 mesi, con una moderata aderenza al protocollo (ossia non sempre l'hanno fatto).
Si sono riscontrati miglioramenti nell'intelligenza fluida, nell'attenzione e nei sintomi di ADHD.
Secondo i ricercatori i grassi presenti nelle noci (acido alfalinolenico, omega 3) è capace di favorire la crescita di sinapsi con un migliore funzionamento e quindi migliori connessioni tra neuroni. Per i risultati l'aderenza ha contato molto e i ricercatori hanno concluso raccomandando una porzione per almeno 3 volte a settimana.


Aggiornamento 8/5/2023

Il consumo di frutta secca appare collegato a ridotta incidenza di tumore e ancor di più ridotta mortalità, indicando che possa essere importante nella sopravvivenza. I tumori in cui l'effetto è maggiore sono quelli del colon-retto, della mammella e della prostata.
Dagli studi sui modelli preclinici si ipotizza che i potenziali meccanismi possano riguardare l'induzione di enzimi di disintossicazione, la riduzione dell'impatto di agenti cancerogeni e degli stress ambientali, l'inibizione dello stress ossidativo e l'infiammazione durante la fase di promozione tumorale e l'induzione di apoptosi nella fase di progressione.

Aggiornamento 7/8/2023

Chi consuma una porzione (fino a 30g) di frutta secca al giorno ha un rischio del 17% inferiore di depressione rispetto a chi non ne consuma.
"Sono stati suggeriti diversi meccanismi alla base del potenziale impatto della frutta oleosa secca sulla salute mentale, come la riduzione dell'infiammazione e dello stress ossidativo, l'aumento dei livelli di BDNF, l'influenza sul metabolismo del triptofano e la stimolazione del rapporto tra il microbiota intestinale e il cervello. Gli effetti antinfiammatori (riduzione dell'espressione di citochine proinfiammatorie) e antiossidanti (neutralizzazione delle specie ossidative reattive e potenziamento delle difese antiossidanti endogene) associati alla composizione nutrizionale della frutta a guscio (ad esempio, fibre alimentari, acidi grassi omega-3, fenoli, polifenoli e vitamina E) potrebbero svolgere un ruolo importante nel ridurre il rischio di depressione. Inoltre, le noci sono ricche di aminoacidi, tra cui arginina, glutammina, serina e triptofano e livelli più bassi di questi aminoacidi sono stati associati alla depressione. I metaboliti prodotti lungo la via del triptofano-chinurenina (cioè l'acido chinurenico come neuroprotettivo e l'acido chinolinico o la 3-idrossichinurenina come neurotossici) sono mediatori neurobiologici vitali nella depressione. Inoltre, studi precedenti hanno riportato associazioni benefiche tra una dieta mediterranea arricchita con noci e il BDNF, una molecola altamente espressa nell'ippocampo che è coinvolta nella plasticità sinaptica e nel metabolismo cellulare, svolgendo un ruolo chiave nell'umore. Infine, il microbiota intestinale media tra dieta e salute del cervello e può modulare parzialmente le attività infiammatorie, fungendo da meccanismo d'azione implicato nella depressione".

Aggiornamento 27/11/2023

La frutta secca è utile per migliorare la fertilità, in particolare nei maschi.
"La frutta secca è altamente concentrata in ALA e MUFA, 2 acidi grassi insaturi, che regolano positivamente le concentrazioni di acidi grassi nel liquido follicolare (all'interno del follicolo) e nella membrana spermatica, potenziando le vie antinfiammatorie, aumentando la capacità antiossidante. Anche selenio, zinco, vitamina E e polifenoli presenti nella frutta secca aumentano la capacità antiossidante. Una maggiore concentrazione di antiossidanti nel fluido follicolare è correlata alla produzione di ovociti di alta qualità, che in definitiva contribuisce al successo dello sviluppo dell’embrione. Durante la spermatogenesi, gli spermatozoi in via di sviluppo sono altamente sensibili allo stress ossidativo nel liquido seminale, quindi la maggiore concentrazione di antiossidanti riduce la frammentazione del DNA spermatico. L’elevata concentrazione di proteine ​​e fibre nella frutta secca determina un benefico rimodellamento del microbiota intestinale, un miglioramento della segnalazione di sazietà e una migliore tolleranza al glucosio, tutti associati a una diminuzione dell’aumento di peso nonostante l’elevata concentrazione energetica osservata nella frutta secca. Anche la consistenza dura delle noci contribuisce a segnalare il senso di sazietà. L'aumento della sensibilità all'insulina causata dalla frutta secca è associata ad ovociti di migliore qualità e ad una regolazione della frequenza dell'ovulazione (in opposizione alla riduzione della frequenza dell'ovulazione osservata nelle donne con resistenza all'insulina)".
La frutta secca ha anche un effetto prebiotico, stimolando la crescita dei batteri benefici. Inoltre il suo consumo, soprattutto se fatto come snack e non con altri alimenti, è associato a un peso inferiore, grazie alla sazietà indotta e all'induzione della termogenesi.


Aggiornamento 4/10/2024

La frutta secca, e in particolare i pistacchi, sono in grado di ridurre il colesterolo LDL ossidato, quello che più tende a depositarsi nelle placche e causare aterosclerosi.
Questo meccanismo dovrebbe prevenire l'aterosclerosi e ridurre la progressione della malattia.
I dati sulla riduzione dello stress ossidativo sono ugualmente promettenti.
L'effetto sembra legato all'alto contenuto di molecole antiossidanti come tocoferoli, fillochinone, clorofilla, flavonoidi, luteina e zeaxantina.

Aggiornamento 30/1/2025

Assumere anacardi ha permesso ad adolescenti brasiliani di ridurre la circonferenza addominale e migliorare la protezione dallo stress ossidativo. La composizione corporea è migliorata in maniera non significativa a livello statistico. L'intervento è stato accompagnato dall'educazione alimentare.
"L'intervento conferma l'efficacia della frutta secca nel contrastare lo stress ossidativo associato all'obesità e ridurre il rischio cardiovascolare"

Aggiornamento 6/4/2025

L'ultima evoluzione della piramide alimentare riferita alla dieta mediterranea nel mio articolo

Aggiornamento 8/5/2025

L'ennesimo studio che conferma che frutta secca e semi NON aumentano il rischio di diverticolite (in questo caso nelle donne). Un vecchio mito della nutrizione, purtroppo portato avanti a tutt'oggi da orde di medici e nutrizionisti non aggiornati, è che i semini finiscano nel diverticolo e lo infiammino. Non esistono prove di questo. In generale una dieta salutare simil mediterranea e ricca di fibre e alimenti veri e povera di cibo spazzatura è protettiva. Speriamo che almeno adesso si smetta di propagandare questa fesseria smentita da anni.


Aggiornamento 16/6/2026

Frutti di bosco e prugne sono i migliori frutti per la salute cardiovascolare grazie al loro contenuto di flavanoli.
Anche mele, tè, legumi, cacao e frutta secca ne possiedono quantità rilevanti. Le linee guida dovrebbero fornire delle indicazioni numeriche anche sull'apporto di questi importanti antiossidanti, secondo gli autori dello studio.