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giovedì 6 settembre 2012

C'è del buono in Danimarca


In Danimarca hanno fatto un semplice ragionamento: i grassi trans fanno male, li vietiamo. In realtà il loro uso è permesso in minime quantità, ma almeno hanno fatto qualcosa. Nel resto d'Europa (e del Mondo) le persone ignorano quanto siano dannosi questi grassi.

http://chemistry.tutorvista.com/biochemistry/trans-fatty-acids.html#


Nati per sostituire il burro a prezzi bassissimi, ricavati da oli di scarto di infima qualità, hanno un aspetto poco attraente se visti "al naturale" come nell'immagine sotto


http://nutritionhealthnet.com/2011/04/01/trans-fats/


Tuttavia li mangiamo tranquillamente se inclusi negli ingredienti di gelati, paste sfoglia, pizze pronte, panna vegetale, margarine, fritture industriali ecc., in particolare se hanno prezzi convenienti.
Il loro boom risale a quando si scoprì l'associazione tra colesterolo sanguigno e malattie cardiovascolari: essendo privi di colesterolo, si disse che lo avrebbero fatto scendere, demonizzando uova, formaggi e carni; senonché si scoprì che non c'è nessun legame tra colesterolo introdotto e plasmatico, perché la quasi totalità di quest'ultimo è dovuta al metabolismo epatico e non alle quantità ingerite col cibo. E il metabolismo è talmente alterato da questi ingredienti che non solo fanno aumentare l'LDL (il colesterolo cattivo) ma oltretutto riducono l'HDL (il colesterolo buono).
Come vengono prodotti?
Gli oli vengono sottoposti ad un processo chimico industriale, detto idrogenazione, e diventano solidi a temperatura ambiente. Ma così facendo si producono molecole che in natura non esistono, i nostri enzimi non le riconoscono e i nostri organi non riescono a metabolizzarle come dovrebbero.



http://www.cargillfoods.com/na/en/products/oils-shortenings/overview/oils-and-shortening-101/index.jsp


Nasce così una delle peggiori invenzioni della storia dell'umanità: dobbiamo mangiarne ancora per molto? Evitiamo i cibi che nell'elenco degli ingredienti hanno "oli (o grassi) vegetali" non meglio specificati: quasi sicuramente sono presenti questi dannosissimi grassi!

Aggiornamento 15/5/2015

La tassa sul cibo spazzatura in Danimarca, contenente grassi saturi, sembra avere un discreto impatto sulla salute.

Aggiornamento 7/6/2016

Vietare i grassi trans ha portato ad una riduzione delle morti cardiovascolari del 70% (2 vite al giorno). Con tanti saluti a quelli che dicono "di tutto un po'" "è la dose che fa il veleno" ecc. ecc.






Aggiornamento 1/8/2016

Pare che anche alla FDA si siano accorti che i trans fanno male e si dovrebbero bannare per ridurre le morti per malattie cardiovascolari.


Aggiornamento 28/12/2016


10 cibi che ancora oggi, almeno negli USA, possono contenere grassi trans.


Update  2/3/2017

Come si fa ad aumentare del 78% la possibilità di non sopravvivere ad una diagnosi di tumore al seno? Consumando grassi trans

Update  11/5/2017

I grassi trans si trovano facilmente in prodotti da forno, fritti fatti con oli vegetali, crackers ecc. In 11 contee dello stato di New York sono stati messi al bando, e questo in pochi anni (dal 2002 al 2013) ha causato una riduzione del 6% degli eventi cardiovascolari

Aggiornamento 23/1/2018

I grassi trans si confermano dannosi per la fertilità della donna, mentre gli omega 3 aiutano, anche mediante integrazione
Un'alimentazione sana migliora la fertilità maschile. In particolare vitamine D e B9 (folati), antiossidanti (selenio, vitamine A, C, E, licopene) migliorano la qualità del seme. I grassi trans e saturi, basso consumo di frutta e verdura, alcol, carni lavorate, caffeina, zuccheri, soia, patate e latticini non sgrassati sono associati a minore fertilità.

Aggiornamento 21/5/2018

Mentre in Europa ci chiediamo ancora se facciano bene o male, in Canada mettono al bando i grassi trans e l'OMS ha l'obiettivo di eliminarli entro il 2023

Aggiornamento 9/3/2019

Secondo l'ultimo studio prospettico che ha revisionato i dati su oltre mezzo milione di persone, la sostituzione isocalorica del 5% dell'energia degli SFA (grassi saturi) con i MUFA (monoinsaturi) vegetali è stata associata  alla riduzione del 15%, 10%, 11% e 30% di mortalità totale, cardiovascolare (CVD), cancro e malattia respiratoria rispettivamente. La sostituzione isocalorica del 2% di SFA con acido linoleico è stata associata a mortalità totale inferiore (8%), CVD (6%), cancro (8%), malattia respiratoria (11%) e diabete mellito (9%).
L'assunzione di SFA, acidi grassi trans (TFA), MUFA  di origine animale, acido α-linolenico (ALA, omega 3 a catena corta) e acido arachidonico (AA, omega 6 a catena lunga) è stata associata a mortalità più elevata. L'apporto dietetico di PUFA (grassi polinsaturi) marini omega-3 e la sostituzione di SFAs con MUFA di origine vegetale o acido linoleico (LA) sono stati associati a una mortalità totale inferiore da CVD e altre cause specifiche. L'effetto protettivo di LA non sembra valere nelle persone con malattia cardiovascolare.
L'assunzione di AA è stata associata a mortalità totale, CVD, cancro e per malattia respiratoria più elevate. Sebbene sia un derivato di LA, l'assunzione di AA in eccesso può indurre effetti proinfiammatori e protrombotici, e quindi alla base di cambiamenti patofisiologici
Il rischio per la salute osservato con ALA può essere ascritto alla presenza di trans-ALA nel cibo, in particolare quello cotto. A causa della natura della sua struttura (molti doppi legami), l'ALA è da 12 a 15 volte più facilmente trasformabile in trans rispetto a LA e fino al 40% di ALA può essere presente come isomero trans. "Questi risultati supportano le recenti linee guida dietetiche del Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti, che raccomandano di eliminare l'assunzione di TFA da alimenti trasformati come cibi fritti, cracker e margarina e di sostituire gli SFA (principalmente da carni rosse) con MUFA e PUFA (presenti negli oli vegetali). Inoltre, i nostri risultati suggeriscono che il consumo di MUFA da fonti vegetali e PUFA da alimenti ricchi di LA e di acidi grassi marini omega-3 dovrebbe essere incoraggiato per la salute generale e il controllo di varie malattie croniche".

Aggiornamento 18/5/2019

I punti salienti di una revisione narrativa dei dati nel dibattito sui grassi, tra gli autori Mozaffarian, uno dei maggiori epidemiologi nutrizionali al mondo.
Oltre al loro ruolo di combustibile metabolico, gli acidi grassi modulano diversi processi cellulari tra cui regolazione della trascrizione genica, struttura e funzione della membrana cellulare e degli organelli, attività dei canali ionici ed elettrofisiologia.
I diversi grassi, saturi, mono o polinsaturi, possono avere un diverso effetto sulla salute influenzando queste funzioni.
I diversi tipi di grassi hanno fonti dietetiche molto diverse, considerare le fonti alimentari e i tipi separatamente potrebbe essere più significativo per comprendere i loro effetti sulla salute.
L'evidenza generale sostiene fortemente i benefici cardiometabolici dei grassi polinsaturi, sia omega 3, soprattutto dei prodotti ittici, che omega 6.
Ma soprattutto le persone consumano cibi, non singoli acidi grassi. Pertanto, l'orientamento e le politiche per migliorare le diete della popolazione generale dovrebbero porre maggiore enfasi su alimenti specifici anziché sui tipi di grassi alimentari. Gli unici grassi sicuramente dannosi per la salute sono quelli trans, presenti in alimenti fritti e prodotti da forno. I grassi sono comunque importanti e le diete con un quantitativo troppo basso possono non essere salutari, così come le diete con eccessi. Il range ideale appare essere tra il 20 e il 35% delle calorie.
Per quanto riguarda i grassi saturi, vi è un'eterogeneità di effetti sulla salute legata ai diversi alimenti ricchi in saturi, come carne rossa non trasformata, carne lavorata, pollame, formaggio, yogurt, latte, noci, avocado e oli tropicali, in maniera simile a come avviene per le fonti di carboidrati, per cui sarebbe bene effettuare raccomandazioni su alimenti specifici più che su semplici percentuali. Una delle fonti principali, la carne rossa, è un alimento controverso. Mentre la carne processata è sicuramente dannosa, una o 2 porzioni a settimana di carne rossa sembrano non essere problematiche. Vi è ancora bassa evidenza che la carne grass-fed sia più sana, sebbene la paleodieta possa sicuramente portare a miglioramenti metabolici. Resta il forte impatto ambientale a creare problemi.
Altre fonti di grassi saturi sono gli oli tropicali. solitamente sconsigliati. Quelli vergini possono contenere importanti nutrienti, come i carotenoidi, vitamina E, potassio e composti fenolici, che potrebbero tutti avere benefici per la salute.
Per quanto riguarda i polinsaturi, il rapporto tra omega 3 e omega 6 può essere importante. Gli omega 3 possono essere integrati ragionevolmente e senza pericoli da persone che non mangiano pesce e hanno un rischio cardiovascolare noto. Sostituire calorie da carboidrati con omega 6 appare ugualmente benefico per il rischio cardiovascolare.

Aggiornamento 10/6/2019

Ridurre pressione sanguigna, sale da cucina (del 30%) ed eliminare i grassi trans potrebbe risparmiare quasi 100 milioni di morti nei prossimi 25 anni.

Aggiornamento 5/1/2020

grassi trans, a parte rare eccezioni (alcuni presenti nei latticini come il CLA), non esistono in natura, ma si formano dai grassi insaturi (oli vegetali e carni) durante la cottura (prodotti da forno, fritture), o per idrogenazione (processo industriale per la produzione di margarina). All'inizio si pensava che fossero più salutari dei grassi saturi, poi si scoprì che sono deleteri per la salute, tant'è che gli ultimi LARN consigliano di consumarli "il meno possibile". Perché fanno male? Non esistendo in natura le nostre cellule e i nostri enzimi non sono "preparati" a metabolizzarli, semplice. Mentre qualcuno ancora parla di "illusione del cibo naturale" o altre cretinate del genere.
È come mettere gasolio in una macchina a benzina, non può funzionare.
Come creano problemi? Per esempio il fegato, non riuscendo a processarli, altera il suo metabolismo, e riduce l'HDL (colesterolo buono) e aumenta l'LDL (colesterolo cattivo). A livello cellulare viene stimolato NFkB, mediatore dell'infiammazione. Il reticolo endoplasmatico, che produce le proteine, va sotto stress (reazione UPR), producendo e non eliminando proteine aberranti. Viene attivata l'autofagia (morte) delle fibrille muscolari. Aumentano i geni della lipogenesi e i mitocondri producono più ROS, con minore ossidazione dei grassi (accumulo di grasso).

Il risultato è ovviamente un aumento delle malattie, in particolare quelle cardiovascolari

Aggiornamento 28/9/2020
I grassi trans (TFA), che troviamo in particolare in prodotti da forno e margarine, e noti per aumentare il rischio cardiovascolare, le allergie ecc., inducono disbiosi. "I nostri risultati hanno suggerito che l'intake di TFA è associato a una chiara disbiosi del microbiota intestinale, inclusa l'espansione anormale di batteri "nocivi", come Proteobacteria, Desulfovibrionaceae, ecc., e la diminuzione di batteri considerati benefici, come Bacteroidetes, Lachnospiraceae, Rikenellaceae, ecc. Inoltre, la dieta arricchita con TFA ha anche indotto infiammazione e altre manifestazioni patologiche. Nel complesso, questo studio ha fornito prove che i TFA possono esercitare i loro effetti negativi sulla salute umana attraverso l'induzione di disfunzioni del microbiota intestinale".

Aggiornamento 17/4/2021

I grassi trans sono associati a maggior rischio di tumore al seno. In particolare un alto consumo di 'acido elaidico è associato a un aumento del rischio del 14%. Per gli autori dello studio questi numeri dovrebbero indurre la politica a prendere provvedimenti perché le soglie ritenute accettabili non lo sono affatto, "oltre alle prove sempre più numerose dei loro effetti deleteri sulla salute, dovrebbero essere prese in considerazione a livello globale le raccomandazioni per limitare il più possibile il consumo umano di grassi trans industriali".


Aggiornamento 16/1/2022

Si stima che la messa al bando dei grassi trans in Danimarca abbia ridotto la mortalità di 30 persone ogni 100 mila abitanti. Questi grassi agiscono aumentando infiammazione e stress ossidativo, alterando i livelli di colesterolo plasmatico e favorendo la deposizione di grasso a livello del fegato, aumentando così la mortalità cardiovascolare e tumorale

Aggiornamento 27/6/2026

Perché non è vero che gli oli vegetali ricchi di omega 6 fanno male nelle persone sane?
Per diversi aspetti spiegati da una revisione della letteratura.

Le società scientifiche suggeriscono di rimpiazzare grassi saturi e trans (fonti principali: alimenti animali come latticini e carni, grassi idrogenati industrialmente presenti nei prodotti da forno, rispettivamente) con oli vegetali liquidi (quindi non quelli tropicali come cocco o palma, solidi a temperatura ambiente). L'idrogenazione degli oli è attualmente vietata negli USA, mentre in Europa è concessa fino al 2%.

La conversione del temuto acido linoleico (LA, grasso polinsaturo (PUFA) omega 6 presente negli oli vegetali) in acido arachidonico (precursore delle molecole che sostengono l'infiammazione) è molto ridotta. Paradossalmente le principali fonti di acido arachidonico sono carni e uova, quindi dovrebbero infiammare molto di più degli oli. Tuttavia, secondo le indicazioni ufficiali, gli omega 6 non devono superare il 10% dell'energia giornaliera (orientativamente 11-12 g/giorno per le donne e 14-17 g/giorno per gli uomini).

Acido linoleico e (alfa)linolenico (rispettivamente omega 6 e omega 3) possono essere convertiti in arachidonico e EPA e DHA (i PUFA a lunga catena). Quanto è attiva questa conversione? Per l'EPA fino all'8%, per il DHA 0-4%. Risulta un po' più alta nelle donne fertili per l'effetto degli estrogeni. Invece la conversione di linoleico in arachidonico è trascurabile.
Tuttavia è aumentata in caso di disregolazione insulinica, come nel diabete o in generale in una dieta con eccessi calorici.

Per questo motivo il legame tra acido linoleico e infiammazione appare improbabile. L'altro motivo è che non tutti i metaboliti dell'acido arachidonico sono proinfiammatori, anzi alcuni aiutano a contrastare l'infiammazione e a risolverla, come la lipoxina A4. La stessa conclusione appare dagli studi controllati in cui si somministra acido linoleico.

Un'altra ipotesi è che i grassi polinsaturi abbiano maggiore propensione all'ossidazione lipidica, una delle determinanti dell'aterosclerosi e quindi di infarti e ictus. La review ridimensiona l'effetto negativo delle LDL ossidate, scrivendo che la progressione della placca è un insieme di cause, tra cui il valore totale di colesterolo e il numero di particelle lipidiche, mentre quelle ossidate hanno minore affinità per i recettori e più difficilmente oltrepassano la parete vascolare per depositarsi nella placca aterosclerotica. Nonostante le LDL piccole si depositino più facilmente, quelle grandi (aumentate dai grassi saturi) depositano più colesterolo, dando un rischio cardiovascolare simile.

Un altro potenziale problema è rappresentato dalla suscettibilità all'ossidazione dei grassi polinsaturi. Questa avviene se i polinsaturi non sono abbinati agli antiossidanti come la vitamina E (gli altri come vitamina C, caroteni e polifenoli appaiono meno efficaci). I PUFA hanno maggiormente lieve tendenza alla perossidazione rispetto ai MUFA (monoinsaturi), ma appare quasi trascurabile nel complesso. Gli studi non riportano particolari problematiche riferibili all'ossidazione dell'acido linoleico.

Per quanto riguarda gli oli riscaldati e usati per friggere, il loro uso porta a effetti avversi modesti potenzialmente mitigati dagli antiossidanti, ma si tratta di cotture associate a cibo ultraprocessato quindi collegate ad alimenti insalubri, comunque indipendentemente dal tipo di grasso (anche coi saturi).

Per quanto riguarda rischio cardiovascolare e tumorale, la maggioranza dei dati supporta un effetto protettivo dell'LA, mentre mette in evidenza l'effetto negativo dei saturi e ancor più dei trans derivati dai PUFA (presenti nelle margarine).

Anche per quanto riguarda la MASLD (steatosi epatica) LA appare protettivo, sia nutrendo il microbiota sia essendo preferenzialmente ossidato rispetto ai grassi saturi, tendendo quindi a non accumularsi nel fegato.

Nei confronti dell'aumento di peso, esistono deboli prove che l'LA lo stimoli attraverso alcuni meccanismi (fuel partitioning, endocannabinoidi che aumentano la fame e riducono la sazietà). Studi fatti con le stesse calorie (isocalorici) ma diversi grassi non hanno rilevato differenze degne di nota. Non si evidenzia nemmeno calo nella termogenesi postprandiale.

Anche nei confronti del diabete, la presenza di LA nel sangue è inversamente proporzionale al rischio. A parità di calorie non aumenta il rischio di diabete di tipo 2, sebbene sia presente in cibi associati a maggior rischio come quelli ultraprocessati.

Nei processi industriali si perdono alcuni nutrienti (antiossidanti, vitamine, cere ecc.) ma si rendono gli oli adatti al consumo grazie a estrazione, deodorazione, sbiancamento ecc.. Per questo si usano processi meccanici, fisici e chimici.
I residui di esano, neurotossico, non sembrano essere in quantità preoccupanti e il consumo di LA è inversamente proporzionale al rischio di neurodegenerazione.

Durante la deodorazione a caldo, dal 2 al 5% dei grassi passa alla conformazione trans, ponendo quindi rischi per la salute. Un'ulteriore formazione (circa 1%) la si ha in caso di cottura a temperature elevate (come nei prodotti da forno o le fritture). Tuttavia la formazione di composti dannosi si ha anche negli alimenti ricchi di saturi, come il burro. La formazione invece di composti cancerogeni è trascurabile secondo i dati di popolazione.

Un problema è rappresentato dalla perdita di micronutrienti, stimata in 10–36%, 6–52% e 93–98%, rispettivamente per tocoferoli totali (vitamina E), steroli totali e polifenoli. I caroteni vengono rimossi per decolorazione. L'olio di oliva, essendo estratto solo per pressione, non ha questo problema.

In generale, queste sono le mie indicazioni. Non ci sono grosse prove che gli oli vegetali siano dannosi, non certo più dei grassi ricchi in saturi. Privilegiate l'olio EVO che contiene più antiossidanti. Evitate di usare l'olio di semi riscaldato più volte ed evitate gli alimenti ultraprocessati, che spesso contengono LA, ma sono dannosi per altri motivi. Le persone con patologie, in particolare metaboliche, forse dovrebbero stare più attente agli oli vegetali.

mercoledì 18 luglio 2012

La droga è tra noi

Come mai praticamente qualunque prodotto industriale, tra gli ingredienti, ha lo zucchero, sotto diverse forme? Leggiamo infatti: saccarosio, fruttosio, sciroppo di glucosio-fruttosio ecc..

Il bello è che capita anche con alimenti tipicamente salati (pan carré, sughi pronti, salse, carni, ecc).
Perché le industrie fanno ciò? Semplicemente perché hanno un effetto paragonabile se non superiore a quello delle droghe nell'indurre dipendenza (oltre a costare molto meno)!

In questo modo diventiamo dipendenti dai cibi pronti, e soffriamo se non li mangiamo. Sentite che dice il grande prof. Gessa in merito.

https://www.facebook.com/EatCleanTrainMeanLiveGreen/posts/1313180562080627:0

Anche utilizzare molto zucchero durante la gravidanza predispone il bambino ad avere una predilezione per i cibi dolci e quindi per l'obesità.
Per avere una salute migliore dovremmo tornare a prepararci noi i pasti, in modo da sapere cosa ci mettiamo dentro!

Aggiornamento 6/7/2016

Un ottimo articolo sulla food addiction da parte di authoritynutrition.com

Aggiornamento 6/10/2016

Il cibo industriale crea dipendenza riducendo il numero di recettori per dopamina ed endorfine, e per questo il corpo ne richiede sempre di più; è lo stesso meccanismo di dipendenza indotto dalle droghe, l'alterazione della biochimica cerebrale.


Aggiornamento 16/2/2017
La chirurgia bariatrica riduce l'appetito per alimenti dolci e grassi agendo sui recettori della dopamina
Aggiornamento 9/3/2017

Quando siamo stressati, tendiamo a consolarci col cibo-spazzatura. Proprio in quei momenti invece dovremmo stare più attenti, per non diventare dipendenti da quei cibi, e consumare invece quelli ricchi di omega 3 e vitamina C che aiutano nella gestione dello stress

Aggiornamento 10/4/2017

Ottimo articolo di una collega, Renata Alleva, sul "bliss point", il mix di sale, zucchero e grassi che aumenta la dopamina e quindi la dipendenza dai cibi.

Aggiornamento 23/7/2017

Meglio mangiare poco dolce ogni tanto o rinunciarci? Risponde un esperimento della Università della Louisiana, il POUNDS Lost Study.
"Durante il trattamento di perdita di peso, la riduzione della frequenza di consumo di cibo spazzatura ha determinato la riduzione del craving (desiderio) per tali alimenti.
Per ridurre il desiderio, i pazienti devono essere istruiti a diminuire la frequenza di questi alimenti piuttosto che mirare a ridurre la quantità consumata.
Durante la perdita di peso e il mantenimento, gli individui con sovrappeso e obesità dovrebbero eliminare il junk food dalla loro dieta, piuttosto che consumare porzioni più piccole. Inoltre, durante un periodo di dimagrimento, le associazioni dimostrano che se i desideri sono ridotti, si riduce anche il peso corporeo. Questi risultati supportano il modello di condizionamento delle voglie di cibo e indicano che la gente dovrebbe diminuire la frequenza di consumo di cibi non salutari se vuole ridurre il desiderio di questi alimenti."
Aggiornamento 27/7/2017
Il cibo spazzatura fa in modo che, alla sua vista, si spengano i neuroni della sazietà e si attivino quelli della fame. Per questo ci trasformiamo in zombie che non riescono a dire di no

Aggiornamento 18/9/2017
Qual è una delle maggiori cause di fallimento delle diete, soprattutto negli adolescenti? La food addiction, ossia la dipendenza da cibi spazzatura. Non si ottengono risultati se non si mette in conto una forte restrizione di alimenti che non hanno nulla di sano.

Aggiornamento 9/10/2017
Cari uomini, se volete un'altra ragione per mangiare bene, sappiate che le donne sono attratte dal vostro odore se mangiate frutta e verdura, mentre sono infastidite se mangiate pasta e pane raffinati. I caroteni si depositano infatti nella pelle e le permettono di essere profumata
Aggiornamento 23/11/2017
Spesso si vede le persone sovrappeso come individui incapaci di controllarsi. Questo talvolta è vero, ma è dovuto al fatto che il cibo industriale può attivare gli stessi circuiti di ricompensa (dipendenza dovuta ai neuroni dopaminergici) che attivano droghe come la cocaina
Aggiornamento 15/6/2018
In biologia spesso accade che 1 + 1 non faccia 2
I cibi che contengono sia grassi che carboidrati attivano maggiormente i circuiti della ricompensa (reward) e del piacere rispetto ai carboidrati o ai grassi assunti da soli. Le industrie ben conoscono questa situazione e per questo li inseriscono accoppiati nei loro prodotti.
"I nostri antenati cacciatori-raccoglitori mangiavano principalmente piante legnose e carne animale, hanno osservato i ricercatori. "In natura, i cibi ricchi di grassi e carboidrati sono molto rari e tendono ad avere fibre che rallentano il metabolismo", afferma Small. "Al contrario, è molto comune per gli alimenti trasformati avere alto contenuto di carboidrati e grassi."
Dopo l'addomesticamento di piante e animali e lo sviluppo della produzione di cereali e latticini circa 12.000 anni fa, aumentarono le opportunità di consumare grassi e carboidrati, ma i cibi industriali come le ciambelle, che possono contenere 11 grammi di grassi e 17 di carboidrati, esistono da solo 150 anni, non abbastanza a lungo per permetterci di sviluppare una nuova risposta cerebrale.
Gli scienziati ritengono che la nostra esperienza passata con le proprietà nutritive dei carboidrati stimoli il rilascio di dopamina nel cervello (si impara con l'esperienza) attraverso un segnale metabolico ancora sconosciuto. Questi tipi di segnali sembrano aiutare a regolare cosa e quanto mangiamo. I ricercatori teorizzano che l'attivazione simultanea delle vie di segnalazione dei grassi e dei carboidrati attivi un effetto che la fisiologia umana non è in grado di gestire evolutivamente. Coerentemente con questo suggerimento, i roditori che hanno accesso solo ai grassi o ai carboidrati regolano il loro apporto calorico giornaliero totale e il peso corporeo. Ma dato l'accesso illimitato a grassi e carboidrati, prendono rapidamente peso".
Aggiornamento 15/9/2018

A seconda della flora che abbiamo, il triptofano della dieta può diventare serotonina o indolo. Chi ha microbi produttori di indolo tende ad essere più dipendente dal cibo perché vengono attivate specifiche aree cerebrali
Aggiornamento 15/10/2018

Nel modello animale, la dieta con cibo spazzatura altera i circuiti nervosi della ricompensa (dopaminergici mesolimbici) per le 3 generazioni successive, in modo da essere propensi a sviluppare obesità dovuta alla dipendenza da cibo.

Aggiornamento 21/11/2018

In ragazzi obesi, abbandonare le bibite gassate per 3 giorni porta a dei veri e propri sintomi da dipendenza e astinenza: mal di testa, diminuzione della motivazione al lavoro, umore depresso e scarsa capacità di concentrazione, desiderio di bevande zuccherate e valutazioni più basse del proprio benessere generale.
Aggiornamento 26/12/2018

cibi spazzatura sono noti per indurre "reward", ossia stimolare il senso di ricompensa e quindi diventare una sorta di droga che dà dipendenza. In questo esperimento gli scienziati hanno mostrato che scrivere accanto alla foto del cibo il valore calorico riduce la capacità di attrarre, soprattutto tra le persone a dieta
Aggiornamento 2/1/2019
Quando ingeriamo cibo palatabile, come il milkshake, il cervello ha 2 "botte" di dopamina: quando ingeriamo e quando il cibo raggiunge lo stomaco. Questo rilascio correla con la dipendenza da cibo

Aggiornamento 5/2/2019

Il GABA prodotto da alcune specie batteriche come Faecalibacterium e Coprococcus è fondamentale per prevenire e curare la depressione, e senza di esso anche i farmaci agiscono male

Aggiornamento 10/4/2019
I circuiti nervosi della dipendenza da alcol e da cibo spazzatura sono gli stessi
Aggiornamento 9/7/2019

Assumere attraverso l'alimentazione 15g di inulina al giorno migliora la sazietà, riduce il desiderio di snack dolci e salati, aumenta la proporzione di bifidobatteri.
Unico problema il gonfiore riscontrato
Aggiornamento 19/7/2019
La serotonina è il neurotrasmettitore/ormone che regola umore, sonno, percezione del dolore, dipendenza, ecc.
Per sintetizzare serotonina (e il suo derivato melatonina), abbiamo necessità di vitamine (B6, B9, C), minerali (ferro, calcio, zinco, magnesio) e ovviamente dell'aminoacido essenziale triptofano.
Quest'ultimo può essere degradato da una flora sbilanciata a chinurenina, composto che aumenta il rischio di disturbi psichiatrici e neurodegenerativi.
Se la vostra alimentazione è priva di questi nutrienti e nutre solo i batteri cattivi come potete lamentarvi se siete svogliati, depressi, insonni, fibromialgici, drogati di dolci ecc?
Aggiornamento 27/7/2019
"La dipendenza da cibo è - almeno in alcuni individui - un plausibile fattore causale che contribuisce all'obesità. Il concetto di dipendenza da cibo può evidenziare nuove strade di intervento a livello di salute pubblica e individuale, specialmente se si identificano specifici fattori scatenanti e si chiariscono i meccanismi. I carboidrati ad alto indice glicemico sono un possibile fattore scatenante che media le risposte neurochimiche simili alla dipendenza".

Aggiornamento 3/8/2019

Marion Nestle, docente di nutrizione e in prima linea per una scienza dell'alimentazione libera dal conflitto d'interessi, riassume così gli ultimi studi sul junk food: "Il messaggio è chiaro: il cibo spazzatura incoraggia l'introduzione dell'eccesso di cibo; mangiare troppo significa assumere più calorie; più calorie significa più peso. Mangiare un sacco di cibo spazzatura è sufficiente a causare l'obesità".
Aggiornamento 11/10/2019

Ridurre il cibo spazzatura e aumentare il cibo sano, aderendo ad un approccio mediterraneo riduce i sintomi di depressione in giovani adulti, in sole 3 settimane. Nessuna sorpresa per chi da tempo conosce gli effetti del junkfood sul cervello e la necessità di nutrienti che hanno i neuroni per funzionare correttamente.
Aggiornamento 11/11/2019

L'infiammazione altera il sistema mesolimbico, quello che controlla la volontà e la motivazione per compiere le azioni attraverso la dopamina. Le persone con infiammazione sistemica di base possono avere malattie psichiatriche, incapacità di prendere decisioni o manie guidate da queste alterazioni
Aggiornamento 28/11/2019

Leggere che un neurologo nel 2019 dice che lo zucchero è necessario per il cervello fa un po' venire i brividi... Non per vantarmi ma ho smentito questa cosa nel 2013

Aggiornamento 8/1/2020
La dopamina è un neurotrasmettitore coinvolto nella dipendenza da cibo, e "oltre a fornire segnali edonistici attraverso il circuito mesolimbico, ostacola anche il segnale di sazietà tra i pasti, gestito da un pacemaker circadiano centrale nell'ipotalamo, contribuendo all'eccessivo apporto calorico". La dopamina è quindi rilasciata in seguito a ingestione di cibo spazzatura, ricco di calorie ma povero in nutrienti.
"Lo stile di vita con alimentazione continua (snacking) e luci sempre accese influenza il modo in cui il corpo utilizza l'energia", ha detto il prof Guler. "Altera il metabolismo - come dimostra il nostro studio - e porta all'obesità, che causa malattie. Stiamo imparando che quando mangiamo è importante tanto quanto mangiamo. Una caloria non è solo una caloria. Calorie consumate tra i pasti o fuori orario vengono immagazzinate come grassi, e questa è la ricetta per una cattiva salute".
Aggiornamento 20/3/2020
Si parla spesso del legame tra ingestione di carboidrati, in particolare fruttosio, e sintesi dei grassi endogena.
Il consumo di grandi quantità di fruttosio (esempio: bibita zuccherata) attiva la de novo lipogenesi (DNL, sintesi dei grassi) grazie all'acetato. "Un doppio meccanismo può spiegare il più alto potenziale lipogenico del fruttosio rispetto al glucosio, almeno nel contesto del consumo di zucchero ad alte dosi, in quanto l'intestino tenue assorbe rapidamente anche grandi carichi di glucosio, mentre il fruttosio raggiunge il microbiota intestinale, che genera acetato. Se ingerito più gradualmente, il fruttosio può stimolare la DNL in modo ACLY-dipendente (ATP citrato liasi dipendente, enzima attivato dai carboidrati, che genera acetilCoa, base di partenza per i grassi e il colesterolo). Tuttavia, anche l'acetato di altre fonti è facilmente disponibile per il fegato, il che rende ACLY disponibile per DNL anche quando il fruttosio viene gradualmente consumato. L'acetato è probabilmente insufficiente per innescare un aumento di DNL in assenza del segnale lipogenico derivato dallo zucchero. Pertanto, sarà importante definire come il fruttosio interagisce con fonti alimentari di acetato come etanolo e fibre fermentabili. I dati attuali mostrano un'interazione precedentemente non apprezzata tra la dieta, il microbioma intestinale e il metabolismo degli organi che contribuisce alla steatosi epatica indotta dal fruttosio." In pratica sembra che lo zucchero abbia un ruolo chiave per la sintesi endogena dei grassi (e il loro accumulo nel fegato).
Aggiornamento 28/6/2020
Consumare Gymnema sylvestre, una pianta della tradizione ayurvedica, riduce il desiderio di zucchero e dolci, aumentando la soddisfazione che si ottiene da tali alimenti. Questo accade grazie alla "soppressione selettiva delle risposte gustative ai composti dolci senza influire sulla percezione di altri elementi gustativi", per cui ci si accontenta di porzioni inferiori.
Aggiornamento 19/8/2020

Nei topi lo zucchero causa obesità e sindrome metabolica anche se non hanno recettori per il gusto dolce. Il craving (dipendenza) si sviluppa anche senza che percepiscano il gusto, indicando che non la preferenza per quei cibi non è dovuta (esclusivamente) all'attivazione dei recettori. I topi che non metabolizzano il fruttosio non hanno appetito per gli zuccheri, indicando che il metabolismo del fruttosio può essere fondamentale.

Aggiornamento 10/4/2021

La leptina è un ormone, rilasciato dal tessuto adiposo, che dà sazietà e stimola la spesa energetica, quando funziona correttamente. Quando è presente ma funziona male, non bloccando l'appetito, si parla di resistenza leptinica. Si è scoperto un nuovo circuito attraverso cui agisce (indirettamente), nel nucleus accumbens, centro della ricompensa, bloccando i neuroni dopaminergici che stimolano la ricerca di cibo e il piacere del mangiare. Questo circuito può essere un target farmacologico nel dimagrimento e nell'anoressia

Aggiornamento 12/6/2021

Le donne sembrano più sensibili alla dieta per quanto riguarda l'effetto sull'umore, influenzato in maniera negativa dal cibo spazzatura, rispetto agli uomini.
"Il fast food, saltare la colazione, la caffeina e il cibo ad alto indice glicemico sono tutti associati al disagio mentale nelle donne mature", ha detto Begdache, autore dello studio. "La frutta e le verdure a foglia verde scuro invece sono associate al benessere mentale".
In entrambi i sessi l'attività fisica riduce comunque l'effetto negativo.

Aggiornamento 20/10/2021

Gli alimenti contenenti carboidrati sono veramente quelli che danno più dipendenza? In realtà l'effetto sembra lo stesso dei grassi. Invece alimenti che contengono entrambi sembrano quelli che stimolano maggiormente le aree della dipendenza, a parità di calorie. Esempi pratici? Biscotti, prodotti da forno in genere, dolci farinacei, snack ecc. I produttori alimentari ben conoscono queste vie e devono stimolare i propri acquirenti a comprare il più possibile.

Aggiornamento 2/2/2022

Che legame c'è tra bibite zuccherate e salute?

Il consumo di bibite con zuccheri aggiunti promuove l'aumento di peso con diversi meccanismi.
Introdurre calorie in forma liquida è meno saziante per cui l'appetito è maggiore. Il fruttosio riduce il consumo basale e induce resistenza leptinica, riducendo la termogenesi, e promuove la deposizione di grasso viscerale ed ectopico (interno agli organi).
La presenza di forti quantità di zucchero stimola l'iperinsulinemia e e aumenta il rapporto col glucagone, promuovendo l'ingresso di glucosio nella cellula ma riducendo il consumo energetico e in particolare quello di grassi.
Lo zucchero stimola inoltre il sistema dopaminergico inducendo benessere temporaneo e dipendenza.

Le bibite gassate contribuiscono al rischio di malattie croniche attraverso l'aumento di peso, allo sviluppo di fattori di rischio dovuti all'iperglicemia attraverso il metabolismo epatico, che deve metabolizzare il fruttosio.
Il consumo aumenta la mortalità, il rischio di malattie cardiometaboliche (obesità, diabete, fegato grasso, gotta) e tumori, attraverso l'aumento di peso, ma probabilmente anche mediante altri meccanismi, come l'infiammazione, l'insulinoresistenza, l'iperinsulinemia e lo stimolo continuo dell'asse somatotropo (IGF1)
Diversi studi mostrano che la riduzione del consumo, anche attraverso politiche di disincentivo (sodatax), può migliorare la salute.

Aggiornamento 12/2/2021

L'ipotalamo, e in particolare il nucleo arcuato, integra i sistemi neuroendocrino e autonomo e coordina le risposte metaboliche attraverso più tessuti (pancreas, tessuto adiposo, muscoli, fegato). Questi neurocircuiti chiave di regolazione dell'alimentazione si sovrappongono ai centri cerebrali coinvolti nella ricompensa correlata al cibo, come l'amigdala, lo striato e l'area tegmentale ventrale e aiutano a tradurre la regolazione omeostatica dell'alimentazione in un comportamento motivato, che determina la volontà di assumere un cibo e di essere dipendente da esso.
L'obesità altera la reattività ai segnali di feedback circolanti e la plasticità neurale dei neurocircuiti di regolazione dell'alimentazione, che porta a cambiamenti persistenti nell'equilibrio energetico e nel peso corporeo, favorendo un'eccessiva assunzione di alimenti ricchi di calorie e poveri di nutrienti che impediscono di dimagrire.
La colecistochinina (CCK), un ormone intestinale, è particolarmente importante per i segnali di sazietà attraverso il nervo vago

Aggiornamento 12/9/2022

Il microbiota, grazie alla sua influenza su nervo vago, sugli ormoni intestinali, su infiammazione, endocannabinoidi e grazie alla produzione di metaboliti (SCFA), può influenzare l'appetito e la voglia di cibo e quindi essere un target per i disturbi del comportamento alimentare con eccesso di introduzione di cibo come la bulimia. Gli esperimenti per ora sono prevalentemente su modelli animali.
Tra i batteri interessati, B. infantis ha effetto antinfiammatorio ma non è ancora dimostrato un effetto sul reward (sistema della ricompensa). Akkermansia muciniphila appare essere il più interessante perché "agisce su molteplici percorsi coinvolti nel sistema di ricompensa tra cui l'infiammazione, la produzione di SCFA, il tono endocannabinoide, rendendolo un buon candidato nella regolazione delle alterazioni della ricompensa alimentare".
Bacteroides uniformis invece può aumentare la dopamina e ridurre le #abbuffate.
Anche i prebiotici (fibre), grazie alla modulazione sul microbiota, possono avere interessanti prospettive.

Aggiornamento 21/9/2022

Uno studio non ancora revisionato può suggerire alcune differenze tra diete a basso contenuto di grassi o carboidrati, ovvero le calorie da grassi possono essere diverse da quelle di carboidrati, almeno negli effetti. Le diete lowfat vanno a stimolare meno il sistema di ricompensa e rendono più difficile mantenere la dieta nel lungo periodo, con un aumento del tono della dopamina e conseguente maggiore consumo successivo di cibi gratificanti ricchi di grassi e carboidrati.
Lo studio è fatto su poche persone e ha quindi necessità di essere replicato su numeri più grandi ma potrebbe spiegare la tendenza a riprendere peso soprattutto in alcune persone predisposte per il consumo di alimenti spazzatura.

Aggiornamento 14/10/2022

Lo zucchero stimola i recettori per il dolce. Il consumo eccessivo provoca una riduzione della percezione del gusto, mentre ridurlo la aumenta. Non si modifica il numero delle papille gustative ma si riduce il numero di cellule recettrici. Viene in pratica ridotta la trasmissione ai nervi del sapore dolce.
Somministrando solo acqua, in 4 settimane la percezione del gusto torna ai livelli basali, dimostrando grande plasticità e capacità di adattamento del sistema

Aggiornamento 10/11/2022

In un nuovo studio si mette in mostra come il cibo spazzatura crei dipendenza in maniera simile al tabacco. L'azione sui centri cerebrali della dipendenza e della ricompensa è simile. Inoltre le compagnie del tabacco hanno comprato alcune grandi compagnie alimentari, in un certo senso attaccandoci da più fronti e usando tecniche di marketing e di lobbying simili a quelle usate per il fumo.
Questo può essere problematico per quanto riguarda la ricerca e la messa in pratica di politiche sanitarie utili alla popolazione.
Gli autori concludono osservando "Ciò ha ritardato l'attuazione di strategie efficaci per affrontare questa crisi di salute pubblica, che è costata milioni di vite. A differenza del fumo, tutti abbiamo bisogno di mangiare. Negli ultimi 40 anni, gli alimenti processati sono diventati di uso comune e dominano l'ambiente alimentare, ma non possiamo trascurare loro potenziale di creare dipendenza e dannoso".

Aggiornamento 4/12/2022

La riduzione delle proteine può portare il corpo a desiderare maggiormente il cibo spazzatura, che nonostante non sia ricco di proteine, fornisce energia pronta e va a supplire la carenza. La necessità umana di proteine "spinge" il consumo eccessivo di grassi e carboidrati, dato che le proteine sono contenute "diluite" in questi alimenti. Gli autori chiamano questo meccanismo "leva proteica" e risulta supportato sia da studi RCT che da osservazioni nel mondo reale.
Nello studio l'introito energetico totale è inversamente proporzionale alla concentrazione proteica del pasto e queste calorie vengono in particolare dai cibi altamente palatabili.
Questo meccanismo può essere tra i responsabili dell'epidemia di obesità, in quanto favorisce nel complesso un bilancio energetico positivo e non fornisce una sufficiente quantità di proteine per sostenere la massa magra.
Gli autori dello studio sottolineano anche che le diete delle zone blu (quelle con la maggiore longevità e migliore salute generale) sono solitamente a contenuto proteico medio-basso, ma contemporaneamente a scarso contenuto di carboidrati a veloce assorbimento. In tale contesto la presenza di fibre contrasterebbe la fame indotta dal minor apporto proteico, favorendo in generale una migliore salute.

Aggiornamento 19/12/2022

Se avete poca voglia di fare sport la colpa potrebbe essere (anche) dei vostri microbi intestinali. Infatti alcuni ricercatori hanno scoperto che i batteri influenzano particolare aree del cervello e in questo modo la tendenza a fare attività fisica.
In particolare vengono prodotti metaboliti degli acidi grassi che agiscono sul sistema endocannabinoide (recettori CB1 in neuroni TRPV1) che "inviano un segnale afferente indotto dall'esercizio al cervello e riducono l'espressione di MAO (enzima che degrada le monamine) nello striato. Questo blocco delle MAO contribuisce a livelli più elevati di dopamina e a una maggiore capacità di esercizio". In assenza dei batteri invece ci sono più MAO, meno dopamina e abbiamo meno piacere nel fare esercizio, fino a preferire il divano coi popcorn mentre guardiamo un film.
I dati quindi suggeriscono che "gli effetti neurochimici alla base del "runner's high", il fenomeno di piacere, ricompensa, riduzione dell'ansia e analgesia guidato dal rilascio di endocannabinoidi dopo un'attività fisica prolungata potrebbero essere influenzati dal tratto gastrointestinale. Coerentemente, abbiamo scoperto che gli effetti analgesici dell'esercizio dipendono anche dalla colonizzazione microbica intestinale e dalla segnalazione CB1 periferica, indicando che il percorso scoperto in questo studio può regolare ulteriori aspetti della fisiologia dell'esercizio. Evolutivamente, la regolazione dei circuiti di ricompensa e motivazione indotti dall'esercizio da parte dei metaboliti intestinali può servire ad accoppiare la disponibilità di nutrienti e lo stato di colonizzazione microbica intestinale alla prontezza e alla capacità di impegnarsi in un'attività fisica prolungata". Per capirci sono gli stessi recettori stimolati dalla marijuana, ecco perché per qualcuno lo sport è una droga. Per altri invece lo è il cibo, che può ugualmente stimolare questi recettori in maniera indiretta.

Aggiornamento 8/4/2023

Il cibo spazzatura ha un ruolo importante e causale nell'epidemia di obesità perché riesce a influenzare il cervello nelle scelte. In particolare spinge le persone a diventare dipendenti da quei gusti e ad apprezzare meno cibo con caratteristiche più salutari.
Fornire a persone sane e normopeso cibo ricco in grassi e zucchero (HF/HS), indipendentemente dall'aumento di peso corporeo e dalle alterazioni dei marcatori metabolici, (1) riduce le preferenze per il cibo a basso contenuto di grassi, (2) svolge un ruolo critico nella sovraregolazione delle risposte cerebrali che portano al consumo di cibo altamente appetibile e denso di energia, e (3) ha un effetto generalizzato sull'azione neuronale che determina i comportamenti alimentari (nel contesto dell'apprendimento associativo e indipendentemente dalle ricompense alimentari). "Presi insieme, il consumo ripetuto di HF/HS rispetto al cibo a basso contenuto di grassi e zuccheri ma con le stesse calorie, e in assenza di cambiamenti nel peso corporeo o nello stato metabolico, può "ritarare" i circuiti cerebrali e quindi indurre adattamenti neurocomportamentali. Quindi, cambiare l'ambiente alimentare e ridurre la disponibilità di alimenti HF/HS ad alta densità energetica è fondamentale per combattere la pandemia di obesità".

Aggiornamento 10/4/2023

La dipendenza da cibo può essere considerata, per caratteristiche, simile a quella da tabacco (compulsione, ricerca, trascurare il resto, difficoltà a fermarsi ecc.). Almeno nel breve termine, un approccio una dieta lowcarb fatta da cibi "veri" può ridurre la dipendenza, con buona pace di quelli "mangi un po' di tutto".

Aggiornamento 14/6/2023

Secondo una ricerca lo stress combinato con cibo spazzatura crea cambiamenti nel cervello che spingono a mangiare di più, aumentano il desiderio per dolci e altri alimenti altamente appetibili e favorendo l'aumento di peso.
Durante le fasi di stress nel cervello si bloccano alcune aree che regolano la ricompensa (reward), ossia il piacere che si trae da qualcosa (in questo caso dal cibo). In pratica dopo aver mangiato la fame non si placa e si ha necessità di più cibo per soddisfare le aree della ricompensa.
"Lo stress prevale sulla risposta naturale del cervello alla sazietà, portando a segnali di ricompensa continui che promuovono il consumo di cibi più appetibili. Ciò si è verificato in una parte del cervello chiamata habenula laterale, che quando attivata di solito smorza questi segnali di ricompensa.
Abbiamo dimostrato che lo stress cronico, combinato con una dieta ipercalorica , può guidare un'assunzione di cibo sempre maggiore, nonché una preferenza per cibi dolci e altamente appetibili, favorendo così l' aumento di peso e l'obesità. Questa ricerca evidenzia quanto sia cruciale una dieta sana durante i periodi di stress”.
Uno dei mediatori è l'ormone NPY, implicato sia nello stress che nella regolazione della spesa energetica e della fame. Tuttavia nei topi stressati che seguivano una dieta priva di confort-food non vi era preferenza per i cibi dolci, mostrando che una dieta sana può proteggere da questi meccanismi.

Aggiornamento 7/9/2023

L'assunzione di emulsionanti, in particolare cellulosa modificata e mono e digliceridi degli acidi grassi, è associata a aumentato rischio di eventi cardiovascolari. Il meccanismo è probabilmente legato all'alterazione del microbiota, inducendo "infiammazione intestinale cronica e crescente suscettibilità alla carcinogenesi e potenzialmente a malattie cardiovascolari".
Si tratta di sostanze utilizzate nel cibo spazzatura per migliorare la "texture", quella sensazione di cibo che si scioglie in bocca, e per aumentare la durata dei cibi, ma a quanto sembra riduce la durata dell'uomo.

Aggiornamento 12/7/2024

Ulteriori ricerche associano il consumo di cibo ultraprocessato con il rischio di ictus e demenza